APPROVATA IN VIA DEFINITIVA LA LEGGE SUL POST MORTEM

APPROVATA IN VIA DEFINITIVA LA LEGGE SUL POST MORTEM

La XII Commissione Affari Sociali – presieduta dalla collega e amica Marialucia Lorefice – oggi ha approvato in sede legislativa la legge che regolamenta e rende più facile la donazione dei cadaveri a fini di studio, di ricerca scientifica e di formazione.

La legge, che porta come prima firma quella dell’attuale viceministro Pierpaolo Sileri, mi aveva visto nel ruolo di relatore al Senato sia in Commissione che in Aula che aveva approvato il testo all’unanimità lo scorso 29 aprile.

Si tratta di una legge di sicura rilevanza scientifica. Grazie ad essa si potrà migliorare la formazione dei medici: le università oggi lamentano la mancanza di cadaveri su cui gli studenti possono fare pratica. Si potrà inoltre limitare la sperimentazione sugli animali. Noi del M5S abbiamo sempre sostenuto la ricerca scientifica e il rispetto per gli animali e questo provvedimento va proprio in questa direzione.

Con apposito decreto adesso verranno individuati i centri di riferimento per i progetti di ricerca scientifica. In alcuni casi di potrà approfondire lo studio anatomico di soggetti affetti da patologie di cui oggi ben poco si conosce e incentivare di conseguenza la ricerca.

Naturalmente ora bisogna promuovere il dono del proprio corpo. Di ciò se ne debbono fare carico le Istituzioni ma anche i colleghi medici che hanno l’importante e delicato compito di far capire che questo nobile gesto – finalizzato, lo ripeto, allo studio – può portare risultati importanti e, di conseguenza, salvare vite umane.

Ambiente e Sanità nel SIN di Augusta – Priolo

Ambiente e Sanità nel SIN di Augusta – Priolo

Una mia interrogazione al nuovo Ministro della Salute, Roberto Speranza, ha riportato l’attenzione  sulla questione sanitaria nel territorio del Sin di Augusta-Priolo. Avevo chiesto, in breve, al ministro come egli intendesse muoversi rispetto ai tanti progetti già avviati con il precedente ministro Giulia Grillo riguardanti l’area industriale del Siracusano.

Il ministro mi ha fornito risposta scritta che vi riporto, almeno per la parte che riguarda il Sin, in maniera testuale.

Dice Roberto Speranza:
“Ancora il senatore Pisani mi ha sollecitato in particolare sulle iniziative per tutelare i siti di interesse nazionale (SIN). Il rafforzamento della sorveglianza epidemologica nei siti industriali si pone come esigenza prioritaria per qualificare e restituire efficacia alle attività di prevenzione e sanità pubblica. A tal fine proseguirà l’azione di aggiornamento dello studio “Sentieri” come sistema permanente di sorveglianza epidemologica dei residenti nei siti di interesse nazionale e di altri ritenuti rilevanti dal Ministero della Salute, al fine di contribuire alla definizione delle problematiche dei siti di individuare risposte adeguate in termini di promozione della salute e di prevenzione e contrasto delle patologie associate a esposizioni ambientali delle popolazioni residenti.

Ancora il Senatore Pisani mi ha chiesto della volontà o meno del Governo di mantenere e di continuare a far lavorare la task force Ambiente e Salute. La task force è stata istituita con il decreto dirigenziale 9 novembre 2017 quale Strategia nazionale per il coordinamento e l’integrazione delle politiche e delle azioni nazionali e regionali in campo ambientale e sanitario. Il mandato della task force ambiente e salute ha, pertanto un significato strategico da cui dovranno discendere iniziative per rafforza la governance “ambiente e salute” e favorire l’integrazione, a vari livelli, tra le strutture e istituzioni deputate alla tutela ambientale e alla tutela sanitaria. Considerate queste valutazioni e valutata l’importanza strategica e i risultati ottenuti, ritengo che la task force debba essere riconfermata anche per i prossimi anni”.

Naturalmente la mia attenzione ambientale e sanitaria per questo territorio non si ferma a questo atto che comunque considero importante e propedeutico per tutta una serie di attività da svolgere nell’ambito dei Sin in particolare a quello siracusano.

Prosegue infatti anche l’iter dei miei disegni di legge su questi temi. Questi quelli a mia prima firma:

  • il ddl n. 952 per – Istituzione del luogo familiare di origine – assegnato in sede redigente alla 1a Commissione Affari Costituzionali
  • il ddl n.1272 – Disposizioni in favore soggetti affetti da sensibilità chimica multipla – assegnato alla 12a Commissione Sanità e attualmente in discussione
  • il ddl n. 1291 – Introduzione di limiti emissivi di inquinanti atmosferici – assegnato in sede redigente alla 13a Commissione Ambiente
  • il ddl n. 1337 – Applicazione della valutazione di impatto sanitario ai procedimenti di autorizzazione integrata ambientale – assegnato in sede redigente alla 13° commissione Ambiente

Poi ci sono tutta una serie di provvedimenti legislativi di cui sono cofirmatario e che sono in discussione nelle varie Commissioni.

È un lavoro costante e anche abbastanza minuzioso che, come si vede, si svolge su due fronti: da un lato sollecitare continuamente le autorità competenti come ben sa anche Sergio Costa e che ha portato a primi importanti risultati come lo stesso ministro dell’Ambiente ha avuto modo di illustrare quando è stato in visita ad Augusta, a Siracusa e a Priolo; dall’altro il lavoro proprio di parlamentare che è quello, non va dimenticato, di fare le leggi. Non sono tipo da grancassa, quella la lascio ad altri. Ma vi posso assicurare che il mio impegno per la sanità e per l’ambiente, in particolare per questo territorio, rimane sempre altissimo. E presto se ne vedranno i risultati.

PUBBLICATO IL DDL SUI LIMITI DELLE SOSTANZE INQUINANTI

PUBBLICATO IL DDL SUI LIMITI DELLE SOSTANZE INQUINANTI

Il testo del disegno di legge n. 1291 in tema di “Introduzione di limiti emissivi di inquinanti atmosferici ” – a mia prima firma – è stato appena pubblicato e comincia il suo iter parlamentare.

Il ddl mira a conseguire una maggiore tu­tela della qualità dell’ambiente nei territori sedi di SIN (siti di interesse nazionale), col­mando alcune lacune normative della vi­gente legislazione in materia di monitoraggi di sostanze inquinanti di origine industriale.
In particolare due sono stati i SIN da me attenzionati nella stesura del presente testo: quello di Priolo e quello di Milazzo.

I SIN sono i siti di interesse nazionale da sottoporre a bonifiche in quanto, negli anni, sono stati oggetto di contaminazioni di tutte le matrici ambientali, aria, acqua, suolo, e sono divenuti aree ad elevato rischio di crisi ambientale da inquinamento industriale (AERCA).

Se consideriamo il SIN di Priolo – istituito nel 1998 – ci troviamo di fronte a uno dei territori più industrializzati e inquinati d’Italia: si estende per circa 15.900 ettari, dei quali 5.815 sono aree a terra, che si sviluppano, per circa 30 chilometri, nel tratto di costa compreso tra Augusta e Siracusa, comuni fa­centi parte, oltre a quelli di Melilli e Priolo, del suddetto SIN; altri 10.085 ettari sono aree « a mare » che si spingono al largo per 3 chilometri circa; pertanto, questo SIN comprende anche l’area marina antistante Augusta e Siracusa, congiuntamente ai loro porti, e le aree umide – saline di Priolo e di Augusta.

Ormai tantissimi sono gli studi che evidenziano il grave danno ambientale creato dagli insediamenti industriali nei territori dei SIN. Ad Augusta – la mia città di provenienza – l’aumento dei malati e, purtroppo, anche delle morti per neoplasie è aumento in maniera vertiginosa dal 1951 in poi, cioè dalla data in cui si sono cominciati a costruire i primi insediamenti industriali.

Il progetto SENTIERI sancisce che le molteplici attività produttive presenti nel ter­ritorio, in particolare nei SIN di Priolo e di Milazzo, hanno emesso e rilasciato nell’am­biente macroinquinanti, quali ossido di zolfo e azoto, particolato, e microinquinanti, come: diossine, IPA, PCB, metalli pesanti, COV, determinando una esposizione della popolazione prevalentemente per via inalato­ria. Tuttavia, la specificità delle attività in­dustriali nei SIN suggerisce che, negli anni, vi sia stata un’importante contaminazione di multiple matrici ambientali, causata dall’e­missione di diverse sostanze pericolose come i metalli che si rinvengono nelle ma­trici dei corpi idrici superficiali. Le popola­zioni residenti in queste aree sono state e sono tuttora esposte a una miscela di conta­minanti attraverso vie di esposizione dirette e indirette, inalatoria, ingestiva per via ali­mentare (dati dei prodotti ittici e dati dei se­dimenti marini) e attraverso l’acqua potabile (dati delle acque sotterranee e delle acque superficiali), dermica.

