Categoria Attività Legislativa

APPALTI DEI SERVIZI DI PULIZIA PER LA MARINA MILITARE: IL SOTTOSEGRETARIO CALVISI RISPONDE ALLA MIA INTERROGAZIONE

APPALTI DEI SERVIZI DI PULIZIA PER LA MARINA MILITARE: IL SOTTOSEGRETARIO CALVISI RISPONDE ALLA MIA INTERROGAZIONE

Giulio Calvisi, sottosegretario alla Difesa, ha risposto ieri alla interrogazione sulle condizioni di appalto del servizio di pulizia per la Marina Militare, da me presentata nello scorso mese di febbraio.

Il mio atto nasceva dal malcontento presente fra i lavoratori impiegati nelle pulizie della Marina militare, in particolare quelli di Marisicilia. Lo stato di agitazione nasceva dal fatto che la Marina Militare aveva indetto la gara con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, con l’abbassamento del monte ore per l’espletamento di tutte le prescrizioni richieste per il lotto 4 (Regione Sicilia, che sembra avere avuto condizioni meno favorevoli rispetto alle altre regioni) a 33.800 ore l’anno contro le 49.036 del precedente appalto. Inoltre venivano abbassate anche le condizioni, in termini di fatturato, dell’impresa che poteva aggiudicarsi l’appalto, sceso da 790.000 a 604.000 auro annui.

Anche sentendo i lavoratori, ho rivolto i seguenti quesiti al Ministro della Difesa:

  1. quali siano i criteri di riparto delle somme per lotto;
  2. se in tutti i lotti sia stato previsto ed attuato il ribasso e, nello specifico, se “le minime ore garantite per il corretto espletamento del servizio di pulizia” siano uniformi in tutte le macroaree relative ai quattro lotti;
  3. quali siano le ragioni per le quali l’appalto relativo al lotto 4, aggiudicato, da quanto risulta all’interrogante nel febbraio 2019, veniva affidato in data 16 gennaio 2020;
  4. quali siano le motivazioni in base alle quali sono state operate drastiche riduzioni del monte ore minimo garantito e dell’importo a base d’asta, ferme restando le stesse prestazioni richieste, tra appalto uscente e quello di nuova aggiudicazione;
  5. se, nello specifico, detta modifica possa avere ripercussioni sulla sicurezza e salubrità degli ambienti di lavoro nonché se possa comportare la drastica riduzione delle ore contrattuali complessive, ovvero, nella peggiore delle ipotesi, licenziamenti del personale in esubero.

In premessa, il sottosegretario Calvisi ha precisato che la Marina Militare è stata sempre attenta nel garantire la disponibilità di luoghi di lavoro quanto mai decorosi per ciò che concerne la pulizia dei locali nella consapevolezza dell’importanza che tali attività rivestono per la prevenzione, la protezione, la sicurezza e l’igiene negli ambienti di lavoro, soprattutto in quei settori che necessitano di particolari riguardo, come le mense e i presidi sanitari

Rispondendo poi nello specifico alle questioni da me poste, il sottosegretario ha proseguito:

