Proposta di legge sui limiti delle sostanze inquinanti

Proposta di legge sui limiti delle sostanze inquinanti

Il disegno di legge che ho presentato al Senato mira a conseguire una maggiore tutela della qualità dell’ambiente nei territori sedi di SIN, Siti di Interesse Nazionale, colmando alcune lacune normative della vigente legislazione in materia di monitoraggi di sostanze inquinanti di origine industriale.

A tale fine si prenderanno a riferimento i dati disponibili dagli studi effettuati sullo stato di salute delle popolazioni residenti nel SIN di Priolo ed in quello di Milazzo, simili per gli insediamenti industriali presenti.

I SIN sono i Siti di Interesse Nazionale da sottoporre a bonifiche in quanto, negli anni, sono stati oggetto di contaminazioni di tutte matrici ambientali, aria, terra, acque, mare, e sono divenuti aree ad elevato rischio di crisi ambientale da inquinamento industriale (AERCA).

Il SIN di Priolo, in particolare, istituito con la Legge 9 dicembre 1998, n. 426  con prima perimetrazione fissata dal D.M. 10/01/2000,  è uno dei territori più industrializzati e più inquinati d’Italia: si estende per circa 15.900 ettari,  dei quali 5.815 sono aree a terra, che si sviluppano, per circa 30 chilometri, nel tratto di costa compresa tra Augusta e Siracusa, comuni facenti parte, oltre a quelli di Melilli e Priolo, di detto SIN; altri 10.085 ettari sono aree “a mare” che si spingono al largo per 3 km. circa; pertanto questo SIN comprende anche l’area marina antistante Augusta e Siracusa, congiuntamente ai loro porti, e le aree umide – saline di Priolo e di Augusta

Il primo insediamento industriale in questo SIN avvenne nel 1948, con la “Rasiom“, raffineria siciliana di oli minerali, una vecchia raffineria smontata dal Texas da Angelo Moratti che la fece rimontare sulla costa prospiciente il lato ponente del porto di Augusta, per intercettare e raffinare il petrolio greggio proveniente dagli Stati Arabi, attraverso Suez; oggi nel SIN  sono presenti due raffinerie di petrolio, impianti petrolchimici, due inceneritori, centrali termoelettriche, un depuratore consortile industriale, uno stabilimento eternit per lavorazione dell’amianto, dismesso da anni ma mai messo in sicurezza permanente, numerose discariche di rifiuti, industriali ed anche urbani, molte delle quali abusive, ovvero non censite;  anche nel SIN di Milazzo sono presenti multiple attività industriali: impianti per la produzione di apparecchiature elettriche, una raffineria, un im-pianto siderurgico, una centrale elettrica.

A Priolo ed Augusta, ma anche in buona parte della provincia siracusana, lo sviluppo del Polo industriale , negli anni sessanta /settanta, apportò un concreto benessere alle collettività residenti, migliorando sensibilmente le loro condizioni sociali; purtroppo, la scarsa coscienza dell’epoca riguardo le tematiche ambientali , congiuntamente all’incuria ed alla negligente dismissione dei prodotti di scarto delle lavorazioni industriali, alcuni dei quali rappresentavano pericolosi cancerogeni per l’uomo, provocarono danni ingenti all’ambiente.

Già verso la fine degli anni ’70 iniziò la fase di declino di tale effimero benessere a causa della riduzione della raffinazione del greggio medio orientale, determinata dalla nascita di nuove raffinerie in Europa, dalla delocalizzazione degli impianti di trasformazione e, successivamente, anche dell’entrata di Cina e India tra i paesi produttori a costi più bassi: ciò provocò la chiusura di alcuni stabilimenti ed il conseguente venir meno dell’occupazione e delle prospettive di sviluppo.

Il costo di quell’effimero benessere economico e sociale è stato un cospicuo danno all’ambiente prodotto dagli stabilimenti nel corso degli anni e le gravi conse-guenze sulla salute dei residenti nei comuni del SIN; queste collettività , come tutte le altre che vivono nei SIN italiani, messe a confronto con il resto della regione, presentano  aumenti sensibili della incidenza e della mortalità per tumori e malattie degenerative, prevalentemente dell’apparato respiratorio e del sistema nervoso centrale, sia tra gli uomini che tra le donne; e non sono da sottacere gli incrementi delle malformazioni neonatali e della mortalità infantile, che si sono registrati soprattutto ad Augusta nei primi anni 80’.

I poli industriali hanno causato inquinamento e gravi danni ambientali, documentati dai controlli effettuati dagli enti preposti, ARPA ed ex Provincia, confermati anche dai report periodici che gli stessi stabilimenti inviano regolarmente al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

Nel sottosuolo del SIN di Priolo  sono stati rilevati diossine e furani fino ad una profondità di 20-30 cm.; nell’atmosfera sono state riscontrate elevate concentrazioni di sostanze cancerogene e teratogene quali metalli pesanti, cadmio, cromo, nichel, vanadio, ed ancora diossine e furani, IPA, ecc..; la falda idrica è stata infiltrata e inquinata da idrocarburi; anche i fondali marini della rada del porto di Augusta, antistanti gli scarichi industriali, hanno aumentato lo spessore di sedimentazione di alcuni metri, costituendo materiale fangoso contenente migliaia di tonnellate di metalli pesanti, diossine, idrocarburi policiclici aromatici ed anche eternit, riversati ,incautamente, a mare dalle industrie negli anni passati . Inoltre, la carenza di rigorosi e puntuali controlli sulle fonti emissive ha causato, e continua tuttora a causare, emissioni di nubi maleodoranti che provocano disturbi e malessere fisico alle popolazioni vicine; infine, non possono essere sottaciuti i numerosi episodi, succedutisi negli anni, di incendi ed esplosioni nei vari impianti, che hanno determinato gravi rischi non solo per la salute ma anche per la vita dei cittadini dei comuni limitrofi.

La compromissione della salute degli uomini conseguente al danno ambientale prodotto dal l’inquinamento industriale è ampiamente dimostrata da numerose evidenze scientifiche, prima tra le quali uno studio dell’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, che, ad Augusta, nel periodo che va dal 1951 al 1980, evidenziò un notevole aumento della mortalità, soprattutto per cause tumorali, passata dall’8,9% del quinquennio ’51-’55 al 23,7% del quinquennio ’76-’80, con punte del 29% nel 1980; concordano, in tale senso anche i rilievi epidemiologici forniti  dagli studi della ASP 8 di Siracusa, attraverso il rispettivo Registro Territoriale di Patologia (RTP), i cui dati vengono inoltrati all’Osservatorio Epidemiologico della Regione Siciliana; anche i dati del  progetto SENTIERI, acronimo di Studio Epidemiologico Nazionale nei Territori e negli Insediamenti Esposti a Rischio Inquinamento, condotto, a cura del Ministero della Salute,  dall’Istituto Superiore di Sanità , in collaborazione con una rete di istituzioni scientifiche italiane, operanti a livello nazionale e regionale, e con il Centro europeo Ambiente e salute dell’OMS, riportano un grave danno alla salute delle popolazioni residenti nei comuni del SIN di Priolo.