Mi preme sottolineare il ruolo di certi inquinanti industriali quali l’H2S, l’idrogeno solforato, ed i mercaptani, tipici prodotti di procedimenti di lavoro delle raffinerie, atti ad eliminare le componenti di zolfo dal pe­trolio greggio, che danno origine a sensa­zioni odorose sgradevoli, tanto più fastidiose quanto maggiore è la sensibilità individuale alla percezione ed alla tolleranza di tali so­stanze. A basse concentrazioni, l’idrogeno solforato ha il caratteristico odore di uova marce e produce progressive irritazioni degli occhi, delle prime vie aeree ed edema pol­monare; a concentrazioni più elevate, vicine ai limiti letali (700 ppm) dà origine ad un odore quasi piacevole e proprio l’assenza di tale « avvertimento odoroso » ha causato pa­ recchi gravi incidenti, inclusi i decessi di operai addetti alle canalizzazioni fognarie, nell’industria petrolifera.

Partendo quindi da queste doverose – per quanto sommarie – premesse e sulla base degli elementi acquisiti lo scopo del ddl è quello di integrare la vigente normativa di cui al decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 155, che attualmente non prevede valori di riferimento per contaminanti di interesse igienico-sanitario come l’H2S (idrogeno solforato) e NMHC (idrocarburi non metanici). Doveroso evidenziare che per gli idrocarburi non metanici, l’ultimo decreto, ormai abrogato, che ne fissava un limite, pari a 200 μg/m3 come media di 3 ore consecutive in pre­senza di ozono, è il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 28 marzo 1983, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 145 del 28 maggio 1983, abrogato dall’articolo 21 del decreto legislativo n. 155 del 2010, e da allora non risultano normative di riferimento.

Relativamente alla richiesta di aggiorna­mento della normativa nazionale in materia di qualità dell’aria, mediante l’introduzione di valori limite per l’idrogeno solforato e gli idrocarburi non metanici, si ritiene oppor­tuno riconsiderare anche il periodo di me­diazione per il benzene, pericoloso cancero­geno per l’uomo, posto in gruppo 1 dall’A­genzia internazionale per la ricerca sul can­cro, visti gli effetti sulla salute che quest’ul­timo provoca. Si ricorda che attualmente il benzene è normato su base annua e ciò non consente di regolamentare gli episodi di esposizione acuta a cui i cit­tadini dei comuni che ricadono nelle aree SIN sono troppo spesso sottoposti. Pertanto, si propone di inserire nella vi­gente normativa dei valori limite per le con­centrazioni medie orarie per il benzene, per gli idrocarburi non metanici e per l’idrogeno solforato, con i rispettivi valori:

  • Benzene C6H6 periodo di mediazione 24 ore, valore limite: 5 μg/m3 ;
  • NMHC (idrocarburi non metanici) pe­riodo di mediazione: 3 ore, valore limite: 200 μg/m3;
  • Idrogeno solforato: – periodo di mediazione: 24 ore, va­lore limite 50 μg/m3 ; – periodo di mediazione 14 giorni, valore limite 100 μg/m3 ; – periodo di mediazione 90 giorni, valore limite 20 μg/m3 .

Questa, in sintesi, la mia proposta di legge. Con essa si intende dare risposte agli abitanti dei SIN che avvertono direttamente la problematica e che da tempo richiedono interventi a tutela della propria salute. Questa legge sarebbe un tassello in un più complesso quadro normativo che il Movimento 5 Stelle sta cercando di aggiornare e di riformare per garantire la salute dei cittadini.

Disegno di legge presentato al Senato

Disegno di legge presentato al Senato

La proposta in sintesi

La disciplina in materia di autorizzazione integrata ambientale (AIA) degli impianti industriali, contenuta nel decreto legislativo 4 marzo 2014, di recepimento della Direttiva 2010/75/UE, costituisce il quadro nazionale di riferimento in materia di rilascio, rinnovo e riesame delle autorizzazioni AIA. Attraverso i procedimenti previsti dalla normativa è autorizzato l’effettivo esercizio di un impianto industriale, prescrivendo determinate misure tese a ridurre le emissioni/immissioni d’inquinanti, nell’aria, nell’acqua e nel suolo, secondo un approccio integrato, che consideri tutte le matrici ambientali coinvolte. Al riguardo giova riflettere sulla sentenza n. 163/2015 del Consiglio di Stato che offre l’occasione per evidenziare i principi che sottendono la lettura del combinato disposto dei termini ambiente, inquinamento e salute. Se l’art. 4, comma 4, lettera c del Decreto legislativo 152/2006 ss.mm.ii. cita solo la protezione dell’ambiente, lo stesso articolo richiama espressamente il concetto d’inquinamento, termine che trova definizione nell’articolo 5 comma 1 lettera I ter), inteso come “l’introduzione diretta o indiretta, a seguito di attività umana, di sostanze, vibrazioni, calore o rumore o più in generale di agenti fisici o chimici, nell’aria, nell’acqua, o nel suolo, che potrebbero nuocere alla salute umana o alla qualità dell’ambiente”. Nella fattispecie il giudice richiama il principio generale indicato nell’articolo 6, comma 16, lettera b) secondo il quale non devono verificarsi inquinamenti significativi. Orbene tale principio è considerato cardine di tutto il sistema, espressione del principio costituzionale di tutela della salute.

Malgrado la richiamata normativa sia stata aggiornata, recependo direttive europee per garantire maggiori tutele, secondo i dati del XII Rapporto dell’Osservatorio Nimby Forum, aggiornato al 2016, sul territorio nazionale sono 359 le infrastrutture e gli impianti oggetto di contestazioni tra cui, in particolare, impianti industriali che durante il loro ciclo produttivo liberano consistenti emissioni in atmosfera o rilasciano inquinanti nei suoli e nelle falde idriche. Al riguardo si possono citare casi storicamente significativi come quello dell’ILVA di Taranto, del petrolchimico di Priolo e di Milazzo, della Raffineria di Falconara Marittima, delle diverse centrali per la produzione di energia alimentate a carbone, le molteplici raffinerie e industrie chimiche, i siti di stoccaggio dei rifiuti, gli innumerevoli e pervasivi impianti a biomassa. Fra l’altro, diversi di questi impianti e infrastrutture sono sottoposti a denunce e a sequestri da parte della magistratura e a procedimenti penali. L’autorizzazione integrata ambientale dovrebbe includere tutte le misure per conseguire un livello elevato di protezione dell’ambiente nel suo complesso, quindi della salute della popolazione, tant’è che ciò che crea più attenzione e preoccupazione tra i cittadini è l’impatto dei fattori inquinanti prodotti dagli impianti a dalle infrastrutture possono avere nei confronti della salute umana. Tale concetto è ribadito nelle considerazioni preliminari della Direttiva 2010/75/UE, lì dove pone l’accento sui rischi per la salute connessi con i grandi impianti di combustione, con quelli d’incenerimento dei rifiuti e con le emissioni di soventi organici. Ai sensi dell’art. 8 bis del citato decreto legislativo 152/2006, il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare, autorità preposta allo svolgimento delle attività istruttorie e di consulenza tecnica, connesse al rilascio della AIA di competenza statale, nomina una Commissione istruttoria – Commissione IPPC – istituita ai sensi dell’articolo 5, comma 9, del decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59, composta da esperti provenienti dal settore pubblico e privato che ha il compito di fornire, attraverso approfondimenti tecnici, nel merito di ciascuna domanda di autorizzazione presentata dal gestore dell’impianto, un parere istruttorio conclusivo con prescrizioni debitamente motivate. Il procedimento si conclude con una conferenza di servizi decisoria, in cui sono invitate le amministrazioni centrali, tra cui il Ministero della Salute, e le amministrazioni regionali e locali interessate, dove viene presentato il parere istruttorio reso dalla Commissione IPPC. A loro volta le amministrazioni presenti sono tenute a esprimere un parere in merito all’istruttoria, ai sensi del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. Pur tuttavia, bisogna evidenziare che, ai sensi dell’articolo 29 quater, comma 5, del su citato decreto, la partecipazione del Ministero della Salute alla decisione assunta nei procedimenti AIA non trova una sua specifica rispondenza nella Commissione istruttoria IPP, la quale, in atto, non prevede espressione di profili sanitari: questa esclusione di pareri sanitari dal percorso tecnico-scientifico che stabilizza le prescrizioni contenute nel parere istruttorio, relega la capacità amministrativa del Ministero della Salute in una posizione secondaria non determinante., non consentendo l’espressione di un importante parere. Emblematico appare il caso dell’ILVA di Taranto che ha fatto emergere con chiarezza l’assenza, durante l’istruttoria, di professionisti d’igiene e sanità pubblica, imponendo al Ministro dell’Ambiente, in fase di riaperture della procedura di AIA, di integrare la Commissione IPPC con esperti dell’Istituto Superiore di Sanità. Il Ministero della Salute, invece, è chiamato a esprimere pareri nell’ambito di conferenze di servizi così come, fra l’altro, è rimarcato nel dispositivo della richiamata sentenza del Consiglio di Stato in cui si sottolineano “le primarie esigenze di tutela della salute, ai sensi dell’articolo 32 della Costituzione, rispetto alle pur rilevanti esigenze di pubblico interesse soddisfatte dall’impianto in questione”   tale per cui “il rilascio dell’AIA – qualora siano risultati allarmanti dati istruttori – debba conseguire soltanto all’esito di un’indagine epidemiologica sulla popolazione dell’area interessata che non può certo fondarsi sulle opposte tesi delle attuali parti processuali e sugli incompleti dati istruttori disponibili” Un richiamo quest’ultimo che evoca e rafforza la necessità di rendere partecipe la Commissione istruttoria IPPC di competenze in sanità pubblica e in epidemiologia ambientale, necessarie per comporre un procedimento che tenga conto del combinato disposto inquinamento, ambiente e salute.