  1. La ripartizione si basa sul valore contrattuale discendente dall’accordo quadro in vigore, il quale prende a riferimento i parametri fissati dalle tabelle ministeriali che determinano il costo medio orario del lavoro per il personale dipendente da imprese che espletano servizi di pulizia. Per eventuali ulteriori straordinarie o imprevedibili esigenze vengono assicurati ai Comandi marittimi importi aggiuntivi
  2. La Marina Militare ha provveduto a stipulare accordi quadro con un operatore economico per ogni singolo lotto di durata pari a 36 mesi, per l’appalto del servizio di pulizia presso tutti gli enti/distaccamenti/reparti della Marina Militare della giurisdizione di Marina Nord (Liguria, Sardegna, Toscana) e della Sicilia. Il criterio adottato per l’assegnazione è stato quello dell’offerta più vantaggiosa sulla base del miglior rapporto qualità/prezzo. Le modalità esecutive sono identiche per tutti i lotti a base di gara. A differenza di quanto avveniva in precedenza – quando la procedura di gara veniva espletata a livello locale e con la sola garanzia del livello minimo di ore, con la discrezionalità da parte del singolo Comando nell’individuazione dei locali da sottoporre a pulizia -; con questo accordo quadro la ditta aggiudicataria si obbliga a garantire il risultato finale, ovvero la corretta esecuzione delle prestazioni a base del contratto.
  3. La procedura di affidamento del 4° lotto è stata disposta in data 24 giugno 2019, l’accordo quadro è stato stipulato in data 11 novembre 209 con registrazione della Corte dei Conti il 6 dicembre 2019. L’effettiva esecutività del servizio è condizionata alla successiva stipula del discendente contratto, avvenuto il 20 dicembre 2019 e con successivo atto aggiuntivo, in data 15 gennaio 2020
  4. Il budget messo a disposizione per le aree in questione non ha subito alcun decremento rispetto allo scorso esercizio finanziario. Il rispetto delle specifiche tecniche da parte della ditta aggiudicataria rappresenta sicuramente la garanzia di raggiungimento dei previsti standard igienico sanitari e, pertanto, non si ravvisano preoccupazioni in tal senso.
  5. Per ciò che concerne le ricadute sociali in termini occupazionali, l’impiego del personale della ditta rientra nelle scelte aziendali, le quali non sono sindacabili dal committente.

Posso dichiararmi soddisfatto della risposta del sottosegretario dal punto di vista tecnico. Tuttavia rimangono alcune perplessità. Se è corretto che le scelte aziendali in merito non sono sindacabili, è però proprio questo che preoccupa. Auspico che nel prossimo accordo quadro possa essere prevista una maggiore attenzione volta alla tutela dei lavoratori, confidando comunque nel potere discrezionale che il responsabile di ciascun Comando ha nell’impiego delle risorse offerte dalla ditta esecutrice dei lavori. Continuo comunque a seguire la vicenda.

LOCKDOWN E INQUINAMENTO DELL’ARIA. Limitazioni emissione di sostanze inquinanti

In questi giorni di crisi determinata dalla pandemia da Covid19 tutte le agenzie regionali per la protezione dell’ambiente hanno attestato una sensibile riduzione dell’inquinamento atmosferico, specialmente di quello provocato da traffico e trasporti; difatti, sono diminuite le concentrazioni degli ossidi di azoto e di benzene, gas prodotti dai veicoli a combustione, ed anche quelle delle polveri sottili, PM10 e PM2,5 seppure la dinamica di queste non sia esclusivamente riconducibile alle attività antropiche, il che spiega un loro transitorio aumento di concentrazione in talune vaste aree del Paese.

🌑 Altrettanto non si può dire per gli inquinanti di origine industriale che, causa il mancato arresto delle attività del settore secondario legate alla trasformazione dei prodotti del petrolio, vale a dire raffinerie ed industrie che lavorano questi derivati, hanno continuato a “disturbare” le popolazioni residenti nei territori limitrofi, come testimoniato, in provincia di Siracusa, dalle segnalazioni dei cittadini dei comuni del polo industriale di Priolo Augusta, tramite l’app NOSE.

🌑 Queste segnalazioni, riferite prevalentemente come forti odori di benzine e/o di idrocarburi, trovano causa nella assenza di adeguate misure di contenimento durante talune attività lavorative della zona industriale, misure che dovranno essere applicate entro breve tempo in ottemperanza alle prescrizioni delle procedure AIA, sulle quali vigileremo attentamente.

📍 Fatta questa doverosa premessa, mi preme precisare che anche il disegno di legge che ho presentato al Senato della Repubblica, l’AS 1291, introduzione di limiti emissivi di inquinanti atmosferici, è finalizzato al contenimento delle emissioni di alcuni gas, tramite richiesta di aggiornamento della normativa nazionale in materia di qualità dell’aria.
Si vogliono introdurre valori limite per l’idrogeno solforato e gli idrocarburi non metanici e si ritiene doveroso riconsiderare anche il periodo di mediazione per il benzene, pericoloso cancerogeno per l’uomo, posto in gruppo 1 dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, visti gli effetti sulla salute che quest’ultimo provoca.