Il progetto SENTIERI riporta che le molteplici attività produttive presenti nel territorio del SIN di Priolo e di Milazzo hanno emesso e rilasciato nell’ambiente macroinquinanti, quali ossido di zolfo e azoto, particolato, e microinquinanti, come diossine, IPA, PCB, metalli pesanti, COV, determinando una esposizione della popolazione prevalentemente per via inalatoria; tuttavia la specificità delle attività industriali nei SIN suggerisce che, negli anni, vi sia stata una importante contaminazione di multiple matrici ambientali, causata dall’emissione di sostanze che hanno prodotto inquinamento non soltanto dell’aria ambiente;  diverse sostanze pericolose, difatti, possono essere presenti nelle matrici dei corpi idrici superficiali, come, ad esempio, i metalli pesanti nell’acqua; ne consegue che le popolazioni residenti in queste aree sono state e sono tuttora esposte a una miscela di contaminanti attraverso vie di esposizione dirette e indirette, inalatoria, ingestiva, questa per via alimentare (dati dei prodotti ittici e dati dei sedimenti marini) e  attraverso l’acqua potabile (dati delle acque sotterranee e delle acque superficiali), dermica.

Gli inquinanti principali del SIN di Priolo sono di natura molto diversa e comprendono

  • idrocarburi policiclici aromatici (benzene e xilene)
  • solventi organici clorurati (1,2-dicloroetano, tetracloroetilene, tricloroetilene, cloruro di vinile
  • metalli pesanti (As, Cd, Cr, Hg, Pb, Ni, V),
  • contaminanti organici persistenti, policlorobifenili PCB, esaclorobenzene, PCDD, policlorodifenildiossine, e PCDF, policlorodifenilfurani, derivanti so-prattutto dall’attività di due impianti di trattamento di rifiuti, un cementificio ed un inceneritore.

Un supplemento di studio, SENTIERI KIDS, pubblicato nel 2014, ha fornito ulteriori dati relativamente allo stato di salute dei bambini  delle popolazioni  residenti in 18 SIN,  basato su flussi informativi sanitari quali mortalità, ricoveri ospedalieri, incidenza neoplastica, per istituire un sistema  permanente di monitoraggio dello stato di salute dei bambini che risiedono nelle aree fortemente inquinate, dati che hanno confermato quelli del Piano globale di azione dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) sul tema ambiente e salute nell’infanzia per il 2010-2015 (Global Plan of Action for Children’s Health and the Environment) ; questo piano ha identificato nella urbanizzazione incontrollata, nelle nuove tecnologie, nella industrializzazione nei Paesi in via di sviluppo, nel degrado degli ecosistemi e negli impatti del cambiamento climatico le condizioni emergenti di rischio per la salute infantile; sono numerose le evidenze che testimoniano come i bambini, proporzionalmente, esprimano livelli più elevati di esposizione agli inquinanti e che, per via della immaturità di alcuni organi ed apparati, correlata all’età infantile, essi sono più sensibili agli effetti dannosi di tali sostanze; molti studi riportano una più ampia e precoce sfera di disturbi neuro-comportamentali nei bambini esposti durante il periodo fetale o nell’immediato post partum, a contaminanti chimici neurotossici, quali il metilmercurio, il piombo, alcuni pesticidi, o come siano  più precoci e gravi le manifestazioni asmatiche nei bambini sovraesposti al particolato atmosferico; negli ultimi anni, molti studi hanno documentato il nesso causale tra l’inquinamento atmosferico e l’incremento del rischio di malattie respiratorie in età pediatrica, soprattutto in ambito urbano.

Dal 2005, il SIN di Priolo è anche oggetto di monitoraggio dello stato di salute della popolazione residente da parte  dell’Osservatorio epidemiologico della Regione Siciliana, attraverso i dati forniti dal registro territoriale di patologia, della ASP di Siracusa; anche questi dati evidenziano uno specifico profilo di mortalità e di morbosità, utilizzando le informazioni fornite dal Registro regionale nomina-tivo delle cause di morte (ReNCaM) e il ricorso alle prestazioni di ricovero ospe-daliero (SDO): per entrambe le fonti utilizzate, in questo territorio, rispetto al resto della Regione, emerge un incremento di mortalità generale ed un incremento di incidenza di malattia rispetto alle popolazioni di riferimento; come nel SIN di Milazzo, tra le patologie in eccesso evidenziate nello studio del Rapporto dell’Osservatorio regionale, sono emersi eccessi di tumore della pleura, il mesotelioma, e delle malattie respiratorie acute, sia negli uomini che nelle donne, del tu-more del polmone fra gli uomini e del tumore del fegato tra le donne.

Infine, occorre sottolineare il ruolo di certi inquinanti industriali quali l’H2S, l’idrogeno solforato, ed i mercaptani, tipici prodotti di procedimenti di lavoro delle raffinerie, atti ad eliminare le componenti di zolfo dal petrolio greggio, che danno origine a sensazioni odorose sgradevoli, tanto più fastidiose quanto maggiore è la sensibilità individuale alla percezione ed alla tolleranza di tali sostanze. A basse concentrazioni, l’idrogeno solforato ha il caratteristico odore di uova marce e produce progressive irritazioni degli occhi, delle prime vie aeree ed edema polmonare; a concentrazioni più elevate, vicine ai limiti letali (>700 ppm) dà origine ad un odore quasi piacevole e proprio l’assenza di tale “avvertimento odoroso” ha causato parecchi gravi incidenti, incluso il decesso di un operativo, tra i lavoratori addetti alle canalizzazioni fognarie e nell’industria petrolifera. Per quanto riguarda i composti solforati, si può inoltre evidenziare l’effetto dei mercaptani e del solfuro di carbonio; per i primi è nota la particolare sgradevolezza dell’odore che provoca, per tempi di esposizione relativamente bassi, effetti gastrici insopportabili; tali composti possono anche interferire con l’emoglobina del sangue e quindi col processo di trasporto dell’ossigeno causando cianosi temporanee; inoltre, deprimono il sistema nervoso centrale e possono provocare, così come l’H2S, gravi irritazioni all’apparato respiratorio con edema polmonare; per il solfuro di carbonio è nota, con sufficiente attendibilità, la sua tossicità nei con-fronti dell’uomo: è altamente irritante anche a basse concentrazioni sia per la pelle che per gli occhi, il naso e le vie aeree; ad elevate concentrazioni, agendo sul sistema nervoso, causa perdita di coscienza ed anche morte, mentre a bassi livelli, ma per tempi di esposizione piuttosto lunghi (10 – 15 anni), causa frequenti attacchi cardiaci ed aumento della pressione arteriosa.

A grandi linee, possiamo dire che i principali dispositivi legislativi che regolano il controllo delle emissioni sono rappresentati dal D.Lgs.  155/2010, che riprende il quadro normativo unitario in materia di valutazione e gestione della qualità dell’aria ambiente, e dal D.Lgs. 152/2006, parte V, come modificata ed integrata dal D.Lgs. 128/2010, che riprende le norme in materia di tutela dell’aria e di ridu-zione delle emissioni in atmosfera.

Solo recentemente, con la pubblicazione della Legge 22 maggio 2015, n. 68 il legislatore ha introdotto, nel codice penale, disposizioni normative in materia di delitti contro l’ambiente, adeguamento normativo irrinunciabile e non ulteriormente procrastinabile per fronteggiare i numerosi scempi perpetrati ai nostri territori da delinquenze sempre più organizzate ed attive nel campo dello smaltimento dei rifiuti sia, anche, per i numerosi delitti contro l’ambiente.