Con riferimento ai procedimenti ambientali, si rileva che la Valutazione d’Impatto sulla Salute (VIS) è maturata come vera e propria forma di valutazione d’impatto negli ultimi due decenni. L’uso dei metodi e degli approcci della VIS si è diffuso rapidamente e ora è applicata sia nel settore pubblico sia in quello privato in un numero crescente di paesi nel mondo. La definizione più accreditata di Valutazione d’Impatto sulla Salute è stata elaborata da un gruppo di esperti riuniti, nel 1999 a Gotheborg dal WHO European Centre for Health Policy (ECHP), per revisionare i vari modelli esistenti.

La sintesi dell’analisi recita: “La Valutazione di Impatto sulla Salute è una combinazione di procedure, metodi e strumenti con i quali si possono stimare gli effetti potenziali sulla salute di una popolazione, di una politica, piano o progetto e la distribuzione di tali effetti all’interno della popolazione”.

Il tema della VIS è un tema di assoluto rilievo, una procedura standardizzata sotto il profilo metodologico; essa può svolgere valutazioni sia retrospettive, su interventi già attuati, sia trasversali o concorrenti, cioè su interventi in corso di realizzazione, ma la maggiore forza dello strumento si dispiega nelle valutazioni prospettiche, cioè ex-ante rispetto a interventi da attuare. In tal senso la VIS assume un chiaro connotato di strumento di prevenzione.

Il suo scopo è quello di fornire ai decisori idonee valutazioni, basate su conoscenze sistematiche e pubblicamente condivise, che consentano ai decisori di conoscere l’impatto e le conseguenze sulla salute di una popolazione dei programmi, dei piani e delle installazioni, al fine di mitigare gli effetti negativi e massimizzare quelli positivi.

Essa pone al centro della complessità sociale la protezione e la promozione della salute della popolazione, affinché le politiche garantiscano il benessere complessivo degli individui, delle comunità e la sostenibilità del loro ambiente. La valutazione della differente distribuzione degli effetti sulla popolazione è essenziale per analizzare il potenziale impatto sulle disuguaglianze di salute. Intesa in questo senso, la VIS appartiene all’insieme degli interventi della sanità pubblica.

Ai sensi dell’art. 5, comma 1, lettera b-bis) del decreto legislativo 152/2006, e successive modificazioni, la VIS può essere definita come l’“elaborato predisposto dal proponente sulla base delle linee guida adottate con decreto del Ministro della salute, che si avvale dell’Istituto superiore di sanità, al fine di stimare gli impatti complessivi, diretti e indiretti, che la realizzazione e l’esercizio del progetto può procurare sulla salute della popolazione”. Secondo le Linee Guida predisposte dall’Istituto Superiore di Sanita “la VIS deve identificare tutti i rischi sanitari che la realizzazione di un’opera può indurre sul territorio, parallelamente deve anche valutarne le opportunità di sviluppo, esplicitando in tal senso i costi per la comunità, rappresentati dai cambiamenti sia dello stato di salute che di benessere in senso più ampio. La procedura di VIS, come proposta e promossa dalla Conferenza di Gothenburg, si ispira ai principi di trasparenza, etica, eguaglianza, partecipazione, sostenibilità e democrazia, oltre a ribadire la robustezza delle valutazioni tecniche scientifiche svolte” Il presente disegno di legge, novellando il decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152, mira all’introduzione della valutazione di impatto sanitario nell’ambito della procedura di autorizzazione integrata ambientale, allorquando concrete evidenze istruttorie dimostrino la sussistenza di un serio rischio per la salute della popolazione,  pena il mancato rilascio di quest’ultima da parte delle autorità competenti. I due procedimenti involvono interessi differenti pertanto è utile l’inserimento della prima procedura nell’ambito della seconda.

La valutazione di impatto sanitario, come su detto, valuta gli effetti di un piano o programma sulla salute della popolazione esposta mentre l’autorizzazione integrata ambientale si occupa di prescrivere la riduzione delle emissioni al fine del miglioramento della qualità ambientale, trascurando, il più delle volte, gli aspetti più specificamente sanitari.

Tale assunto è evidenziato dall’Istituto Superiore di Sanità, nel proprio rapporto recante il titolo “Ambiente e Salute: evidenze disponibili e indicazioni di sanità pubblica”, depositato per conto del Ministero della Salute agli atti della conferenza di servizi decisoria per il riesame dell’AIA dell’Ilva di Taranto in data 18 ottobre 2012. In esso si rileva la sussistenza di “una lacuna metodologica della procedura di autorizzazione ambientale integrata di cui al d.lgs 152 -2006 che limita il suo orizzonte prescrittivo alla riduzione delle emissioni finalizzata al miglioramento della qualità ambientale e trascura gli aspetti più specificamente sanitari”.

Tale lacuna dipende dalla presupposizione errata che i limiti ambientali disposti con le norme vigenti rappresentino una sorta di “soglia di tollerabilità” per la salute umana. Tuttavia, come ampiamente dimostrato da numerosissime evidenze scientifiche, per molti inquinanti, i limiti normativi delle concentrazioni in atmosfera non sono determinati in funzione della loro capacità di tutelare la salute dei cittadini.

Una ratio affine a quella sottesa alla valutazione di impatto sanitario è possibile rinvenirla nell’ambito del procedimento di valutazione del danno sanitario (VDS), introdotto in forza della legge 24 dicembre 2012 n. 231, finalizzata alla prevenzione di pericoli gravi per la salute della popolazione e degli habitat, potenzialmente provocati dagli stabilimenti industriali insistenti in aree già segnalate per la peculiare criticità ambientale, cosiddette aree ad elevato rischio di crisi ambientale e siti di interesse nazionale per le bonifiche.

Vi è una sostanziale differenza, però, tra valutazione di impatto sanitario e valutazione del danno sanitario che consiste nel fatto che la prima si propone di lavorare ex ante, prevenendo e mitigando i potenziali effetti negativi di un’installazione sul territorio, mentre la seconda viene svolta ex post, allorquando il danno è attuale per la popolazione.

Riguardo la necessità di inserire la valutazione di impatto sanitario nell’ambito dell’autorizzazione integrata ambientale, si richiama  la sentenza del Consiglio di Stato, Sezione IV, 11 febbraio 2019 n. 983, che così statuisce: “malgrado vada confermato che – in linea di principio – nell’ambito del procedimento per il rilascio dell’AIA (o di VIA), non è obbligatorio procedere alla valutazione di incidenza sanitaria, va tuttavia ribadito che è necessario procedervi quando le concrete evidenze istruttorie dimostrino la sussistenza di un serio pericolo per la salute pubblica. L’Amministrazione che in tali casi non la effettui incorre, pertanto, nel tipico vizio di eccesso di potere sotto il profilo del mancato approfondimento istruttorio, sintomatico della disfunzione amministrativa”.

La proposta completa

Art. 1
(Modifica all’articolo 28 del Decreto Legge 25 giugno 2008, n. 112)
Al comma 7, dopo le parole: ” oppure tecnico-scientifica”, aggiungere le seguenti: “di cui almeno cinque con competenze di igiene, sanità pubblica ed epidemiologica ambientale, designati dal Ministro della Salute”.

Art. 2

(Modifiche all’articolo 29 ter del decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152)
1. All’art. 29 ter del decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152, dopo la lettera m) è inserita la seguente

m- bis) in caso di rischio per la salute pubblica, la domanda di autorizzazione integrata ambientale (AIA) è integrata dalla valutazione di impatto sanitario (VIS) pena il mancato rilascio dell’autorizzazione da parte delle autorità competente;

Art. 3
(Modifiche all’art. 29 duodecies del decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152)
1. All’art. 29 duodecies, comma 1, del decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152, dopo le parole “domande ricevute”, sono inserite le seguenti: “integrate dalla VIS”.

Art. 4
(Modifiche all’art. 23 del decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152)
Dopo il comma 2 inserire il seguente:
2 bis. Per i progetti di cui agli allegati III e IV della presente parte il proponente trasmette la valutazione d’impatto sulla salute in conformità alle linee guida predisposte dall’Istituto superiore di sanità.

