SALARIO MINIMO ORARIO: UNA BATTAGLIA DI CIVILTA’

SALARIO MINIMO ORARIO: UNA BATTAGLIA DI CIVILTA’

Due sono stati i cardini che hanno permesso all’Europa di uscire dal dramma e dalla distruzione in cui era precipitata a causa della Seconda Guerra Mondiale: lavoro e giustizia sociale.

Negli anni, però, questi due grandi fari di libertà sono stati traditi proprio da coloro i quali si sono sempre professati “europeisti”, più per convenienza che per effettiva convinzione: un tassello dopo l’altro hanno smantellato le garanzie offerte dalla legislazione in tema di lavoro e di welfare.

In questo ambito – a differenza di altri dove si imponevano sacrifici ai cittadini – non è valso il grido “ce lo chiede l’Europa“. Infatti in una relazione inviata – e ovviamente ignorata – ai precedenti governi veniva posta una questione centrale: “Gli Stati Europei dovrebbero introdurre regimi di reddito minimo adeguati, accompagnati da misure di sostegno al reinserimento nel mondo del lavoro per chi può lavorare e programmi di istruzione e formazione adeguati alla situazione personale e familiare del beneficiario, al fine di sostenere le famiglie con redditi sufficienti e garantire loro un tenore di vita decoroso“.

Sapete una cosa? Questo è quello che vuole da sempre il Movimento 5 Stelle. Già nella primo disegno di legge per l’istituzione del Reddito di Cittadinanza – che risale al 2013 – era incluso anche il Salario Minimo Orario. Quando siamo andati al Governo nello scorso giugno, questo provvedimento è stato introdotto come punto fondamentale nel Contratto che regola i rapporti con il nostro partner. Adesso è ora di tradurre le parole in fatti: così proprio in questo mese di aprile approda in Parlamento e sarà una battaglia che condurremo fino a quando non sarà approvato.

Il concetto sul quale si basa il ddl sul Salario Minimo è, in fondo, molto semplice: nessun lavoratore deve guadagnare meno di quanto previsto dai contratti collettivi nazionali più rappresentativi e, comunque, mai meno di 9 euro lordi l’ora. Oggi in Italia ben il 12% dei lavoratori lavora sotto questa soglia di guadagno contro una media europea del 9,6%. Inoltre diamo attuazione all’articolo 36 della Costituzione che dice: “Ogni lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa“.

Ritornando all’Europa, ben 22 paesi su 28 hanno il Salario Minimo garantito. Con questo ddl ci allineiamo con i nostri partner europei. Ma, soprattutto, riportiamo il nostro paese nell’alveo di quei due pilastri fondanti dell’Europa dei padri costituenti: lavoro e giustizia sociale.

LUOGO FAMILIARE DI ORIGINE

LUOGO FAMILIARE DI ORIGINE

Ho depositato presso gli uffici competenti del Senato il disegno di legge che istituirà il Luogo Familiare di Origine.
A questo link potete trovare il testo completo: http://www.senato.it/leg/18/BGT/Schede/Ddliter/testi/50976_testi.htm

Già nelle passate legislature erano stati presentati progetti analoghi. Nella XV legislatura, ad esempio, il Senatore Milziade Caprili aveva portato avanti un ddl sul tema (n. 579 del 7 giugno 2006) che però non era stato approvato per intervenuto scioglimento delle Camere; così come non sono stati esitati altri ddl presentati nella scorsa legislatura.

Adesso la questione viene riproposta all’attenzione delle Camere con un ddl a mia prima firma. Sappiamo tutti che le riorganizzazioni delle reti ospedaliere succedutesi nei decenni scorsi hanno portato alla chiusura di molti reparti di ginecologia e ostetricia nei centri più piccoli. Poiché l’attuale normativa prevede che sui documenti anagrafici venga indicato solo il Comune effettivo di nascita, si è assistito ad un progressivo scollamento nei dati demografici tra il luogo di nascita e la provenienza reale del soggetto.

Per fare un esempio che mi tocca da vicino. Ad Augusta, comune di mia residenza in provincia di Siracusa, per la chiusura del reparto di ostetricia e ginecologia e del relativo punto nascita, le donne gravide, per partorire, sono obbligate a spostarsi a Lentini, Siracusa o Catania, proprio perché dotate di ospedali e case di cura con servizi di assistenza al parto.

Questo fatto oggettivo provoca una doppia serie di conseguenze.

La prima riguarda i legami con la propria terra. Sapere da dove si viene è importante per noi esseri umani, perché l’avere testimonianza delle proprie origini, delle radici delle proprie famiglie, permette di acquisire coscienza della cultura e delle tradizioni proprie della nostra gente, fornisce il senso dell’appartenenza e promuove quei sentimenti di stima e di rispetto per se stessi e per gli altri, che provengono dalla conoscenza della propria identità.

L’altra è di ordine scientifico e statistico. In molti Comuni sono scomparse le nascite, mentre in pochi altri esiste un enorme disequilibrio fra i nati e i residenti. Questo non permette di studiare la demografia dei territori o di individuare determinate peculiarità. Ad esempio, se i bambini nascono affetti di determinate patologie con una frequenza maggiore in un Comune rispetto ad un altro, ciò non può essere individuato e quindi sfuggono agli studi eventuali correlazioni con condizioni ambientali presenti nel luogo d’origine.

Per questi due ordini di motivi , sulla base di quelli presentati sull’argomento nelle precedenti legislature, ho proposto questo disegno di legge. Una volta approvato intende porre rimedio a questa sentita esigenza di migliaia di nostri connazionali nel vedere riconosciuta, nei documenti ufficiali, anche la sede di origine della propria famiglia, mediante la trascrizione del luogo familiare di origine.