Oltre al danno da inquinamento ambientale, la suddetta legge prevede altri reati, introducendo ed esplicitando i concetti di disastro ambientale, di bonifica dei siti, di confisca e di ripristino dello stato dei luoghi ed altre norme, tra le quali alcune modifiche della disciplina delle responsabilità delle persone giuridiche.

Con riferimento alle problematiche ambientali relative alla qualità dell’aria delle aree poste all’interno dei S.I.N. e aree ad elevato rischio di crisi ambientale, sulla base degli elementi acquisiti si propone di integrare la vigente normativa D.Lgs. 155/10 che attualmente non prevede valori di riferimento per contaminanti di interesse igienico sanitario come l’H2S (idrogeno solforato) e NMHC (idrocarburi non metanici). E’ doveroso evidenziare che per gli idrocarburi non metanici, l’ultimo decreto, ormai abrogato, che ne fissava un limite, pari a 200 μg/m3 come media di 3 ore consecutive in presenza di ozono, è il D.P.C.M. 28/03/1983 abrogato dall’art. 21 del D.Lgs. 155/2010 e da allora non risultano normative di riferimento; a tal proposito si segnala che è possibile in questi casi fare riferimento ai valori individuati da agenzie internazionali quali in particolare l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), oppure ai valori di riferimento già presenti nelle normative di altri Paesi Europei. In particolare, le Air Quality Guidelines 2000 dell’OMS riportano valori guida per i disturbi olfattivi di un set di contaminanti; altri documenti tecnici elaborati da gruppi di lavoro OMS (IPCS, CONCISE) riportano valutazioni sugli aspetti odorigeni di alcune sostanze che tornerebbero utili in caso di integrazione dell’attuale normativa.

Relativamente alla richiesta di aggiornamento della normativa nazionale in materia di qualità dell’aria, mediante l’introduzione di valori limite per l’idrogeno sol-forato e gli idrocarburi non metanici, si ritiene opportuno riconsiderare anche il periodo di mediazione per il benzene, pericoloso cancerogeno per l’uomo, posto in gruppo 1 dalla agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, visti gli effetti sulla salute che quest’ultimo provoca. Si ricorda che attualmente il benzene è normato su base annua (D.lgs 155/10 Allegato XI) e ciò non consente di regolamentare gli episodi di esposizione acuta a cui i cittadini dei Comuni che ricadono nelle aree SIN sono troppo spesso sottoposti.

Pertanto si propone di inserire nella vigente normativa dei valori limite per le concentrazioni medie orarie per il benzene, per gli idrocarburi non metanici e per l’idrogeno solforato, con i rispettivi valori:

  • Benzene C6H6 Valore Limite (VL) periodo di mediazione 24h, pari a 5 μg/m3
  • NMHC (idrocarburi non metanici) Valore limite (VL), valutato come media su 3 ore consecutive, pari a 200 μg/m³ (D.P.C.M. del 28/3/83)
  • Idrogeno solforato Valore Limite (VL) periodo di mediazione 24h, pari a 150 μg/m3
    periodo di mediazione 14 giorni, < 100μg/m
    periodo di mediazione 90 giorni, < 20 μg/m3

Il testo della legge

Art. 1 (Modifiche all’art. 1 del decreto legislativo 13 agosto 2010 n. 155)
1. All’art. 1 comma 2 lett. A) dopo le parole “PM10”, aggiungere le seguenti: “nonché di idrogeno solforato (H2S)”.

Art. 2 (Modifiche all’art. 21 del decreto legislativo 13 agosto 2010 n. 155) 1. All’art. 21 comma 1 lett. F) del decreto legislativo 13 agosto 2010 n. 155, dopo le parole “28 maggio 1983”, aggiungere le seguenti: “fatto salvo quanto disposto negli art. 3 e 4 ed annessa Tabella B, Allegato I”.

Art. 3 (Modifiche all’Allegato XI al decreto legislativo 13 agosto 2010 n. 155) L’All. XI al decreto legislativo 13 agosto 2010 n. 155 è modificato con i seguenti valori:
Benzene C6H6 Valore Limite (VL) periodo di mediazione 24h, pari a 5 μg/m3
Idrogeno solforato Valore Limite (VL) periodo di mediazione 24h, pari a 150 μg/m3
periodo di mediazione 14 giorni, < 100 μg/m3
periodo di mediazione 90 giorni, < 20 μg/m3

Art. 4 (Entrata in vigore)
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

300 GIORNI DI GOVERNO: a Modica il 27 Aprile

300 GIORNI DI GOVERNO: a Modica il 27 Aprile

Ritorniamo fra la gente per parlare di quanto fatto in questi 300 GIORNI dal nostro Governo del Cambiamento sotto la spinta importante di tutto il gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle.

Lo faremo a cominciare da un importante incontro che si terrà a Modica sabato 27 Aprile alle ore 18.00. Insieme a me la deputazione nazionale del M5S, alla presenza dei portavoce all’Ars e i consiglieri comunali della zona Iblea. Vi parleremo naturalmente di Reddito e Pensione di Cittadinanza e di Quota 100, i due cavalli di battaglia del nostro Movimento che proprio in questi giorni stanno passando dalla carta alla pratica. Sono infatti quasi 600 mila italiani che stanno ricevendo i primi emolumenti che deriva dall’entrata in vigore dei due provvedimenti.
Vi parleremo poi degli aiuti all’azienda con la riduzione delle tasse sul lavoro. Io personalmente vi parlerò di cosa il Governo e il Movimento stanno facendo per la Sanità pubblica, dei soldi che stiamo mettendo, per esempio, per ridurre le liste d’attesa, dello sblocco delle assunzioni nel SSN, di come abbiamo aumentato le borse di studio per gli specializzandi perché occorrono tanti giovani e bravi medici che si prendano davvero cura della salute dei cittadini. Vi parlerò di un provvedimento come la Rete Nazionale dei Registri Tumori, legge di cui sono stato relatore alla Camera e che è un importante strumento per combattere il cancro. Vi parleremo di SpazzaCorrotti, di SbloccaCantieri e di tantissimi altri provvedimenti che in pochissimo tempo abbiamo adottato per cambiare completamente questo Paese che purtroppo si era arenato per l’incapacità dei precedenti governanti.

Abbiamo deciso di venire a parlare direttamente con voi cittadini perché la grande stampa nasconde volutamente quello che abbiamo fatto. Abbiamo toccato, e anche pesantemente, gli interessi delle grandi lobby che, in molti casi, sono anche proprietari di quella stampa che ci ignora o, peggio, ci disprezza. Questo è quindi l’unico modo per fare sentire la nostra voce e per questo vi aspetto all’Hotel Torre del Sud di Modica il prossimo 27 aprile alle 18.00. La vostra presenza è davvero molto gradita perché siamo non solo disponibili ad ascoltare le istanze del territorio ma anche a cercare di tradurle in atti che possano migliorare effettivamente le condizioni di vita di questa parte della Sicilia che ci onoriamo di rappresentare in Parlamento

Seguendoci sui nostri canali social nei prossimi giorni daremo altri particolari sui partecipanti e sugli argomenti trattati.

SALARIO MINIMO ORARIO: UNA BATTAGLIA DI CIVILTA’

SALARIO MINIMO ORARIO: UNA BATTAGLIA DI CIVILTA’

Due sono stati i cardini che hanno permesso all’Europa di uscire dal dramma e dalla distruzione in cui era precipitata a causa della Seconda Guerra Mondiale: lavoro e giustizia sociale.