❌ Si ricorda, difatti, che attualmente il benzene è normato su base annua (allegato XI al citato decreto legislativo n. 155 del 2010- val. 5 μg/m3) e ciò non consente di regolamentare gli episodi di esposizione acuta a cui i cittadini dei comuni che ricadono nelle aree SIN sono troppo spesso sottoposti.
Ciò vale a dire che i “picchi” di puzze che appestano i nostri territori e le nostre genti sono consentiti dalle norme attuali, perché 800/1000 μg/m3 di benzene che si emettono in 1 ora, quando si misurano con un periodo di mediazione di 1 anno, cioè con una “media annuale”, risulteranno sempre ben al di sotto dei 5 μg/m3 del valore limite previsto dalla vigente legislazione.

🌑 Pertanto, il disegno di legge suddetto si propone di inserire nella vigente normativa dei valori limite per concentrazioni medie orarie per il benzene, per gli idrocarburi non metanici e per l’idrogeno solforato, con i rispettivi valori:

☑️ Benzene C6H6 periodo di mediazione 24 ore, valore limite: 5 μg/m3;
☑️NMHC (idrocarburi non metanici) periodo di mediazione: 3 ore, valore limite: 200 μg/m3 (come già disposto dal citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 28 marzo 1983);
☑️ Idrogeno solforato:
– periodo di mediazione: 24 ore, valore limite 50 μg/m3;
– periodo di mediazione 14 giorni, valore limite 100 μg/m3;
– periodo di mediazione 90 giorni, valore limite 20 μg/m3.

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APPROVATA IN VIA DEFINITIVA LA LEGGE SUL POST MORTEM

APPROVATA IN VIA DEFINITIVA LA LEGGE SUL POST MORTEM

La XII Commissione Affari Sociali – presieduta dalla collega e amica Marialucia Lorefice – oggi ha approvato in sede legislativa la legge che regolamenta e rende più facile la donazione dei cadaveri a fini di studio, di ricerca scientifica e di formazione.

La legge, che porta come prima firma quella dell’attuale viceministro Pierpaolo Sileri, mi aveva visto nel ruolo di relatore al Senato sia in Commissione che in Aula che aveva approvato il testo all’unanimità lo scorso 29 aprile.

Si tratta di una legge di sicura rilevanza scientifica. Grazie ad essa si potrà migliorare la formazione dei medici: le università oggi lamentano la mancanza di cadaveri su cui gli studenti possono fare pratica. Si potrà inoltre limitare la sperimentazione sugli animali. Noi del M5S abbiamo sempre sostenuto la ricerca scientifica e il rispetto per gli animali e questo provvedimento va proprio in questa direzione.

Con apposito decreto adesso verranno individuati i centri di riferimento per i progetti di ricerca scientifica. In alcuni casi di potrà approfondire lo studio anatomico di soggetti affetti da patologie di cui oggi ben poco si conosce e incentivare di conseguenza la ricerca.

Naturalmente ora bisogna promuovere il dono del proprio corpo. Di ciò se ne debbono fare carico le Istituzioni ma anche i colleghi medici che hanno l’importante e delicato compito di far capire che questo nobile gesto – finalizzato, lo ripeto, allo studio – può portare risultati importanti e, di conseguenza, salvare vite umane.

PUBBLICATO IL DDL SUI LIMITI DELLE SOSTANZE INQUINANTI

PUBBLICATO IL DDL SUI LIMITI DELLE SOSTANZE INQUINANTI

Il testo del disegno di legge n. 1291 in tema di “Introduzione di limiti emissivi di inquinanti atmosferici ” – a mia prima firma – è stato appena pubblicato e comincia il suo iter parlamentare.

Il ddl mira a conseguire una maggiore tu­tela della qualità dell’ambiente nei territori sedi di SIN (siti di interesse nazionale), col­mando alcune lacune normative della vi­gente legislazione in materia di monitoraggi di sostanze inquinanti di origine industriale.
In particolare due sono stati i SIN da me attenzionati nella stesura del presente testo: quello di Priolo e quello di Milazzo.