Art. 5
(Entrata in vigore)
1.       La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale

Il ddl sul riconoscimento della “Sensibilità Chimica Multipla” (MCS)

Il ddl sul riconoscimento della “Sensibilità Chimica Multipla” (MCS)

Questo disegno di legge mira al riconoscimento, nel nostro ordinamento, della «Sensibilità Chimica Multipla», nota anche come Multiple Che­mical Sensitivity (MCS), nonché all’appron­tamento di opportuni strumenti per la tutela della salute dei soggetti affetti da tale ma­lattia. Quest’ultimi, infatti, non vengono suffi­cientemente tutelati nel loro diritto ad avere un’assistenza sanitaria adeguata e commisu­rata all’entità ed alla gravità delle loro limi­tazioni attitudinali e lavorative. Questa malattia è nota anche come intol­leranza ambientale idiopatica (IAI), perché causata dall’incapacità di un individuo a tol­lerare una sostanza chimica o una classe di sostanze chimiche, disperse nell’ambiente, senza reagire in modo abnorme in loro pre­senza: difatti, essa si manifesta, in forma acuta o cronica, a fronte dell’esposizione a determinati composti molecolari, che provo­cano fenomeni di sensibilizzazione e di al­terata risposta immunitaria del nostro orga­nismo, le quali possono provocare danni an­che gravi e permanenti a diversi organi del corpo umano. Come riportato da un documento della Società italiana di medicina del lavoro ed igiene industriale, la malattia è più diffusa nei soggetti di sesso femminile, tra chi vive molte ore all’interno di edifici chiusi, sigil­lati, in città ad elevato tasso di inquinamento ambientale; i malati possono presentare sin­tomi diversi, che si manifestano anche se esposti a piccolissime quantità di sostanze chimiche, contenute in prodotti quali insetti­cidi, pesticidi, disinfettanti, detersivi, pro­fumi, deodoranti personali o per la casa, vernici, solventi, coloranti, colle e prodotti catramosi, preservanti del legno (per esem­pio antitarlo), materiali dell’edilizia, carta stampata, inchiostri, scarichi delle auto, fumi di stufe, camini, barbecue, prodotti plastici, farmaci, anestetici, formaldeide nel mobilio, tessuti e stoffe soprattutto nuove, in pratica tutte sostanze di derivazione petrolchimica. Nel Consensus Report del 1991 di Chi­cago, USA, la comunità scientifica, riguardo gli aspetti diagnostici della malattia, definì questa patologia uno stato cronico, caratte­rizzato da sintomi che si manifestano in ri­sposta alla esposizione a diverse sostanze chimiche, non correlate tra loro, e ricorrono, in maniera riproducibile, anche per livelli molto bassi; i sintomi possono migliorare o scomparire quando gli elementi scatenanti sono rimossi; la malattia può coinvolgere or­gani multipli. Nel 2005 Lacour et al. hanno definito la malattia come: condizione cronica, di durata superiore a 6 mesi, che causa peggioramento dello stile di vita e delle funzioni organiche, i cui sintomi ricorrono in modo riproducibile coinvolgendo il sistema nervoso ed altri ap­parati, con una caratteristica ipersensibilità agli odori, in risposta a sostanze chimiche multiple, tra di loro non correlate, evocabili dopo bassi livelli di esposizione e con mi­glioramento o risoluzione dopo rimozione dell’esposizione. Negli Stati Uniti la MCS colpisce tra l’1,5 e il 3 per cento della popolazione (stu­dio Heuser 1998), ed è causa di patologie disabilitanti in rapporto alla gravità delle af­fezioni dei vari organi o sistemi interessati, quali reni, cute, apparato respiratorio, car­diocircolatorio e digerente, sistema nervoso, sistema muscolo scheletrico ed endocrinoimmunitario; essa si può presentare con vari Atti parlamentari – 2 – Senato della Repubblica – N. 272 XVIII LEGISLATURA – DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI – DOCUMENTI livelli di gravità: alcuni soggetti hanno sol­tanto sporadiche manifestazioni e presentano solo lievi disturbi, ad esempio una ipersen­sibilità olfattiva, mentre altri possono dive­nire completamente disabili al lavoro e co­stretti a vivere in casa, bonificando conti­nuamente il proprio ambiente e riducendo la propria vita sociale ad incontri solo con per­sone adeguatamente decontaminate. I sintomi della malattia, difatti, sono molto vari: i più frequenti sono rinite, asma, mal di testa, stanchezza cronica, perdita della memoria a breve termine, dolori mu­scolari e articolari, problemi della pelle, dif­ficoltà di digestione e disfunzioni sensoriali; con il tempo la MCS può determinare uno stato infiammatorio cronico dei tessuti, pro­durre danni organici irreversibili ed asso­ciarsi a manifestazioni tipiche di artrite e/o di lupus eritematoso sistemico o di patologie autoimmuni, non potendosi escludere ulte­riori complicazioni, quali ischemie distret­tuali, cancri, eccetera. Da uno studio USA del 1992 emerge un quadro di evoluzione, non obbligato, della malattia che si può sintetizzare nei seguenti stadi:

STADIO 0 – TOLLERANZA: rappresentata dall’abilità di un individuo a sopportare l’ambiente chimico circostante.

STADIO 1 – SENSIBILIZZAZIONE: o fase irri­tante, che si verifica quando una persona è sottoposta ad una esposizione chimica acuta ad alte dosi o ad una esposizione cronica in­sidiosa. I sintomi dei pazienti in seguito al­l’esposizione chimica, di solito, non sono ri­levabili clinicamente. I disturbi possono in­cludere dolore alle articolazioni e ai mu­scoli, cefalea, affaticamento (stanchezza cro­nica), rossore, prurito, nausea, tachicardia, asma, insufficiente circolazione periferica, eccetera.

STADIO 2 – INFIAMMAZIONE: l’esposizione chimica determina una infiammazione dei tessuti, sotto forma di artriti, dermatiti, asma non allergico, coliti, miositi, riniti, vasculiti con riduzione della circolazione periferica e segni obiettivi rilevabili clinicamente. La progressione agli stadi successivi può avve­nire a seguito di ulteriori esposizioni, ma se non si sono ancora verificati danni organici ai tessuti, il processo può regredire evitando nuove esposizioni ed attuando specifiche cure di disintossicazione.

STADIO 3 – DETERIORAMENTO: l’infiam­mazione cronica causata dall’esposizione chimica produce danni organici permanenti ai tessuti, altera il loro trofismo, e per que­sto motivo conseguono lesioni al sistema nervoso centrale, al rene, al fegato, al pol­mone, al sistema immunitario, etc. Questo livello è irreversibile: « Una volta che i tes­suti sono danneggiati e la funzione dell’or­gano compromessa rimangono poche le spe­ranze nella pratica medica corrente di inver­tire il processo ».

Gli stadi patologici gravi, come lupus ed altre malattie autoimmunitarie, ischemie, cancri, forme degenerative reumatiche, scle­ rosi multipla, porfiria, si riscontrano in que­sto stadio.

Negli USA la malattia era nota già da anni, ma gli studi si intensificarono quando molti soldati americani, impegnati nella Prima guerra del Golfo del 1991, tornarono affetti da MCS, definita anche « sindrome del Golfo »; da allora vennero effettuati ul­teriori studi ed analisi su questa malattia tant’è che, a seguito dell’emergenza sanitaria determinatasi con le affezioni dei veterani del Golfo, le istituzioni americane presero seri provvedimenti in favore di questi malati, sia con l’introduzione di nuovi articoli ad hoc all’interno delle leggi sulla disabilità (American Disability Act) sia attraverso leggi specifiche a livello di singoli Stati. La risoluzione del Parlamento europeo del 4 settembre 2008 sulla « valutazione inter­media del piano di azione europeo per l’am­biente e la salute 2004-2010 » ha ricono­sciuto la sensibilità chimica multipla tra le malattie nuove, di recente manifestazione.