Negli anni, però, questi due grandi fari di libertà sono stati traditi proprio da coloro i quali si sono sempre professati “europeisti”, più per convenienza che per effettiva convinzione: un tassello dopo l’altro hanno smantellato le garanzie offerte dalla legislazione in tema di lavoro e di welfare.

In questo ambito – a differenza di altri dove si imponevano sacrifici ai cittadini – non è valso il grido “ce lo chiede l’Europa“. Infatti in una relazione inviata – e ovviamente ignorata – ai precedenti governi veniva posta una questione centrale: “Gli Stati Europei dovrebbero introdurre regimi di reddito minimo adeguati, accompagnati da misure di sostegno al reinserimento nel mondo del lavoro per chi può lavorare e programmi di istruzione e formazione adeguati alla situazione personale e familiare del beneficiario, al fine di sostenere le famiglie con redditi sufficienti e garantire loro un tenore di vita decoroso“.

Sapete una cosa? Questo è quello che vuole da sempre il Movimento 5 Stelle. Già nella primo disegno di legge per l’istituzione del Reddito di Cittadinanza – che risale al 2013 – era incluso anche il Salario Minimo Orario. Quando siamo andati al Governo nello scorso giugno, questo provvedimento è stato introdotto come punto fondamentale nel Contratto che regola i rapporti con il nostro partner. Adesso è ora di tradurre le parole in fatti: così proprio in questo mese di aprile approda in Parlamento e sarà una battaglia che condurremo fino a quando non sarà approvato.

Il concetto sul quale si basa il ddl sul Salario Minimo è, in fondo, molto semplice: nessun lavoratore deve guadagnare meno di quanto previsto dai contratti collettivi nazionali più rappresentativi e, comunque, mai meno di 9 euro lordi l’ora. Oggi in Italia ben il 12% dei lavoratori lavora sotto questa soglia di guadagno contro una media europea del 9,6%. Inoltre diamo attuazione all’articolo 36 della Costituzione che dice: “Ogni lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa“.

Ritornando all’Europa, ben 22 paesi su 28 hanno il Salario Minimo garantito. Con questo ddl ci allineiamo con i nostri partner europei. Ma, soprattutto, riportiamo il nostro paese nell’alveo di quei due pilastri fondanti dell’Europa dei padri costituenti: lavoro e giustizia sociale.

OLTRE 3 MILIONI DI EURO PER I COMUNI DI SIRACUSA E RAGUSA

OLTRE 3 MILIONI DI EURO PER I COMUNI DI SIRACUSA E RAGUSA

Il Decreto Crescita approvato la settimana scorsa prevede grosse novità per tutti i cittadini italiani e dovrebbe essere un volano espansivo per il nostro Paese. Insieme allo Sblocca Cantieri è il giusto mezzo per sbloccare l’economia italiana.

Fra le norme contenute nel DL c’è la cosiddetta norma Fraccaro:

“Con il decreto Crescita abbiamo stanziato 500 milioni di euro in favore dei Comuni di tutta Italia per avviare opere pubbliche in materia di efficientamento energetico e di sviluppo sostenibile sul territorio. Si tratta di un piano straordinario per rilanciare la spesa per investimenti dei Comuni e dare un impulso massiccio alla crescita sostenibile. È una norma che ho fortemente voluto per invertire la rotta nel rapporto con gli enti locali. Enti in ginocchio dopo anni di tagli e austerity, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita dei cittadini. Era un impegno del Movimento 5 Stelle e lo manteniamo”. Il Parlamento e la Democrazia aggiunge: “Con questi fondi, distribuiti alle amministrazioni comunali sulla base della popolazione, sarà possibile aprire tanti cantieri diffusi in tutto il Paese. Questi permetteranno di promuovere il risparmio energetico e il ricorso alle energie rinnovabili negli edifici pubblici”. 

“Infine, si potranno attuare investimenti per la messa in sicurezza di strade, scuole e del patrimonio pubblico. Si andrà da un minimo di 50mila euro per i Comuni fino a 5mila abitanti ad un massimo di 250mila euro per quelli oltre i 250mila abitanti. Soldi subito disponibili per tutti i Comuni d’Italia che potranno finanziare le opere pubbliche sostenibili. Siamo convinti che consentire agli Enti locali di tornare ad investire sia il modo migliore per far correre l’economia. Dunque stimolare l’occupazione e dare nuovo impulso alla crescita. Con le norme contenute nella legge di bilancio, a partire da quella che ha stanziato 400 milioni di euro ai piccoli Comuni, abbiamo sbloccato gli investimenti con un aumento della spesa effettiva delle amministrazioni comunali pari al 21,8%. Vogliamo imporre una svolta rispetto agli ultimi anni per dare risposte alle istanze dei territori e dei cittadini. Con il Governo del cambiamento il Paese torna ad investire nella crescita sostenibile” 

I fondi della norma Fraccaro riguardano naturalmente anche i Comuni del Siracusano e del Ragusano. Nel dettaglio, se le norme fossero confermate anche dai successivi passaggi parlamentari, sono ben 3 milioni e 260 mila euro che si riverserebbero – solo per effetto di questo provvedimento – nell’economia di questo territorio. Nel dettaglio (aspettando sempre le conferme) i fondi dovrebbero essere così ripartiti.

Per l’ex provincia di Siracusa si distribuiscono 2 milioni di euro:

  • 210 mila euro per Siracusa
  • 130 mila euro per Augusta, Avola, Floridia, Lentini, Noto, Pachino e Rosolini
  • 90 mila euro per Carlentini, Francofonte, Melilli e Priolo
  • 70 mila euro per Canicattini, Palazzolo, Solarino e Sortino
  • 50 mila euro per Buccheri, Buscemi, Cassaro, Ferla e Portopalo

1.260.000 euro per l’ex Provincia di Ragusa:

  • 50 mila euro a Giarratana e Monterosso Almo
  • 70 mila euro a Chiaramonte Gulfi, Santa Croce Camerina e Acate
  • 90 mila euro a Ispica e Pozzallo
  • 130 mila euro a Scicli e Comiso
  • 170 mila euro a Ragusa, Modica e Vittoria

I soldi immediatamente disponibili saranno erogati solo a quei comuni che inizieranno i lavoro entro e non oltre il 15 ottobre.

UN GIORNO IN SENATO

UN GIORNO IN SENATO

Oggi la routine del mio lavoro di senatore ha avuto una brusca variazione grazie ad una visita molto importante e gradita. Nel quadro dell’attività Un giorno in Senato sono venuti a trovarci, infatti, i ragazzi dell’I.I.S. Enrico Fermi di Vittoria con i quali ho passato una mattinata che mi ha davvero gratificato.

Nell’Aula della 10ma Commissione, con loro ho discusso di importanti questioni. Sono stato “interrogato” sulla mia attività di parlamentare e su quali sono le funzioni che svolge l’assemblea legislativa. In particolare si sono soffermati su questioni di carattere ambientale, mi hanno fatto domande sui SIN (Siti di Interesse Nazionale), sull’inquinamento in genere, sui controlli da effettuare per evitare le conseguenze del danno ambientale. Rispondendo a questi quesiti, ho colto l’occasione per parlare loro di un progetto di legge in gestazione e che presenterò presto in Senato proprio su questi temi. Con esso si potenzieranno le risorse e il personale addetto ai controlli (quello delle Arpa regionali); si prevederanno più stringenti limiti emissivi e l’introduzione quali inquinanti di sostanze non ancora oggi normate. Ritengo sia stato giusto parlarne proprio con questi giovani perché sostanzialmente il mio ddl si rivolge alle future generazioni che avranno la possibilità di ricevere un pianeta con un ambiente più pulito e vivibile.