I SIN sono i siti di interesse nazionale da sottoporre a bonifiche in quanto, negli anni, sono stati oggetto di contaminazioni di tutte le matrici ambientali, aria, acqua, suolo, e sono divenuti aree ad elevato rischio di crisi ambientale da inquinamento industriale (AERCA).

Se consideriamo il SIN di Priolo – istituito nel 1998 – ci troviamo di fronte a uno dei territori più industrializzati e inquinati d’Italia: si estende per circa 15.900 ettari, dei quali 5.815 sono aree a terra, che si sviluppano, per circa 30 chilometri, nel tratto di costa compreso tra Augusta e Siracusa, comuni fa­centi parte, oltre a quelli di Melilli e Priolo, del suddetto SIN; altri 10.085 ettari sono aree « a mare » che si spingono al largo per 3 chilometri circa; pertanto, questo SIN comprende anche l’area marina antistante Augusta e Siracusa, congiuntamente ai loro porti, e le aree umide – saline di Priolo e di Augusta.

Ormai tantissimi sono gli studi che evidenziano il grave danno ambientale creato dagli insediamenti industriali nei territori dei SIN. Ad Augusta – la mia città di provenienza – l’aumento dei malati e, purtroppo, anche delle morti per neoplasie è aumento in maniera vertiginosa dal 1951 in poi, cioè dalla data in cui si sono cominciati a costruire i primi insediamenti industriali.

Il progetto SENTIERI sancisce che le molteplici attività produttive presenti nel ter­ritorio, in particolare nei SIN di Priolo e di Milazzo, hanno emesso e rilasciato nell’am­biente macroinquinanti, quali ossido di zolfo e azoto, particolato, e microinquinanti, come: diossine, IPA, PCB, metalli pesanti, COV, determinando una esposizione della popolazione prevalentemente per via inalato­ria. Tuttavia, la specificità delle attività in­dustriali nei SIN suggerisce che, negli anni, vi sia stata un’importante contaminazione di multiple matrici ambientali, causata dall’e­missione di diverse sostanze pericolose come i metalli che si rinvengono nelle ma­trici dei corpi idrici superficiali. Le popola­zioni residenti in queste aree sono state e sono tuttora esposte a una miscela di conta­minanti attraverso vie di esposizione dirette e indirette, inalatoria, ingestiva per via ali­mentare (dati dei prodotti ittici e dati dei se­dimenti marini) e attraverso l’acqua potabile (dati delle acque sotterranee e delle acque superficiali), dermica.

Mi preme sottolineare il ruolo di certi inquinanti industriali quali l’H2S, l’idrogeno solforato, ed i mercaptani, tipici prodotti di procedimenti di lavoro delle raffinerie, atti ad eliminare le componenti di zolfo dal pe­trolio greggio, che danno origine a sensa­zioni odorose sgradevoli, tanto più fastidiose quanto maggiore è la sensibilità individuale alla percezione ed alla tolleranza di tali so­stanze. A basse concentrazioni, l’idrogeno solforato ha il caratteristico odore di uova marce e produce progressive irritazioni degli occhi, delle prime vie aeree ed edema pol­monare; a concentrazioni più elevate, vicine ai limiti letali (700 ppm) dà origine ad un odore quasi piacevole e proprio l’assenza di tale « avvertimento odoroso » ha causato pa­ recchi gravi incidenti, inclusi i decessi di operai addetti alle canalizzazioni fognarie, nell’industria petrolifera.

Partendo quindi da queste doverose – per quanto sommarie – premesse e sulla base degli elementi acquisiti lo scopo del ddl è quello di integrare la vigente normativa di cui al decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 155, che attualmente non prevede valori di riferimento per contaminanti di interesse igienico-sanitario come l’H2S (idrogeno solforato) e NMHC (idrocarburi non metanici). Doveroso evidenziare che per gli idrocarburi non metanici, l’ultimo decreto, ormai abrogato, che ne fissava un limite, pari a 200 μg/m3 come media di 3 ore consecutive in pre­senza di ozono, è il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 28 marzo 1983, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 145 del 28 maggio 1983, abrogato dall’articolo 21 del decreto legislativo n. 155 del 2010, e da allora non risultano normative di riferimento.