Atti parlamentari – 3 – Senato della Repubblica – N. 272 XVIII LEGISLATURA – DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI – DOCUMENTI La MCS è riconosciuta come malattia or­ganica negli Stati Uniti ed in Giappone; a li­vello europeo, in Germania, Austria, Dani­marca, Spagna e Finlandia. In Germania ed in Austria, dove è stato precisato che la malattia non può essere considerata tra i disturbi psichici, la sensibi­lità chimica multipla è stata classificata come una patologia organica, con il codice T78.4, che identifica « Allergie non precisa­mente qualificate ». Nel 2009 anche il Giap­pone ha riconosciuto la MCS a livello na­zionale utilizzando il codice ICD10 J68.9 che, testualmente, identifica « Disturbo re­spiratorio non specificato in relazione alla esposizione a sostanze chimiche, gas, fumi e vapori ». Il fatto che la MCS non sia riconosciuta in Italia come malattia rende molto precaria l’assistenza ai malati di MCS: la mancanza di ambienti adeguati, sia nei reparti di pronto soccorso che in molte altre strutture sanitarie, congiuntamente alla carenza di specifiche competenze del personale medico comportano un rischio gravissimo per il pa­ziente: molti dei malati allo stadio 3, spesso in gravi condizioni, faticano ad ottenere una completa invalidità ed hanno scarse possibi­lità di poter usufruire delle cure necessarie secondo i protocolli internazionali; altri ma­lati, meno gravi, ancora in grado di muo­versi e di viaggiare, si rivolgono a centri al­tamente specializzati all’estero per fruire di cure specifiche che, in alcuni casi, sono state rimborsate dalle aziende sanitarie locali ai sensi della legislazione vigente sulle pa­tologie residuali: tuttavia ancora molti malati stentano a ottenere qualsiasi assistenza me­dica oppure si rivolgono a più specialisti, in­correndo in tentativi diagnostici e terapeutici spesso inutili, se non dannosi, e in ogni caso con un pesante aggravio economico. Con la risoluzione di Roma del 15 gen­naio 2015 ricercatori e medici italiani, non­ché di altre nazionalità, dichiarano che la MCS è una malattia fisiologica, caratteriz­zata da sensibilità chimica e dalla presenza di sintomi in diversi sistemi di organo. Al­tresì la suddetta Risoluzione rileva la neces­sità di protocolli di ospedalizzazione, oltre che la necessità di un approccio multidisci­plinare alla questione e, infine, che gli indi­vidui affetti dalla malattia, dovendo evitare il contatto con le sostanze chimiche, neces­sitano di una adeguata sistemazione sia nel luogo di abitazione che in quello lavorativo. In Italia, la malattia è attualmente ricono­sciuta dalla regione Veneto, con legge regio­nale n. 2 del 19 marzo 2013, in Umbria, con delibera del 14 marzo 2015, in Basilicata, con delibera n. 396 del 21 marzo 2006. La MCS è citata, come problema emer­gente, nelle Linee-guida per la tutela e la promozione della salute negli ambienti con­finati, di cui all’accordo 27 settembre 2001 tra il Ministro della salute, le regioni e le province autonome, pubblicato nel supple­mento ordinario n.252 alla Gazzetta Uffi­ciale n. 276 del 27 novembre 2001. Lo Stato italiano non ha ancora adottato iniziative legislative specifiche, di promo­zione della salute, di prevenzione dei rischi e di tutela dei malati di MCS. Nel nostro Paese l’incidenza della MCS non è attualmente nota ma poche centinaia di casi riferiti dall’Istituto superiore di sanità potrebbero rappresentare solo la punta di un iceberg, considerando che statistiche ameri­cane indicano che circa il 15 per cento della popolazione negli Stati Uniti d’America sof­fre di una qualche sensibilità chimica e che circa l’1,5-3 per cento ha una forma di MCS grave. Le difficoltà di accesso dei malati italiani ai servizi sanitari pubblici e privati, a causa della mancanza di unità ambientali control­late, adeguatamente sanificate cioè prive di sostanze tossiche, rendono difficile la valu­tazione del fenomeno e impongono la neces­sità di adeguare le normative vigenti sulla tutela della salute pubblica a questo nuovo tipo di invalidità, definibile « chimica ». Atti parlamentari – 4 – Senato della Repubblica – N. 272 XVIII LEGISLATURA – DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI – DOCUMENTI Allo stato attuale non esistono sicure fon­damenta scientifiche di correlazione tra de­terminati genotipi umani ed insorgenza di MCS; quest’ultima può essere riscontrata con test diagnostici di laboratorio, quali:

  • a) test di provocazione (che però pos­sono indurre reazioni anche gravi nei sog­ getti con MCS in stadio avanzato);
  • b) test per le allergie tradizionali tipo I (IgE); tipo II (IgG); test di trasformazione dei Linfociti (LTT) l’allergia ai metalli (LTT – Melisa), alle plastiche, alle muffe, alle tossine ambientali, agli ftalati, ai farmaci, ai ritardanti di aamma. Questo test particolare è molto utile nei casi di o portatori di me­talli (amalgame, perni, protesi, ecc);
  • c) i test dello stress ossidativo sono tra gli esami del sangue più importanti per la MCS perché indicano se c’è un problema metabolico nella espulsione delle sostanze tossiche, (enzimi eritrocitari); vitamine idro­ solubili; vitamine liposolubili; nitriti/nitrati; capacità antiossidante totale; ATP eritrocita­ rio; acidi grassi della membrana eritrocitaria; ATP pastrinico;
  • d) il test di ImmunoToleranz Test (ITT) è un test sperimentale messo a punto dal la­ boratorio di Monaco Lab4More del dottor Bieger che misura alcuni parametri infiam­ matori (interleuchine IL4, IL5, IL5-IL8, IL2m, IFNy, TNFa, IL1b);
  • e) i test dei polimorfismi genetici; f) i test tossicologici; g) profilo metabolismo integrato dei farmaci su base genomica (MIFAR), fonda­ mentale per il paziente in caso di assunzione di farmaci, di interventi chirurgici ovvero ri­ overi ospedalieri ordinari e in condizioni di emergenza, valutando la risposta individuale, su base genetica, ai principali tipi di farmaci quali anestetici, antibiotici, antidolorifici, an­ tiinfiammatori, eccetera.

Per il disegno di legge completo vi rimando al seguente link

http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/01112808.pdf

Proposta di legge sui limiti delle sostanze inquinanti

Proposta di legge sui limiti delle sostanze inquinanti

Il disegno di legge che ho presentato al Senato mira a conseguire una maggiore tutela della qualità dell’ambiente nei territori sedi di SIN, Siti di Interesse Nazionale, colmando alcune lacune normative della vigente legislazione in materia di monitoraggi di sostanze inquinanti di origine industriale.

A tale fine si prenderanno a riferimento i dati disponibili dagli studi effettuati sullo stato di salute delle popolazioni residenti nel SIN di Priolo ed in quello di Milazzo, simili per gli insediamenti industriali presenti.

I SIN sono i Siti di Interesse Nazionale da sottoporre a bonifiche in quanto, negli anni, sono stati oggetto di contaminazioni di tutte matrici ambientali, aria, terra, acque, mare, e sono divenuti aree ad elevato rischio di crisi ambientale da inquinamento industriale (AERCA).

Il SIN di Priolo, in particolare, istituito con la Legge 9 dicembre 1998, n. 426  con prima perimetrazione fissata dal D.M. 10/01/2000,  è uno dei territori più industrializzati e più inquinati d’Italia: si estende per circa 15.900 ettari,  dei quali 5.815 sono aree a terra, che si sviluppano, per circa 30 chilometri, nel tratto di costa compresa tra Augusta e Siracusa, comuni facenti parte, oltre a quelli di Melilli e Priolo, di detto SIN; altri 10.085 ettari sono aree “a mare” che si spingono al largo per 3 km. circa; pertanto questo SIN comprende anche l’area marina antistante Augusta e Siracusa, congiuntamente ai loro porti, e le aree umide – saline di Priolo e di Augusta

Il primo insediamento industriale in questo SIN avvenne nel 1948, con la “Rasiom“, raffineria siciliana di oli minerali, una vecchia raffineria smontata dal Texas da Angelo Moratti che la fece rimontare sulla costa prospiciente il lato ponente del porto di Augusta, per intercettare e raffinare il petrolio greggio proveniente dagli Stati Arabi, attraverso Suez; oggi nel SIN  sono presenti due raffinerie di petrolio, impianti petrolchimici, due inceneritori, centrali termoelettriche, un depuratore consortile industriale, uno stabilimento eternit per lavorazione dell’amianto, dismesso da anni ma mai messo in sicurezza permanente, numerose discariche di rifiuti, industriali ed anche urbani, molte delle quali abusive, ovvero non censite;  anche nel SIN di Milazzo sono presenti multiple attività industriali: impianti per la produzione di apparecchiature elettriche, una raffineria, un im-pianto siderurgico, una centrale elettrica.

A Priolo ed Augusta, ma anche in buona parte della provincia siracusana, lo sviluppo del Polo industriale , negli anni sessanta /settanta, apportò un concreto benessere alle collettività residenti, migliorando sensibilmente le loro condizioni sociali; purtroppo, la scarsa coscienza dell’epoca riguardo le tematiche ambientali , congiuntamente all’incuria ed alla negligente dismissione dei prodotti di scarto delle lavorazioni industriali, alcuni dei quali rappresentavano pericolosi cancerogeni per l’uomo, provocarono danni ingenti all’ambiente.

Già verso la fine degli anni ’70 iniziò la fase di declino di tale effimero benessere a causa della riduzione della raffinazione del greggio medio orientale, determinata dalla nascita di nuove raffinerie in Europa, dalla delocalizzazione degli impianti di trasformazione e, successivamente, anche dell’entrata di Cina e India tra i paesi produttori a costi più bassi: ciò provocò la chiusura di alcuni stabilimenti ed il conseguente venir meno dell’occupazione e delle prospettive di sviluppo.