Hanno presentato ai funzionari del Senato una proposta di legge, di per sé davvero molto interessante. Si tratta in sostanza del problema – che affligge un po’ tutti i Comuni, specialmente del Sud – dell’abbandono dei rifiuti solidi urbani.
“Attualmente – scrivono gli studenti del Fermi nella loro proposta di legge – l’art. 255 sanziona l’abbandono dei rifiuti urbani come illecito amministrativo, ma ciò comporta che di fatto non è punito in concreto perché gli organi preposti, la Polizia municipale, non hanno mezzi adeguati e personale sufficiente e comunque non appaiono adeguatamente preparati e/o formati a perseguire questo tipo di illecito. La trasformazione di detto illecito in reato (contravvenzione) consente la punibilità da parte di tutte le forze di polizia con una riserva di leggi statali in materia, così da consentire un trattamento sanzionatorio uniforme in tutto il territorio nazionale e la perseguibilità ad opera della magistratura, appare evidente che bisogna dare da subito una svolta radicale”.

Spero che sia stata per loro un’esperienza formativa così come previsto da Un giorno in Senato. Sicuramente è stata una bella esperienza anche per me che mi sono confrontato con menti giovani ma già molto acute.


LUOGO FAMILIARE DI ORIGINE

LUOGO FAMILIARE DI ORIGINE

Ho depositato presso gli uffici competenti del Senato il disegno di legge che istituirà il Luogo Familiare di Origine.
A questo link potete trovare il testo completo: http://www.senato.it/leg/18/BGT/Schede/Ddliter/testi/50976_testi.htm

Già nelle passate legislature erano stati presentati progetti analoghi. Nella XV legislatura, ad esempio, il Senatore Milziade Caprili aveva portato avanti un ddl sul tema (n. 579 del 7 giugno 2006) che però non era stato approvato per intervenuto scioglimento delle Camere; così come non sono stati esitati altri ddl presentati nella scorsa legislatura.

Adesso la questione viene riproposta all’attenzione delle Camere con un ddl a mia prima firma. Sappiamo tutti che le riorganizzazioni delle reti ospedaliere succedutesi nei decenni scorsi hanno portato alla chiusura di molti reparti di ginecologia e ostetricia nei centri più piccoli. Poiché l’attuale normativa prevede che sui documenti anagrafici venga indicato solo il Comune effettivo di nascita, si è assistito ad un progressivo scollamento nei dati demografici tra il luogo di nascita e la provenienza reale del soggetto.

Per fare un esempio che mi tocca da vicino. Ad Augusta, comune di mia residenza in provincia di Siracusa, per la chiusura del reparto di ostetricia e ginecologia e del relativo punto nascita, le donne gravide, per partorire, sono obbligate a spostarsi a Lentini, Siracusa o Catania, proprio perché dotate di ospedali e case di cura con servizi di assistenza al parto.

Questo fatto oggettivo provoca una doppia serie di conseguenze.

La prima riguarda i legami con la propria terra. Sapere da dove si viene è importante per noi esseri umani, perché l’avere testimonianza delle proprie origini, delle radici delle proprie famiglie, permette di acquisire coscienza della cultura e delle tradizioni proprie della nostra gente, fornisce il senso dell’appartenenza e promuove quei sentimenti di stima e di rispetto per se stessi e per gli altri, che provengono dalla conoscenza della propria identità.

L’altra è di ordine scientifico e statistico. In molti Comuni sono scomparse le nascite, mentre in pochi altri esiste un enorme disequilibrio fra i nati e i residenti. Questo non permette di studiare la demografia dei territori o di individuare determinate peculiarità. Ad esempio, se i bambini nascono affetti di determinate patologie con una frequenza maggiore in un Comune rispetto ad un altro, ciò non può essere individuato e quindi sfuggono agli studi eventuali correlazioni con condizioni ambientali presenti nel luogo d’origine.

Per questi due ordini di motivi , sulla base di quelli presentati sull’argomento nelle precedenti legislature, ho proposto questo disegno di legge. Una volta approvato intende porre rimedio a questa sentita esigenza di migliaia di nostri connazionali nel vedere riconosciuta, nei documenti ufficiali, anche la sede di origine della propria famiglia, mediante la trascrizione del luogo familiare di origine.

Sarà mia cura informarvi sugli sviluppi che questa mia iniziativa avrà.

“ORA C’È UNA SPERANZA!”

“ORA C’È UNA SPERANZA!”

Quando Giulio Golia delle Iene è venuto a trovarmi a casa per sentire cosa avevo da dire sulla situazione ambientale del nostro comprensorio, ho cominciato proprio così: “Ora c’è una speranza”. E vi dirò fra un attimo perché.

Il servizio andato in onda domenica sera aveva un evidente taglio giornalistico e cioè quello di mettere – correttamente – in luce il disastro ambientale che vive il litorale che va da Augusta a Siracusa. In alcune parti del mio intervento ho anzi rafforzato questa visione, ricordando la mia attività di medico che per decenni è stato in prima linea nella lotta e nella prevenzione di quelle patologie che di certo hanno una qualche correlazione con l’inquinamento industriale. Con Giacinto Franco – il mio amico, ancor prima che collega, Giacinto – avevamo ben presto individuato che l’insorgenza di alcune gravi patologie, specie fra i neonati, non potevano essere frutto di un destino avverso che si accaniva contro il nostro territorio. Purtroppo nella mia vita professionale ho dovuto formulare centinaia e centinaia di diagnosi infauste anche ad amici molto, molto cari che mi hanno poi lasciato e fra questi il mio ricordo va proprio a Giacinto che è stato stroncato proprio da quel male di cui aveva avvertito ripetutamente la presenza e la pericolosità.

Ma ho dedicato molto più tempo dell’intervista a quello che si può e si deve fare per cercare di migliorare questa situazione. E qualcosa di molto tangibile si è cominciato a fare. Il Governo Conte che io da parlamentare sostengo ha indicato fra le priorità proprio la lotta all’inquinamento, il recupero e la bonifica dei siti inquinati con un controllo speciale per i cosiddetti SIN (fra i quali ricade anche il nostro territorio). Ne abbiamo avuto riscontro proprio la settimana scorsa quando con Paolo Ficara, deputato nazionale, con Giorgio Pasqua e con Giampiero Trizzino, deputati regionali, ci siamo recati al Ministero dell’Ambiente per avere risposte. E alcune risposte le abbiamo avute: presto ne potremo parlare più diffusamente, anche con la presenza del Ministro Sergio Costa.

Il mio impegno non finisce qui. Intanto sono stato relatore sia in Commissione che in Aula della ormai legge che istituisce la Rete Nazionale del Registro Tumori. A qualche distratto sfugge l’importanza di questo norma  che, non a caso, è sempre stata una delle battaglie storiche del Movimento 5 Stelle. La Rete Nazionale permetterà di individuare i territori più colpiti dove destinare i fondi per la prevenzione e la cura; individuate queste aree, solleciterà studi per capire perché proprio quelle zone, e non altre, sono interessate: tutto questo, ve lo posso assicurare, sarà un vantaggio per le zone limitrofe al petrolchimico siracusano.