Relativamente alla richiesta di aggiorna­mento della normativa nazionale in materia di qualità dell’aria, mediante l’introduzione di valori limite per l’idrogeno solforato e gli idrocarburi non metanici, si ritiene oppor­tuno riconsiderare anche il periodo di me­diazione per il benzene, pericoloso cancero­geno per l’uomo, posto in gruppo 1 dall’A­genzia internazionale per la ricerca sul can­cro, visti gli effetti sulla salute che quest’ul­timo provoca. Si ricorda che attualmente il benzene è normato su base annua e ciò non consente di regolamentare gli episodi di esposizione acuta a cui i cit­tadini dei comuni che ricadono nelle aree SIN sono troppo spesso sottoposti. Pertanto, si propone di inserire nella vi­gente normativa dei valori limite per le con­centrazioni medie orarie per il benzene, per gli idrocarburi non metanici e per l’idrogeno solforato, con i rispettivi valori:

  • Benzene C6H6 periodo di mediazione 24 ore, valore limite: 5 μg/m3 ;
  • NMHC (idrocarburi non metanici) pe­riodo di mediazione: 3 ore, valore limite: 200 μg/m3;
  • Idrogeno solforato: – periodo di mediazione: 24 ore, va­lore limite 50 μg/m3 ; – periodo di mediazione 14 giorni, valore limite 100 μg/m3 ; – periodo di mediazione 90 giorni, valore limite 20 μg/m3 .

Questa, in sintesi, la mia proposta di legge. Con essa si intende dare risposte agli abitanti dei SIN che avvertono direttamente la problematica e che da tempo richiedono interventi a tutela della propria salute. Questa legge sarebbe un tassello in un più complesso quadro normativo che il Movimento 5 Stelle sta cercando di aggiornare e di riformare per garantire la salute dei cittadini.

Il ddl sul riconoscimento della “Sensibilità Chimica Multipla” (MCS)

Il ddl sul riconoscimento della “Sensibilità Chimica Multipla” (MCS)