Il costo di quell’effimero benessere economico e sociale è stato un cospicuo danno all’ambiente prodotto dagli stabilimenti nel corso degli anni e le gravi conse-guenze sulla salute dei residenti nei comuni del SIN; queste collettività , come tutte le altre che vivono nei SIN italiani, messe a confronto con il resto della regione, presentano  aumenti sensibili della incidenza e della mortalità per tumori e malattie degenerative, prevalentemente dell’apparato respiratorio e del sistema nervoso centrale, sia tra gli uomini che tra le donne; e non sono da sottacere gli incrementi delle malformazioni neonatali e della mortalità infantile, che si sono registrati soprattutto ad Augusta nei primi anni 80’.

I poli industriali hanno causato inquinamento e gravi danni ambientali, documentati dai controlli effettuati dagli enti preposti, ARPA ed ex Provincia, confermati anche dai report periodici che gli stessi stabilimenti inviano regolarmente al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

Nel sottosuolo del SIN di Priolo  sono stati rilevati diossine e furani fino ad una profondità di 20-30 cm.; nell’atmosfera sono state riscontrate elevate concentrazioni di sostanze cancerogene e teratogene quali metalli pesanti, cadmio, cromo, nichel, vanadio, ed ancora diossine e furani, IPA, ecc..; la falda idrica è stata infiltrata e inquinata da idrocarburi; anche i fondali marini della rada del porto di Augusta, antistanti gli scarichi industriali, hanno aumentato lo spessore di sedimentazione di alcuni metri, costituendo materiale fangoso contenente migliaia di tonnellate di metalli pesanti, diossine, idrocarburi policiclici aromatici ed anche eternit, riversati ,incautamente, a mare dalle industrie negli anni passati . Inoltre, la carenza di rigorosi e puntuali controlli sulle fonti emissive ha causato, e continua tuttora a causare, emissioni di nubi maleodoranti che provocano disturbi e malessere fisico alle popolazioni vicine; infine, non possono essere sottaciuti i numerosi episodi, succedutisi negli anni, di incendi ed esplosioni nei vari impianti, che hanno determinato gravi rischi non solo per la salute ma anche per la vita dei cittadini dei comuni limitrofi.

La compromissione della salute degli uomini conseguente al danno ambientale prodotto dal l’inquinamento industriale è ampiamente dimostrata da numerose evidenze scientifiche, prima tra le quali uno studio dell’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, che, ad Augusta, nel periodo che va dal 1951 al 1980, evidenziò un notevole aumento della mortalità, soprattutto per cause tumorali, passata dall’8,9% del quinquennio ’51-’55 al 23,7% del quinquennio ’76-’80, con punte del 29% nel 1980; concordano, in tale senso anche i rilievi epidemiologici forniti  dagli studi della ASP 8 di Siracusa, attraverso il rispettivo Registro Territoriale di Patologia (RTP), i cui dati vengono inoltrati all’Osservatorio Epidemiologico della Regione Siciliana; anche i dati del  progetto SENTIERI, acronimo di Studio Epidemiologico Nazionale nei Territori e negli Insediamenti Esposti a Rischio Inquinamento, condotto, a cura del Ministero della Salute,  dall’Istituto Superiore di Sanità , in collaborazione con una rete di istituzioni scientifiche italiane, operanti a livello nazionale e regionale, e con il Centro europeo Ambiente e salute dell’OMS, riportano un grave danno alla salute delle popolazioni residenti nei comuni del SIN di Priolo.

Il progetto SENTIERI riporta che le molteplici attività produttive presenti nel territorio del SIN di Priolo e di Milazzo hanno emesso e rilasciato nell’ambiente macroinquinanti, quali ossido di zolfo e azoto, particolato, e microinquinanti, come diossine, IPA, PCB, metalli pesanti, COV, determinando una esposizione della popolazione prevalentemente per via inalatoria; tuttavia la specificità delle attività industriali nei SIN suggerisce che, negli anni, vi sia stata una importante contaminazione di multiple matrici ambientali, causata dall’emissione di sostanze che hanno prodotto inquinamento non soltanto dell’aria ambiente;  diverse sostanze pericolose, difatti, possono essere presenti nelle matrici dei corpi idrici superficiali, come, ad esempio, i metalli pesanti nell’acqua; ne consegue che le popolazioni residenti in queste aree sono state e sono tuttora esposte a una miscela di contaminanti attraverso vie di esposizione dirette e indirette, inalatoria, ingestiva, questa per via alimentare (dati dei prodotti ittici e dati dei sedimenti marini) e  attraverso l’acqua potabile (dati delle acque sotterranee e delle acque superficiali), dermica.

Gli inquinanti principali del SIN di Priolo sono di natura molto diversa e comprendono

  • idrocarburi policiclici aromatici (benzene e xilene)
  • solventi organici clorurati (1,2-dicloroetano, tetracloroetilene, tricloroetilene, cloruro di vinile
  • metalli pesanti (As, Cd, Cr, Hg, Pb, Ni, V),
  • contaminanti organici persistenti, policlorobifenili PCB, esaclorobenzene, PCDD, policlorodifenildiossine, e PCDF, policlorodifenilfurani, derivanti so-prattutto dall’attività di due impianti di trattamento di rifiuti, un cementificio ed un inceneritore.

Un supplemento di studio, SENTIERI KIDS, pubblicato nel 2014, ha fornito ulteriori dati relativamente allo stato di salute dei bambini  delle popolazioni  residenti in 18 SIN,  basato su flussi informativi sanitari quali mortalità, ricoveri ospedalieri, incidenza neoplastica, per istituire un sistema  permanente di monitoraggio dello stato di salute dei bambini che risiedono nelle aree fortemente inquinate, dati che hanno confermato quelli del Piano globale di azione dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) sul tema ambiente e salute nell’infanzia per il 2010-2015 (Global Plan of Action for Children’s Health and the Environment) ; questo piano ha identificato nella urbanizzazione incontrollata, nelle nuove tecnologie, nella industrializzazione nei Paesi in via di sviluppo, nel degrado degli ecosistemi e negli impatti del cambiamento climatico le condizioni emergenti di rischio per la salute infantile; sono numerose le evidenze che testimoniano come i bambini, proporzionalmente, esprimano livelli più elevati di esposizione agli inquinanti e che, per via della immaturità di alcuni organi ed apparati, correlata all’età infantile, essi sono più sensibili agli effetti dannosi di tali sostanze; molti studi riportano una più ampia e precoce sfera di disturbi neuro-comportamentali nei bambini esposti durante il periodo fetale o nell’immediato post partum, a contaminanti chimici neurotossici, quali il metilmercurio, il piombo, alcuni pesticidi, o come siano  più precoci e gravi le manifestazioni asmatiche nei bambini sovraesposti al particolato atmosferico; negli ultimi anni, molti studi hanno documentato il nesso causale tra l’inquinamento atmosferico e l’incremento del rischio di malattie respiratorie in età pediatrica, soprattutto in ambito urbano.

Dal 2005, il SIN di Priolo è anche oggetto di monitoraggio dello stato di salute della popolazione residente da parte  dell’Osservatorio epidemiologico della Regione Siciliana, attraverso i dati forniti dal registro territoriale di patologia, della ASP di Siracusa; anche questi dati evidenziano uno specifico profilo di mortalità e di morbosità, utilizzando le informazioni fornite dal Registro regionale nomina-tivo delle cause di morte (ReNCaM) e il ricorso alle prestazioni di ricovero ospe-daliero (SDO): per entrambe le fonti utilizzate, in questo territorio, rispetto al resto della Regione, emerge un incremento di mortalità generale ed un incremento di incidenza di malattia rispetto alle popolazioni di riferimento; come nel SIN di Milazzo, tra le patologie in eccesso evidenziate nello studio del Rapporto dell’Osservatorio regionale, sono emersi eccessi di tumore della pleura, il mesotelioma, e delle malattie respiratorie acute, sia negli uomini che nelle donne, del tu-more del polmone fra gli uomini e del tumore del fegato tra le donne.

Infine, occorre sottolineare il ruolo di certi inquinanti industriali quali l’H2S, l’idrogeno solforato, ed i mercaptani, tipici prodotti di procedimenti di lavoro delle raffinerie, atti ad eliminare le componenti di zolfo dal petrolio greggio, che danno origine a sensazioni odorose sgradevoli, tanto più fastidiose quanto maggiore è la sensibilità individuale alla percezione ed alla tolleranza di tali sostanze. A basse concentrazioni, l’idrogeno solforato ha il caratteristico odore di uova marce e produce progressive irritazioni degli occhi, delle prime vie aeree ed edema polmonare; a concentrazioni più elevate, vicine ai limiti letali (>700 ppm) dà origine ad un odore quasi piacevole e proprio l’assenza di tale “avvertimento odoroso” ha causato parecchi gravi incidenti, incluso il decesso di un operativo, tra i lavoratori addetti alle canalizzazioni fognarie e nell’industria petrolifera. Per quanto riguarda i composti solforati, si può inoltre evidenziare l’effetto dei mercaptani e del solfuro di carbonio; per i primi è nota la particolare sgradevolezza dell’odore che provoca, per tempi di esposizione relativamente bassi, effetti gastrici insopportabili; tali composti possono anche interferire con l’emoglobina del sangue e quindi col processo di trasporto dell’ossigeno causando cianosi temporanee; inoltre, deprimono il sistema nervoso centrale e possono provocare, così come l’H2S, gravi irritazioni all’apparato respiratorio con edema polmonare; per il solfuro di carbonio è nota, con sufficiente attendibilità, la sua tossicità nei con-fronti dell’uomo: è altamente irritante anche a basse concentrazioni sia per la pelle che per gli occhi, il naso e le vie aeree; ad elevate concentrazioni, agendo sul sistema nervoso, causa perdita di coscienza ed anche morte, mentre a bassi livelli, ma per tempi di esposizione piuttosto lunghi (10 – 15 anni), causa frequenti attacchi cardiaci ed aumento della pressione arteriosa.