Sono quasi un fanatico della prevenzione. Infatti in Senato ho chiesto che il Governo predisponga gli strumenti per arrivare all’insegnamento obbligatorio nelle scuole dell’educazione sanitaria con la quale i ragazzi potranno imparare corretti stili di vita.

C’è poi un disegno di legge a mia firma – che in questo momento sta seguendo il suo iter per l’approvazione al Senato – che porterà all’istituzione del Luogo Familiare d’Origine. In breve, anche se un bimbo nasce in un Ospedale di un Comune diverso da quello in cui risiede la famiglia, nei documenti sarà indicato anche quest’ultimo. Oltre che rispondere ad un’esigenza, per così dire, affettiva, questo provvedimento ha un’importanza fondamentale da un punto di vista scientifico e statistico. Si potrà continuare a studiare la natalità nei vari Comuni, permettendo di individuare anche – solo per fare un esempio – se da un dato Comune provengono neonati con malformazioni.

A livello locale insieme al Sindaco di Augusta Cettina Di Pietro ho chiesto al Prefetto di Siracusa l’istituzione di un tavolo tecnico ambientale a cui siederanno tutti coloro che sono interessati alla questione: la politica, l’imprenditoria, i sindacati, le associazioni dei cittadini. Mi è stato di grande conforto la disponibilità e la velocità con la quale il dottor Pizzi si è mosso in tal senso: il suo impegno a seguire personalmente i lavori è la garanzia che si sta facendo sul serio.

Infine ci sono le iniziative della magistratura. Anche da questo versante arriva un riscontro a quello che ho già detto sopra: i recenti incontri avuti con il Procuratore ci hanno confermato che lo Stato è presente e che anche dal lato giudiziario sta facendo la sua parte.

Questo è un sunto di quanto ho detto a Golia e alle Iene. Sinceramente non ho nessuna voglia di inseguire inutili polemiche alimentate sui social, non ne avrei nemmeno il tempo. Mi interessa piuttosto dare risposte a un territorio che è stato depredato e dimenticato per troppo tempo. È chiaro che nessuno di noi ha la bacchetta magica e può risolvere in dieci mesi i danni causati da 70 anni di omissioni, incurie e, in non pochi casi, anche da azioni previste e punite dal Codice Penale. È iniziato però il tempo dell’inversione di tendenza: lo Stato dalla parte dei cittadini!

C’è una speranza”, ripeto. Ed è del tutto ragionevole pensare che questa speranza si possa trasformare in realtà.

Nuovo Ospedale di Siracusa

Nuovo Ospedale di Siracusa

Sul tema dell’Ospedale di Siracusa vedo tante prese di posizioni ma tutte incentrate sulla sua collocazione, come se questo fosse l’unico problema risolto il quale la città avrà comunque un nosocomio all’altezza delle esigenze di tutto il territorio che dovrà servire.

Purtroppo non è così. La collocazione è solo un aspetto e, a mio avviso, esistono più siti adatti per la costruzione del nuovo presidio. Tuttavia mi sembra che bisogna fare un passo avanti e per questa nuova importante opera avanzare richieste che la rendano veramente all’altezza delle esigenze del bacino di utenza. In questo senso sposo in pieno il decalogo proposto dall’Ordine dei Medici di Siracusa che pone una serie di questioni e non solo la scelta dell’area sulla quale non entra perché spetta all’Istituzione Comunale.

Vediamo quali sono questi punti:

  1. “Modularità”, “Flessibilità” e predisposizione per i futuri sviluppi

L’impianto del nuovo Ospedale di Siracusa dovrà essere ispirato ai principi di modularità e di flessibilità, al fine di renderlo da un lato coerente con l’attuale “Rete Ospedaliera Regionale”, ma dall’altro già predisposto per l’eventuale futuro sviluppo verso il “DEA di 2° Livello”.

2) Priorità della idea progettuale rispetto al condizionamento territoriale

Le scelte progettuali del nuovo Ospedale di Siracusa dovranno essere dettate dai “Fabbisogni Sanitari”, dalle scelte tecniche e dai più moderni ed aggiornati principi della “Edilizia Ospedaliera” e, pertanto, non potranno essere condizionate dalla scelta del terreno, ma viceversa.

3) Adozione delle Linee Guida per l’Edilizia Ospedaliera del CNETO

Un buon punto di partenza per sviluppare l’Idea progettuale è rappresentato dalle più moderne Linee Guida del CNETO (Centro Nazionale per l’Edilizia e la Tecnica Ospedaliera).

4) Adozione degli indirizzi Agenas in tema di Edilizia Ospedaliera

Un altro basilare indirizzo è lo studio su “L’Ospedale modello” elaborato da Agenas: “Principi guida organizzativi, tecnici e gestionali, per la realizzazione e gestione di ospedali ad alta tecnologia e assistenza”.

5) Adozione del “Modello dell’Ospedale a Cure Integrate centrato sul Paziente”

In coerenza coi suddetti indirizzi, l’Ospedale dovrà essere pensato e realizzato per favorire lo sviluppo del cosiddetto “Modello a cure Integrate centrato sul Paziente” che rappresenta oggi il più efficace ed efficiente modello organizzativo ospedaliero per acuti, nonché il punto di partenza per ogni eventuale sviluppo verso il “Modello per intensità di cure”. Un modello in cui l’organizzazione della struttura deve soddisfare le necessità del paziente e non più soltanto degli operatori, favorendo lo sviluppo di percorsi e processi integrati, di PDTA, del lavoro d’equipe e del funzionamento per aree omogenee.

6) Caratteristiche architettoniche funzionali al Modello

Per far fronte alle peculiarità sopra esposte l’ospedale dovrà essere concepito con le caratteristiche strutturali più idonee al suddetto modello, quali ad esempio lo “sviluppo orizzontale”, per ridurre al massimo l’impatto ambientale, favorire i percorsi integrati ed eliminare l’uso delle “torri”, ovvero l’organizzazione per “blocchi funzionali” (area dell’emergenza, piastra tecnologica, corpo delle degenze e della ospitalità alberghiera), oppure ancora l’ adozione di soluzioni architettoniche tra le più moderne che consentano l’organizzazione dipartimentale, la flessibilità organizzativa e la progressiva espandibilità di moduli e posti letto.

7) Previsione delle Aree minime di Supporto

Accanto all’area occupata fisicamente dal complesso ospedaliero è necessario prevedere tutte le aree di supporto. La dotazione minima e obbligatoria di queste aree è costituita dall’ “elisoccorso”, dalla “centrale tecnologica con riserva idrica”, dai “parcheggi dedicati”, dislocati su di una superficie di almeno 30.000 mq e capaci di mille posti macchina, e dalle “aree a verde attrezzato con viabilità interna”, secondo i più moderni principi di umanizzazione e urbanizzazione dell’edilizia ospedaliera (circa il 30% dell’intera area).

8) Superfici necessarie e principi di Urbanità

Per realizzare la suddetta tipologia di ospedale moderno e funzionale è necessario prevedere pertanto una superficie complessiva compresa tra i 150.000 e i 180.000 mq, comprensiva degli spazi dedicati alla mera struttura ospedaliera (almeno 90.000) e le aree di supporto, prevedendo altresì che il nosocomio sia ben servito dalla viabilità urbana, extraurbana e territoriale.