Questo disegno di legge mira al riconoscimento, nel nostro ordinamento, della «Sensibilità Chimica Multipla», nota anche come Multiple Che­mical Sensitivity (MCS), nonché all’appron­tamento di opportuni strumenti per la tutela della salute dei soggetti affetti da tale ma­lattia. Quest’ultimi, infatti, non vengono suffi­cientemente tutelati nel loro diritto ad avere un’assistenza sanitaria adeguata e commisu­rata all’entità ed alla gravità delle loro limi­tazioni attitudinali e lavorative. Questa malattia è nota anche come intol­leranza ambientale idiopatica (IAI), perché causata dall’incapacità di un individuo a tol­lerare una sostanza chimica o una classe di sostanze chimiche, disperse nell’ambiente, senza reagire in modo abnorme in loro pre­senza: difatti, essa si manifesta, in forma acuta o cronica, a fronte dell’esposizione a determinati composti molecolari, che provo­cano fenomeni di sensibilizzazione e di al­terata risposta immunitaria del nostro orga­nismo, le quali possono provocare danni an­che gravi e permanenti a diversi organi del corpo umano. Come riportato da un documento della Società italiana di medicina del lavoro ed igiene industriale, la malattia è più diffusa nei soggetti di sesso femminile, tra chi vive molte ore all’interno di edifici chiusi, sigil­lati, in città ad elevato tasso di inquinamento ambientale; i malati possono presentare sin­tomi diversi, che si manifestano anche se esposti a piccolissime quantità di sostanze chimiche, contenute in prodotti quali insetti­cidi, pesticidi, disinfettanti, detersivi, pro­fumi, deodoranti personali o per la casa, vernici, solventi, coloranti, colle e prodotti catramosi, preservanti del legno (per esem­pio antitarlo), materiali dell’edilizia, carta stampata, inchiostri, scarichi delle auto, fumi di stufe, camini, barbecue, prodotti plastici, farmaci, anestetici, formaldeide nel mobilio, tessuti e stoffe soprattutto nuove, in pratica tutte sostanze di derivazione petrolchimica. Nel Consensus Report del 1991 di Chi­cago, USA, la comunità scientifica, riguardo gli aspetti diagnostici della malattia, definì questa patologia uno stato cronico, caratte­rizzato da sintomi che si manifestano in ri­sposta alla esposizione a diverse sostanze chimiche, non correlate tra loro, e ricorrono, in maniera riproducibile, anche per livelli molto bassi; i sintomi possono migliorare o scomparire quando gli elementi scatenanti sono rimossi; la malattia può coinvolgere or­gani multipli. Nel 2005 Lacour et al. hanno definito la malattia come: condizione cronica, di durata superiore a 6 mesi, che causa peggioramento dello stile di vita e delle funzioni organiche, i cui sintomi ricorrono in modo riproducibile coinvolgendo il sistema nervoso ed altri ap­parati, con una caratteristica ipersensibilità agli odori, in risposta a sostanze chimiche multiple, tra di loro non correlate, evocabili dopo bassi livelli di esposizione e con mi­glioramento o risoluzione dopo rimozione dell’esposizione. Negli Stati Uniti la MCS colpisce tra l’1,5 e il 3 per cento della popolazione (stu­dio Heuser 1998), ed è causa di patologie disabilitanti in rapporto alla gravità delle af­fezioni dei vari organi o sistemi interessati, quali reni, cute, apparato respiratorio, car­diocircolatorio e digerente, sistema nervoso, sistema muscolo scheletrico ed endocrinoimmunitario; essa si può presentare con vari Atti parlamentari – 2 – Senato della Repubblica – N. 272 XVIII LEGISLATURA – DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI – DOCUMENTI livelli di gravità: alcuni soggetti hanno sol­tanto sporadiche manifestazioni e presentano solo lievi disturbi, ad esempio una ipersen­sibilità olfattiva, mentre altri possono dive­nire completamente disabili al lavoro e co­stretti a vivere in casa, bonificando conti­nuamente il proprio ambiente e riducendo la propria vita sociale ad incontri solo con per­sone adeguatamente decontaminate. I sintomi della malattia, difatti, sono molto vari: i più frequenti sono rinite, asma, mal di testa, stanchezza cronica, perdita della memoria a breve termine, dolori mu­scolari e articolari, problemi della pelle, dif­ficoltà di digestione e disfunzioni sensoriali; con il tempo la MCS può determinare uno stato infiammatorio cronico dei tessuti, pro­durre danni organici irreversibili ed asso­ciarsi a manifestazioni tipiche di artrite e/o di lupus eritematoso sistemico o di patologie autoimmuni, non potendosi escludere ulte­riori complicazioni, quali ischemie distret­tuali, cancri, eccetera. Da uno studio USA del 1992 emerge un quadro di evoluzione, non obbligato, della malattia che si può sintetizzare nei seguenti stadi:

STADIO 0 – TOLLERANZA: rappresentata dall’abilità di un individuo a sopportare l’ambiente chimico circostante.

STADIO 1 – SENSIBILIZZAZIONE: o fase irri­tante, che si verifica quando una persona è sottoposta ad una esposizione chimica acuta ad alte dosi o ad una esposizione cronica in­sidiosa. I sintomi dei pazienti in seguito al­l’esposizione chimica, di solito, non sono ri­levabili clinicamente. I disturbi possono in­cludere dolore alle articolazioni e ai mu­scoli, cefalea, affaticamento (stanchezza cro­nica), rossore, prurito, nausea, tachicardia, asma, insufficiente circolazione periferica, eccetera.