A grandi linee, possiamo dire che i principali dispositivi legislativi che regolano il controllo delle emissioni sono rappresentati dal D.Lgs.  155/2010, che riprende il quadro normativo unitario in materia di valutazione e gestione della qualità dell’aria ambiente, e dal D.Lgs. 152/2006, parte V, come modificata ed integrata dal D.Lgs. 128/2010, che riprende le norme in materia di tutela dell’aria e di ridu-zione delle emissioni in atmosfera.

Solo recentemente, con la pubblicazione della Legge 22 maggio 2015, n. 68 il legislatore ha introdotto, nel codice penale, disposizioni normative in materia di delitti contro l’ambiente, adeguamento normativo irrinunciabile e non ulteriormente procrastinabile per fronteggiare i numerosi scempi perpetrati ai nostri territori da delinquenze sempre più organizzate ed attive nel campo dello smaltimento dei rifiuti sia, anche, per i numerosi delitti contro l’ambiente.

Oltre al danno da inquinamento ambientale, la suddetta legge prevede altri reati, introducendo ed esplicitando i concetti di disastro ambientale, di bonifica dei siti, di confisca e di ripristino dello stato dei luoghi ed altre norme, tra le quali alcune modifiche della disciplina delle responsabilità delle persone giuridiche.

Con riferimento alle problematiche ambientali relative alla qualità dell’aria delle aree poste all’interno dei S.I.N. e aree ad elevato rischio di crisi ambientale, sulla base degli elementi acquisiti si propone di integrare la vigente normativa D.Lgs. 155/10 che attualmente non prevede valori di riferimento per contaminanti di interesse igienico sanitario come l’H2S (idrogeno solforato) e NMHC (idrocarburi non metanici). E’ doveroso evidenziare che per gli idrocarburi non metanici, l’ultimo decreto, ormai abrogato, che ne fissava un limite, pari a 200 μg/m3 come media di 3 ore consecutive in presenza di ozono, è il D.P.C.M. 28/03/1983 abrogato dall’art. 21 del D.Lgs. 155/2010 e da allora non risultano normative di riferimento; a tal proposito si segnala che è possibile in questi casi fare riferimento ai valori individuati da agenzie internazionali quali in particolare l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), oppure ai valori di riferimento già presenti nelle normative di altri Paesi Europei. In particolare, le Air Quality Guidelines 2000 dell’OMS riportano valori guida per i disturbi olfattivi di un set di contaminanti; altri documenti tecnici elaborati da gruppi di lavoro OMS (IPCS, CONCISE) riportano valutazioni sugli aspetti odorigeni di alcune sostanze che tornerebbero utili in caso di integrazione dell’attuale normativa.

Relativamente alla richiesta di aggiornamento della normativa nazionale in materia di qualità dell’aria, mediante l’introduzione di valori limite per l’idrogeno sol-forato e gli idrocarburi non metanici, si ritiene opportuno riconsiderare anche il periodo di mediazione per il benzene, pericoloso cancerogeno per l’uomo, posto in gruppo 1 dalla agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, visti gli effetti sulla salute che quest’ultimo provoca. Si ricorda che attualmente il benzene è normato su base annua (D.lgs 155/10 Allegato XI) e ciò non consente di regolamentare gli episodi di esposizione acuta a cui i cittadini dei Comuni che ricadono nelle aree SIN sono troppo spesso sottoposti.

Pertanto si propone di inserire nella vigente normativa dei valori limite per le concentrazioni medie orarie per il benzene, per gli idrocarburi non metanici e per l’idrogeno solforato, con i rispettivi valori:

  • Benzene C6H6 Valore Limite (VL) periodo di mediazione 24h, pari a 5 μg/m3
  • NMHC (idrocarburi non metanici) Valore limite (VL), valutato come media su 3 ore consecutive, pari a 200 μg/m³ (D.P.C.M. del 28/3/83)
  • Idrogeno solforato Valore Limite (VL) periodo di mediazione 24h, pari a 150 μg/m3
    periodo di mediazione 14 giorni, < 100μg/m
    periodo di mediazione 90 giorni, < 20 μg/m3

Il testo della legge

Art. 1 (Modifiche all’art. 1 del decreto legislativo 13 agosto 2010 n. 155)
1. All’art. 1 comma 2 lett. A) dopo le parole “PM10”, aggiungere le seguenti: “nonché di idrogeno solforato (H2S)”.

Art. 2 (Modifiche all’art. 21 del decreto legislativo 13 agosto 2010 n. 155) 1. All’art. 21 comma 1 lett. F) del decreto legislativo 13 agosto 2010 n. 155, dopo le parole “28 maggio 1983”, aggiungere le seguenti: “fatto salvo quanto disposto negli art. 3 e 4 ed annessa Tabella B, Allegato I”.

Art. 3 (Modifiche all’Allegato XI al decreto legislativo 13 agosto 2010 n. 155) L’All. XI al decreto legislativo 13 agosto 2010 n. 155 è modificato con i seguenti valori:
Benzene C6H6 Valore Limite (VL) periodo di mediazione 24h, pari a 5 μg/m3
Idrogeno solforato Valore Limite (VL) periodo di mediazione 24h, pari a 150 μg/m3
periodo di mediazione 14 giorni, < 100 μg/m3
periodo di mediazione 90 giorni, < 20 μg/m3

Art. 4 (Entrata in vigore)
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

300 GIORNI DI GOVERNO: a Modica il 27 Aprile

300 GIORNI DI GOVERNO: a Modica il 27 Aprile

Ritorniamo fra la gente per parlare di quanto fatto in questi 300 GIORNI dal nostro Governo del Cambiamento sotto la spinta importante di tutto il gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle.

Lo faremo a cominciare da un importante incontro che si terrà a Modica sabato 27 Aprile alle ore 18.00. Insieme a me la deputazione nazionale del M5S, alla presenza dei portavoce all’Ars e i consiglieri comunali della zona Iblea. Vi parleremo naturalmente di Reddito e Pensione di Cittadinanza e di Quota 100, i due cavalli di battaglia del nostro Movimento che proprio in questi giorni stanno passando dalla carta alla pratica. Sono infatti quasi 600 mila italiani che stanno ricevendo i primi emolumenti che deriva dall’entrata in vigore dei due provvedimenti.
Vi parleremo poi degli aiuti all’azienda con la riduzione delle tasse sul lavoro. Io personalmente vi parlerò di cosa il Governo e il Movimento stanno facendo per la Sanità pubblica, dei soldi che stiamo mettendo, per esempio, per ridurre le liste d’attesa, dello sblocco delle assunzioni nel SSN, di come abbiamo aumentato le borse di studio per gli specializzandi perché occorrono tanti giovani e bravi medici che si prendano davvero cura della salute dei cittadini. Vi parlerò di un provvedimento come la Rete Nazionale dei Registri Tumori, legge di cui sono stato relatore alla Camera e che è un importante strumento per combattere il cancro. Vi parleremo di SpazzaCorrotti, di SbloccaCantieri e di tantissimi altri provvedimenti che in pochissimo tempo abbiamo adottato per cambiare completamente questo Paese che purtroppo si era arenato per l’incapacità dei precedenti governanti.

Abbiamo deciso di venire a parlare direttamente con voi cittadini perché la grande stampa nasconde volutamente quello che abbiamo fatto. Abbiamo toccato, e anche pesantemente, gli interessi delle grandi lobby che, in molti casi, sono anche proprietari di quella stampa che ci ignora o, peggio, ci disprezza. Questo è quindi l’unico modo per fare sentire la nostra voce e per questo vi aspetto all’Hotel Torre del Sud di Modica il prossimo 27 aprile alle 18.00. La vostra presenza è davvero molto gradita perché siamo non solo disponibili ad ascoltare le istanze del territorio ma anche a cercare di tradurle in atti che possano migliorare effettivamente le condizioni di vita di questa parte della Sicilia che ci onoriamo di rappresentare in Parlamento

Seguendoci sui nostri canali social nei prossimi giorni daremo altri particolari sui partecipanti e sugli argomenti trattati.

SALARIO MINIMO ORARIO: UNA BATTAGLIA DI CIVILTA’

SALARIO MINIMO ORARIO: UNA BATTAGLIA DI CIVILTA’

Due sono stati i cardini che hanno permesso all’Europa di uscire dal dramma e dalla distruzione in cui era precipitata a causa della Seconda Guerra Mondiale: lavoro e giustizia sociale.