9) Valenza “Provinciale”, collocamento nella rete dell’Emergenza e accessibilità viaria

Un altro elemento fondamentale è il target geografico del Presidio Ospedaliero, che non è determinato dalla sua eventuale classificazione in DEA di II Livello (le cui caratteristiche, ai sensi del D.M. 70/2015, sono il bacino di utenza minimo di 600.000 abitanti e oltre 70.000 accessi appropriati al P.S.), bensì dalla collocazione del P.O. nella programmazione provinciale. A tal proposito, oggi l’Ospedale del Capoluogo ospita ben 10 specialità non presenti negli altri ospedali della ASP, e dunque programmate per le necessità dell’intera provincia (Malattie Infettive, Pneumologia, Oncologia, Nefrologia, Chirurgia Vascolare, Urologia, Neonatologia, Radioterapia, Medicina Nucleare e Pet-Tac, Anatomia Patologica). Inoltre altre 3 specialità previste soltanto nel P.O. di Siracusa sono fondamentali nell’economia della già esistente rete provinciale per l’Emergenza: l’Emodinamica (fondamentale nella Rete per l’Infarto), la Stroke Unit (fondamentale nella Rete per l’Ictus), e la Terapia Intensiva Neonatale (fondamentale nella rete per l’Emergenza Neonatale e dei Punti Nascita). Ciò significa in altri termini che l’Ospedale di Siracusa, avendo una collocazione strategica nelle reti tempo-dipendenti dell’Emergenza, e servendo l’intera Provincia, deve essere facilmente raggiungibile non solo dai cittadini del Capoluogo, ma anche da quelli dell’intero bacino provinciale, da nord, da sud e dall’area montana. Dunque le scelte devono prendere in considerazione anche, e soprattutto, la sua accessibilità viaria provinciale, con particolare riferimento ai tempi di percorrenza e al rispetto della cosiddetta “golden houer”, vale a dire il tempo massimo entro cui il paziente critico deve raggiungere l’Ospedale per evitare la morte.

10) Caratteristiche orografiche, geomorfologiche ed economicità dell’area da individuare

L’ultimo principio basilare è legato alle migliori caratteristiche orografiche e geomorfologiche del territorio (accessibilità e sicurezza), nonché dalle migliori condizioni del valore economico del terreno da espropriare, onde riservare più risorse per la realizzazione della struttura e del parco tecnologico.

Credo che il contributo fornito dall’Ordine dei Medici è un’ottima base di discussione sul piano tecnico e scientifico per formalizzare il progetto del nuovo ospedale. Oggi più che mai la Citta e la Provincia di Siracusa hanno la necessità di avere un moderno nosocomio, costruito secondo specifiche caratteristiche e che abbia la possibilità di implementare la propria offerta sanitaria nel futuro e di adeguarla a sopravvenute esigenze. Non quindi un’opera bloccata ma capace di evolversi nel tempo. Se ci si adeguerà a questi principi, la scelta del sito poi sarà un aspetto non dico secondario ma non così importante da bloccarne l’iter amministrativo. Si faccia presto quindi: e si faccia bene.

Pisani e Di Pietro (M5S): “ASSURDI RICORSI ESSO-SASOL. IN SICILIA PUNTARE A SISTEMA SIMAGE”

Pisani e Di Pietro (M5S): “ASSURDI RICORSI ESSO-SASOL. IN SICILIA PUNTARE A SISTEMA SIMAGE”

La partita della tutela dell’aria non può giocarsi contrapponendo alla sostenibilità ambientale gli interessi finanziari delle società industriali.
L’approvazione del Piano regionale di tutela della qualità dell’aria della Sicilia, varato la scorsa estate, è un piccolo ma fondamentale passo in avanti per un territorio da troppi anni vessato dal punto di vista ambientale.

«A tal riguardo i ricorsi presentati dalla Esso Italiana s.r.l. e dalla Sasol s.p.a. contro il suddetto Piano lascia sgomenti – dichiara il senatore Pisani – basandosi su doglianze capziose ed, in alcuni casi, inaccettabili, quali, ad esempio, la difficile sostenibilità finanziaria dell’adeguamento alle prescrizioni del piano e il dispendio ingente di risorse economiche».

Per la Sasol l’introduzione dei limiti più restrittivi rischia inevitabilmente di introdurre illogici elementi di squilibrio competitivo tra le imprese operanti sul territorio siciliano e quello di altre regioni, con grave quanto illegittima compromissione della concorrenza.
Nel ricorso della Esso, altresì, viene lamentata la spesa di 200 milioni di euro e la messa in pericolo del proprio equilibrio finanziario per la riduzione degli inquinanti in applicazione dei limiti inferiori previsti dalle “migliori tecniche disponibili” (BAT) al 2027, con un avvicinamento del 50% al 2022.
Insomma, sono ben chiare le scelte che hanno guidato l’azione delle due società preoccupate prevalentemente dei loro profitti.
Al contrario, nel ricorso non viene mai citato quello che è l’obiettivo primario che muove le decisioni della Pubblica Amministrazione, consistente nell’elevata tutela dell’ambiente e della salute umana, così come stabilito dalla normativa nazionale e comunitaria oltre che dai patti di Kyoto e Goteborg.

«Il tutto è ancor più inaccettabile – afferma Pisani – se si lamentano artatamente presupposti di illegittimità del piano quali, ad esempio, l’errata zonizzazione che accomunerebbe – a detta della Esso – aree diverse tra loro come Siracusa e Gela.
Niente di più falso, in quanto le zone possono essere accomunate non solo dalla contiguità territoriale ma anche da caratteristiche predominanti, come, nel caso specifico, “l’elevato rischio di crisi ambientale” che associa tristemente questi territori».

«Altresì paradossale risulta – interviene la sindaca Cettina Di Pietro – l’addebitamento del superamento dei valori limite delle emissioni di alcuni inquinanti, al traffico veicolare, ovvero “ad altre sorgenti emissive riconducibili a vari impianti” non ben specificati.
In tal modo la Esso e la Sasol tentano di nascondere le vere motivazioni relative alla scadente qualità dell’aria, dovuta alle significative emissioni del polo petrolchimico e dall’impoverimento della falda idrica per la continua pressione di emungimento delle industrie nel corso degli anni.
Infatti, come si legge nelle relazioni tecniche propedeutiche al Piano regionale “nelle Aree Industriali la sorgente più significativa di emissioni di NOx è costituita dalle sorgenti puntuali dei grandi impianti industriali presenti in tale Zona (58%)”.
L’adeguamento del Piano regionale alla normativa europea è necessario per potere tenere conto dei nuovi sviluppi avvenuti in campo scientifico ed utilizzare le migliori tecnologie disponibili.
Eppure per la Sasol l’obbligo per le aziende di installazione di sistemi perimetrali di monitoraggio della qualità dell’aria nell’ambito del riesame dell’AIA viene considerato ‘sproporzionato e illogico’.
«La Esso, continua il sindaco Di Pietro, ha impugnato anche il decreto di rinnovo della autorizzazione integrata ambientale (AIA) con la quale avevamo tentato di imporre prescrizioni più stringenti in tema di monitoraggio e precauzioni per contenere i fenomeni odorigeni. In definitiva la società impugna tutti i provvedimenti coi quali tentiamo di imporre delle misure per il rispetto dell’ambiente e della salute dei cittadini».