STADIO 2 – INFIAMMAZIONE: l’esposizione chimica determina una infiammazione dei tessuti, sotto forma di artriti, dermatiti, asma non allergico, coliti, miositi, riniti, vasculiti con riduzione della circolazione periferica e segni obiettivi rilevabili clinicamente. La progressione agli stadi successivi può avve­nire a seguito di ulteriori esposizioni, ma se non si sono ancora verificati danni organici ai tessuti, il processo può regredire evitando nuove esposizioni ed attuando specifiche cure di disintossicazione.

STADIO 3 – DETERIORAMENTO: l’infiam­mazione cronica causata dall’esposizione chimica produce danni organici permanenti ai tessuti, altera il loro trofismo, e per que­sto motivo conseguono lesioni al sistema nervoso centrale, al rene, al fegato, al pol­mone, al sistema immunitario, etc. Questo livello è irreversibile: « Una volta che i tes­suti sono danneggiati e la funzione dell’or­gano compromessa rimangono poche le spe­ranze nella pratica medica corrente di inver­tire il processo ».

Gli stadi patologici gravi, come lupus ed altre malattie autoimmunitarie, ischemie, cancri, forme degenerative reumatiche, scle­ rosi multipla, porfiria, si riscontrano in que­sto stadio.

Negli USA la malattia era nota già da anni, ma gli studi si intensificarono quando molti soldati americani, impegnati nella Prima guerra del Golfo del 1991, tornarono affetti da MCS, definita anche « sindrome del Golfo »; da allora vennero effettuati ul­teriori studi ed analisi su questa malattia tant’è che, a seguito dell’emergenza sanitaria determinatasi con le affezioni dei veterani del Golfo, le istituzioni americane presero seri provvedimenti in favore di questi malati, sia con l’introduzione di nuovi articoli ad hoc all’interno delle leggi sulla disabilità (American Disability Act) sia attraverso leggi specifiche a livello di singoli Stati. La risoluzione del Parlamento europeo del 4 settembre 2008 sulla « valutazione inter­media del piano di azione europeo per l’am­biente e la salute 2004-2010 » ha ricono­sciuto la sensibilità chimica multipla tra le malattie nuove, di recente manifestazione.