Negli anni, però, questi due grandi fari di libertà sono stati traditi proprio da coloro i quali si sono sempre professati “europeisti”, più per convenienza che per effettiva convinzione: un tassello dopo l’altro hanno smantellato le garanzie offerte dalla legislazione in tema di lavoro e di welfare.

In questo ambito – a differenza di altri dove si imponevano sacrifici ai cittadini – non è valso il grido “ce lo chiede l’Europa“. Infatti in una relazione inviata – e ovviamente ignorata – ai precedenti governi veniva posta una questione centrale: “Gli Stati Europei dovrebbero introdurre regimi di reddito minimo adeguati, accompagnati da misure di sostegno al reinserimento nel mondo del lavoro per chi può lavorare e programmi di istruzione e formazione adeguati alla situazione personale e familiare del beneficiario, al fine di sostenere le famiglie con redditi sufficienti e garantire loro un tenore di vita decoroso“.

Sapete una cosa? Questo è quello che vuole da sempre il Movimento 5 Stelle. Già nella primo disegno di legge per l’istituzione del Reddito di Cittadinanza – che risale al 2013 – era incluso anche il Salario Minimo Orario. Quando siamo andati al Governo nello scorso giugno, questo provvedimento è stato introdotto come punto fondamentale nel Contratto che regola i rapporti con il nostro partner. Adesso è ora di tradurre le parole in fatti: così proprio in questo mese di aprile approda in Parlamento e sarà una battaglia che condurremo fino a quando non sarà approvato.

Il concetto sul quale si basa il ddl sul Salario Minimo è, in fondo, molto semplice: nessun lavoratore deve guadagnare meno di quanto previsto dai contratti collettivi nazionali più rappresentativi e, comunque, mai meno di 9 euro lordi l’ora. Oggi in Italia ben il 12% dei lavoratori lavora sotto questa soglia di guadagno contro una media europea del 9,6%. Inoltre diamo attuazione all’articolo 36 della Costituzione che dice: “Ogni lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa“.

Ritornando all’Europa, ben 22 paesi su 28 hanno il Salario Minimo garantito. Con questo ddl ci allineiamo con i nostri partner europei. Ma, soprattutto, riportiamo il nostro paese nell’alveo di quei due pilastri fondanti dell’Europa dei padri costituenti: lavoro e giustizia sociale.

OLTRE 3 MILIONI DI EURO PER I COMUNI DI SIRACUSA E RAGUSA

OLTRE 3 MILIONI DI EURO PER I COMUNI DI SIRACUSA E RAGUSA

Il Decreto Crescita approvato la settimana scorsa prevede grosse novità per tutti i cittadini italiani e dovrebbe essere un volano espansivo per il nostro Paese. Insieme allo Sblocca Cantieri è il giusto mezzo per sbloccare l’economia italiana.

Fra le norme contenute nel DL c’è la cosiddetta norma Fraccaro:

“Con il decreto Crescita abbiamo stanziato 500 milioni di euro in favore dei Comuni di tutta Italia per avviare opere pubbliche in materia di efficientamento energetico e di sviluppo sostenibile sul territorio. Si tratta di un piano straordinario per rilanciare la spesa per investimenti dei Comuni e dare un impulso massiccio alla crescita sostenibile. È una norma che ho fortemente voluto per invertire la rotta nel rapporto con gli enti locali. Enti in ginocchio dopo anni di tagli e austerity, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita dei cittadini. Era un impegno del Movimento 5 Stelle e lo manteniamo”. Il Parlamento e la Democrazia aggiunge: “Con questi fondi, distribuiti alle amministrazioni comunali sulla base della popolazione, sarà possibile aprire tanti cantieri diffusi in tutto il Paese. Questi permetteranno di promuovere il risparmio energetico e il ricorso alle energie rinnovabili negli edifici pubblici”. 

“Infine, si potranno attuare investimenti per la messa in sicurezza di strade, scuole e del patrimonio pubblico. Si andrà da un minimo di 50mila euro per i Comuni fino a 5mila abitanti ad un massimo di 250mila euro per quelli oltre i 250mila abitanti. Soldi subito disponibili per tutti i Comuni d’Italia che potranno finanziare le opere pubbliche sostenibili. Siamo convinti che consentire agli Enti locali di tornare ad investire sia il modo migliore per far correre l’economia. Dunque stimolare l’occupazione e dare nuovo impulso alla crescita. Con le norme contenute nella legge di bilancio, a partire da quella che ha stanziato 400 milioni di euro ai piccoli Comuni, abbiamo sbloccato gli investimenti con un aumento della spesa effettiva delle amministrazioni comunali pari al 21,8%. Vogliamo imporre una svolta rispetto agli ultimi anni per dare risposte alle istanze dei territori e dei cittadini. Con il Governo del cambiamento il Paese torna ad investire nella crescita sostenibile” 

I fondi della norma Fraccaro riguardano naturalmente anche i Comuni del Siracusano e del Ragusano. Nel dettaglio, se le norme fossero confermate anche dai successivi passaggi parlamentari, sono ben 3 milioni e 260 mila euro che si riverserebbero – solo per effetto di questo provvedimento – nell’economia di questo territorio. Nel dettaglio (aspettando sempre le conferme) i fondi dovrebbero essere così ripartiti.

Per l’ex provincia di Siracusa si distribuiscono 2 milioni di euro:

  • 210 mila euro per Siracusa
  • 130 mila euro per Augusta, Avola, Floridia, Lentini, Noto, Pachino e Rosolini
  • 90 mila euro per Carlentini, Francofonte, Melilli e Priolo
  • 70 mila euro per Canicattini, Palazzolo, Solarino e Sortino
  • 50 mila euro per Buccheri, Buscemi, Cassaro, Ferla e Portopalo

1.260.000 euro per l’ex Provincia di Ragusa:

  • 50 mila euro a Giarratana e Monterosso Almo
  • 70 mila euro a Chiaramonte Gulfi, Santa Croce Camerina e Acate
  • 90 mila euro a Ispica e Pozzallo
  • 130 mila euro a Scicli e Comiso
  • 170 mila euro a Ragusa, Modica e Vittoria

I soldi immediatamente disponibili saranno erogati solo a quei comuni che inizieranno i lavoro entro e non oltre il 15 ottobre.

UN GIORNO IN SENATO

UN GIORNO IN SENATO

Oggi la routine del mio lavoro di senatore ha avuto una brusca variazione grazie ad una visita molto importante e gradita. Nel quadro dell’attività Un giorno in Senato sono venuti a trovarci, infatti, i ragazzi dell’I.I.S. Enrico Fermi di Vittoria con i quali ho passato una mattinata che mi ha davvero gratificato.

Nell’Aula della 10ma Commissione, con loro ho discusso di importanti questioni. Sono stato “interrogato” sulla mia attività di parlamentare e su quali sono le funzioni che svolge l’assemblea legislativa. In particolare si sono soffermati su questioni di carattere ambientale, mi hanno fatto domande sui SIN (Siti di Interesse Nazionale), sull’inquinamento in genere, sui controlli da effettuare per evitare le conseguenze del danno ambientale. Rispondendo a questi quesiti, ho colto l’occasione per parlare loro di un progetto di legge in gestazione e che presenterò presto in Senato proprio su questi temi. Con esso si potenzieranno le risorse e il personale addetto ai controlli (quello delle Arpa regionali); si prevederanno più stringenti limiti emissivi e l’introduzione quali inquinanti di sostanze non ancora oggi normate. Ritengo sia stato giusto parlarne proprio con questi giovani perché sostanzialmente il mio ddl si rivolge alle future generazioni che avranno la possibilità di ricevere un pianeta con un ambiente più pulito e vivibile.

Hanno presentato ai funzionari del Senato una proposta di legge, di per sé davvero molto interessante. Si tratta in sostanza del problema – che affligge un po’ tutti i Comuni, specialmente del Sud – dell’abbandono dei rifiuti solidi urbani.
“Attualmente – scrivono gli studenti del Fermi nella loro proposta di legge – l’art. 255 sanziona l’abbandono dei rifiuti urbani come illecito amministrativo, ma ciò comporta che di fatto non è punito in concreto perché gli organi preposti, la Polizia municipale, non hanno mezzi adeguati e personale sufficiente e comunque non appaiono adeguatamente preparati e/o formati a perseguire questo tipo di illecito. La trasformazione di detto illecito in reato (contravvenzione) consente la punibilità da parte di tutte le forze di polizia con una riserva di leggi statali in materia, così da consentire un trattamento sanzionatorio uniforme in tutto il territorio nazionale e la perseguibilità ad opera della magistratura, appare evidente che bisogna dare da subito una svolta radicale”.

Spero che sia stata per loro un’esperienza formativa così come previsto da Un giorno in Senato. Sicuramente è stata una bella esperienza anche per me che mi sono confrontato con menti giovani ma già molto acute.