«In un territorio altamente inquinato – conclude Pisani – è inaccettabile che si osteggi l’implementazione del sistema di monitoraggio ambientale, dal mio canto continuerò a sostenere la realizzazione del sistema SIMAGE che, posto sia all’interno dell’area industriale che nei pressi dei centri abitati, permetterebbe di controllare h24 il valore della concentrazione dei numerosi agenti inquinanti.
Queste società non possono continuare a girarsi dall’altra parte di fronte ad una situazione che non è più emergenziale, ma cronica. Sugli interventi per migliorare la qualità dell’aria che respiriamo si gioca il futuro della salute dei cittadini e di un territorio oramai pesantemente compromesso da anni di inquinamento».

ISTITUZIONE DEL LUOGO FAMILIARE DI ORIGINE

ISTITUZIONE DEL LUOGO FAMILIARE DI ORIGINE

Ho presentato un disegno di legge che mira a tutelare il diritto degli individui ad avere riconosciuto, nei loro documenti, il luogo familiare di origine, ovvero il luogo di provenienza della propria famiglia che non coincide, in numerosi casi, con quello in cui si nasce.

E’ ormai noto, infatti, come da diversi decenni siano state del tutto abbandonate le pratiche di assistenza alla puerpera presso il proprio domicilio, siano stati altresì chiusi gli ospedali di piccole dimensioni e come, di conseguenza, si assista alla nascita dei bambini soltanto nei comuni presso i quali sono presenti strutture ospedaliere con reparti di ostetricia e neonatologia, situati per lo più nei grandi centri o nelle città metropolitane.

Al fine di contenere ed ottimizzare le spese inerenti al settore sanitario, diversi provvedimenti regionali, adottati nel tempo su impulso dell’amministrazione centrale, hanno di fatto determinato la chiusura dei piccoli ospedali e dei punti nascita che non raggiungevano la soglia minima dei 500 parti annui; senza prevedere, così, un graduale aumento delle risorse finanziarie proporzionale alla costante crescita delle richieste di bisogni da parte della collettività.

Tali provvedimenti regionali, in altri termini, hanno determinato interventi di rimodulazione e riorganizzazione delle reti ospedaliere con l’obiettivo di conseguire una maggiore efficacia ed efficienza delle strutture sanitarie, ivi comprese, salve rare eccezioni, le chiusure dei reparti non in grado di raggiungere e mantenere determinati standard.

Tuttavia, lo spostamento delle partorienti nelle città metropolitane e nei comuni più grandi ha avuto come conseguenza il venir meno della trascrizione delle nascite nei piccoli comuni di residenza di moltissime famiglie, spesso coincidenti anche con le sedi di origine delle stesse, dal momento che i genitori sono obbligati ad indicare, nella dichiarazione di nascita, il luogo in cui è effettivamente avvenuto il parto, corrispondente alla città o al comune più grande dotati di ospedali o cliniche, attrezzati con sala parto e relativi servizi di assistenza.

Così facendo, però, il nuovo nato perde le radici con il vero luogo di origine della propria famiglia e il piccolo comune, al contempo, perde la propria memoria storica, subendo un fenomeno di drastica riduzione, fino alla completa sparizione delle nascite.

Pertanto, se da una parte, per esigenze di superiore interesse e beneficio della collettività, in ragione di una corretta razionalizzazione e distribuzione delle ridotte risorse finanziarie disponibili,  bisogna procedere  al  contenimento e all’ottimizzazione dei reparti ospedalieri di assistenza al parto, dall’altra si ritiene indispensabile utilizzare criteri altrettanto ragionevoli nel prevedere adeguate soluzioni, volte a permettere che molte comunità e cittadini non vengano privati del loro diritto al riconoscimento delle proprie identità storiche.

Ad esempio, ad Augusta, comune di mia residenza in provincia di Siracusa, per la chiusura del reparto di ostetricia-ginecologia e del relativo punto nascita, le donne gravide, per partorire, sono obbligate a spostarsi a Lentini, Siracusa o Catania, proprio perché dotate di ospedali e case di cura con servizi di assistenza al parto.

Peraltro, mentre ad Augusta sono completamente sparite le nascite, nei predetti Comuni non si registra coincidenza tra le nuove nascite e le persone residenti, con conseguenti effetti distorsivi anche ai fini statistici.

In questo modo, allora, è venuta a crearsi una vera e propria disparità tra i cittadini italiani per i quali luogo di nascita e di residenza coincidono anche con quello di origine della propria famiglia ed i cittadini italiani, invece, per i quali tale coincidenza non sussiste.

Sapere da dove si viene è importante per noi esseri umani, perché l’avere testimonianza delle proprie origini, delle radici delle proprie famiglie, permette di acquisire coscienza della cultura e delle tradizioni proprie della nostra gente, fornisce il senso dell’appartenenza e promuove quei sentimenti di stima e di rispetto per se stessi e per gli altri, che provengono dalla conoscenza della propria identità.

Ecco che allora, il presente progetto di legge, sulla base di quelli presentati sull’argomento nelle precedenti Legislature, intende porre rimedio a questa sentita esigenza di migliaia di nostri connazionali nel vedere riconosciuta, nei documenti ufficiali, anche la sede di origine della propria famiglia, mediante la trascrizione del luogo familiare di origine.

Più nello specifico, l’art. 1 attribuisce ai genitori la facoltà di indicare, nella dichiarazione di nascita di cui all’art. 30, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000 n. 396, il luogo familiare di origine in aggiunta a quello effettivo di nascita.

Tale luogo può corrispondere esclusivamente alla residenza dei genitori o di uno di essi, previo accordo tra gli stessi, mentre in mancanza di accordo, viene indicato solo il luogo effettivo di nascita.

L’art. 2, invece, inquadra sistematicamente e coordina le norme con quanto già disposto in materia di anagrafe e di ordinamento dello stato civile dal decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000 n. 396, adottato sulla base delle disposizioni di cui al comma 12 dell’articolo 2 della legge 15 maggio 1997, n. 127.

Il luogo di origine familiare potrà essere trascritto, nei certificati e nei documenti individuali, in aggiunta a quello effettivo di nascita, prevedendo una apposita integrazione dei format digitali dell’anagrafe nazionale della popolazione residente (ANPR), istituita presso il Ministero dell’Interno dall’articolo 62, del decreto legislativo n. 82 del 2005 e dai successivi decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri del 23 agosto 2013, n. 109 e del 10 novembre 2014, n. 194.

L’ANPR, nota anche come Anagrafe Digitale (AD), attraverso la creazione di una sola banca dati centrale, che racchiuderà le informazioni di circa 60 milioni di italiani residenti nel territorio nazionale ed all’estero, con il progressivo subentro degli ottomila Comuni italiani, consentirà un dialogo diretto con la pubblica amministrazione da  parte di tutti i cittadini italiani, i quali potranno fruire dei molteplici vantaggi offerti da questo servizio web, quali le attestazioni, la richiesta ed il rilascio di certificati e della Carta di Identità Elettronica.

 

Questo è il link per raggiungere la piattaforma Rousseau dove potete lasciare i vostri commenti e i vostri suggerimenti di cui io terrò conto per la stesura definitiva del disegno di legge.

https://rousseau.movimento5stelle.it//lex_detail.php?id=5089&lex_id=0

 

Qui sotto il mio video di presentazione che troverete sempre sulla piattaforma Rousseau