Sarà mia cura informarvi sugli sviluppi che questa mia iniziativa avrà.

REGISTRO DEI TUMORI

REGISTRO DEI TUMORI

DISEGNO DI LEGGE N. 92 E 535:
ISTITUZIONE E DISCIPLINA DELLA RETE NAZIONALE DEI REGISTRI DEI TUMORI E DEI SISTEMI DI SORVEGLIANZA E DEL REFERTO EPIDEMIOLOGICO PER IL CONTROLLO SANITARIO DELLA POPOLAZIONE

Nelle prossime settimane sarà discusso e votato in aula il ddl sulla istituzione della rete dei registri tumori e dei sistemi di sorveglianza, del quale sarò relatore. Questa legge colma l’assenza di una banca centrale presso la quale fare convergere i dati epidemiologici dei vari registri regionali e provinciali con una governance istituzionale da parte del ministero della salute.

Il testo è stato ampiamente discusso nella XII Commissione Igiene e Sanità, dove sono stato sempre relatore. Sono stati presentati 25 emendamenti. In generale, come relatore ho colto in commissione una larga convergenza su quasi tutto il testo presentato.
Ci saranno degli aggiustamenti minimi ma l’impianto del ddl resterà quello. Quello in commissione è un testo completo che affronta tutti gli aspetti relativi al tema. Occorre creare le condizioni e creare una banca dati centrale affinché tutto quello che è stato fatto finora a livello regionale non vada perduto.

CON TAGLI AI VITALIZI ANCHE AL SENATO SI RISPARMIEREBBERO ALTRI 16 MILIONI OGNI ANNO

CON TAGLI AI VITALIZI ANCHE AL SENATO SI RISPARMIEREBBERO ALTRI 16 MILIONI OGNI ANNO

“Durante l’audizione davanti al Consiglio di presidenza del Senato il presidente dell’Inps, Tito Boeri, ha definito quello dei vitalizi come un ‘sistema insostenibile’ spiegando che è destinato a gravare in modo pesante su tutti i cittadini. Basterebbe questo per testimoniare la bontà di quello che il Movimento 5 Stelle dice da tempo, ma c’è dell’altro. Infatti, la notizia è che con il taglio che vogliamo operare anche al Senato si risparmierebbero altri 16 milioni di euro all’anno, che sommati ai 40 della Camera fanno 56. Addirittura più di cento se consideriamo pure le Regioni. Soldi da restituire alle esigenze primarie dei cittadini. Ecco perché non c’è più tempo da perdere: tagliamo i vitalizi anche al Senato”.

Nota di #GiuseppePisani, senatore del Movimento 5 Stelle, segretario del Consiglio di presidenza

Mozione, atto n. 1-0027: TUTELA DEI MEDICI DEL SERVIZIO DI CONTINUITA’ ASSISTENZIALE

Mozione, atto n. 1-0027: TUTELA DEI MEDICI DEL SERVIZIO DI CONTINUITA’ ASSISTENZIALE

In questi ultimi giorni si sono ripetuti atti di violenza nei confronti di personale sanitario in servizio di cui si è occupata la stessa ministra della Salute Giulia Grillo. Ricordiamo tutti quello più eclatante avvenuto l’anno scorso a Trecastagni (CT) in cui una dottoressa è stata violentata mentre svolgeva le sue mansioni di guardia medica. Ma questo è solo uno fra gli altri episodi e si rende sempre più urgente tutelare i medici che svolgono attività di continuità assistenziale.

Per questo motivo, come primo firmatario (gli altri firmatari sono Sileri, Castellone, Marinello, Di Marzio, Endrizzi, Tavrna, Romagnoli, Mautone ossia tutti i componenti del M5S della Commissione Sanità) ho presentato una mozione in cui chiedo al Governo di porre attenzione alle precarie condizioni di lavoro in cui si trovano ad operare i medici di continuità assistenziale: occorre porre in atto tutte le iniziative necessarie a restituire dignità e sicurezza alla figura professionale di questi medici. È necessario, quindi:

  • potenziare gli strumenti di verifica e controllo relativi al rispetto, da parte delle aziende sanitarie, di tutte le misure di prevenzione per la tutela della sicurezza dei lavoratori, per l’igiene e il decoro dei locali;
  • prevedere e potenziare i sistemi di sicurezza e videosorveglianza nelle sedi di servizio di continuità assistenziale, valutando anche la possibilità di dotare il personale di dispositivi elettronici collegati con le forze dell’ordine;
  • prevedere l’istituzione di in numero telefonico unico al quale far afferire tutte le chiamate per il rilievo delle generalità dei richiedenti, al fine di realizzare un sistema efficiente di registrazione e tracciabilità delle chiamate;
  • assumere iniziative volte a potenziare considerevolmente la presenza di personale sanitario nei presidi di continuità assistenziale, affinché si giunga a garantire la presenza di almeno due medici per turno, e la dotazione di auto medicalizzate;
  • valutare la possibilità di operare il riordino delle attività dei servizi di continuità assistenziale, attraverso una redistribuzione delle risorse, finanziarie e professionali, volte al ricollocamento dei medici che svolgono l’attività di assistenza medica continuativa nell’assistenza ambulatoriale primaria diurna, nei servizi di pronto soccorso ospedaliero e nel potenziamento del servizio di 118;
  • considerare la possibilità di istituire un servizio di cardiotelefono che permetta un collegamento diretto tra il medico di continuità assistenziale che esegue l’elettrocardiogramma e lo specialista dell’unità operativa che referta e provvede a dare indicazioni su eventuali terapie o approfondimenti.

La mozione è stata pubblicata il 24 luglio, nella seduta n. 25; al seguente link potrà essere reperita per intero: http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=18&id=1069600