Atti parlamentari – 3 – Senato della Repubblica – N. 272 XVIII LEGISLATURA – DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI – DOCUMENTI La MCS è riconosciuta come malattia or­ganica negli Stati Uniti ed in Giappone; a li­vello europeo, in Germania, Austria, Dani­marca, Spagna e Finlandia. In Germania ed in Austria, dove è stato precisato che la malattia non può essere considerata tra i disturbi psichici, la sensibi­lità chimica multipla è stata classificata come una patologia organica, con il codice T78.4, che identifica « Allergie non precisa­mente qualificate ». Nel 2009 anche il Giap­pone ha riconosciuto la MCS a livello na­zionale utilizzando il codice ICD10 J68.9 che, testualmente, identifica « Disturbo re­spiratorio non specificato in relazione alla esposizione a sostanze chimiche, gas, fumi e vapori ». Il fatto che la MCS non sia riconosciuta in Italia come malattia rende molto precaria l’assistenza ai malati di MCS: la mancanza di ambienti adeguati, sia nei reparti di pronto soccorso che in molte altre strutture sanitarie, congiuntamente alla carenza di specifiche competenze del personale medico comportano un rischio gravissimo per il pa­ziente: molti dei malati allo stadio 3, spesso in gravi condizioni, faticano ad ottenere una completa invalidità ed hanno scarse possibi­lità di poter usufruire delle cure necessarie secondo i protocolli internazionali; altri ma­lati, meno gravi, ancora in grado di muo­versi e di viaggiare, si rivolgono a centri al­tamente specializzati all’estero per fruire di cure specifiche che, in alcuni casi, sono state rimborsate dalle aziende sanitarie locali ai sensi della legislazione vigente sulle pa­tologie residuali: tuttavia ancora molti malati stentano a ottenere qualsiasi assistenza me­dica oppure si rivolgono a più specialisti, in­correndo in tentativi diagnostici e terapeutici spesso inutili, se non dannosi, e in ogni caso con un pesante aggravio economico. Con la risoluzione di Roma del 15 gen­naio 2015 ricercatori e medici italiani, non­ché di altre nazionalità, dichiarano che la MCS è una malattia fisiologica, caratteriz­zata da sensibilità chimica e dalla presenza di sintomi in diversi sistemi di organo. Al­tresì la suddetta Risoluzione rileva la neces­sità di protocolli di ospedalizzazione, oltre che la necessità di un approccio multidisci­plinare alla questione e, infine, che gli indi­vidui affetti dalla malattia, dovendo evitare il contatto con le sostanze chimiche, neces­sitano di una adeguata sistemazione sia nel luogo di abitazione che in quello lavorativo. In Italia, la malattia è attualmente ricono­sciuta dalla regione Veneto, con legge regio­nale n. 2 del 19 marzo 2013, in Umbria, con delibera del 14 marzo 2015, in Basilicata, con delibera n. 396 del 21 marzo 2006. La MCS è citata, come problema emer­gente, nelle Linee-guida per la tutela e la promozione della salute negli ambienti con­finati, di cui all’accordo 27 settembre 2001 tra il Ministro della salute, le regioni e le province autonome, pubblicato nel supple­mento ordinario n.252 alla Gazzetta Uffi­ciale n. 276 del 27 novembre 2001. Lo Stato italiano non ha ancora adottato iniziative legislative specifiche, di promo­zione della salute, di prevenzione dei rischi e di tutela dei malati di MCS. Nel nostro Paese l’incidenza della MCS non è attualmente nota ma poche centinaia di casi riferiti dall’Istituto superiore di sanità potrebbero rappresentare solo la punta di un iceberg, considerando che statistiche ameri­cane indicano che circa il 15 per cento della popolazione negli Stati Uniti d’America sof­fre di una qualche sensibilità chimica e che circa l’1,5-3 per cento ha una forma di MCS grave. Le difficoltà di accesso dei malati italiani ai servizi sanitari pubblici e privati, a causa della mancanza di unità ambientali control­late, adeguatamente sanificate cioè prive di sostanze tossiche, rendono difficile la valu­tazione del fenomeno e impongono la neces­sità di adeguare le normative vigenti sulla tutela della salute pubblica a questo nuovo tipo di invalidità, definibile « chimica ». Atti parlamentari – 4 – Senato della Repubblica – N. 272 XVIII LEGISLATURA – DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI – DOCUMENTI Allo stato attuale non esistono sicure fon­damenta scientifiche di correlazione tra de­terminati genotipi umani ed insorgenza di MCS; quest’ultima può essere riscontrata con test diagnostici di laboratorio, quali:

  • a) test di provocazione (che però pos­sono indurre reazioni anche gravi nei sog­ getti con MCS in stadio avanzato);
  • b) test per le allergie tradizionali tipo I (IgE); tipo II (IgG); test di trasformazione dei Linfociti (LTT) l’allergia ai metalli (LTT – Melisa), alle plastiche, alle muffe, alle tossine ambientali, agli ftalati, ai farmaci, ai ritardanti di aamma. Questo test particolare è molto utile nei casi di o portatori di me­talli (amalgame, perni, protesi, ecc);
  • c) i test dello stress ossidativo sono tra gli esami del sangue più importanti per la MCS perché indicano se c’è un problema metabolico nella espulsione delle sostanze tossiche, (enzimi eritrocitari); vitamine idro­ solubili; vitamine liposolubili; nitriti/nitrati; capacità antiossidante totale; ATP eritrocita­ rio; acidi grassi della membrana eritrocitaria; ATP pastrinico;
  • d) il test di ImmunoToleranz Test (ITT) è un test sperimentale messo a punto dal la­ boratorio di Monaco Lab4More del dottor Bieger che misura alcuni parametri infiam­ matori (interleuchine IL4, IL5, IL5-IL8, IL2m, IFNy, TNFa, IL1b);
  • e) i test dei polimorfismi genetici; f) i test tossicologici; g) profilo metabolismo integrato dei farmaci su base genomica (MIFAR), fonda­ mentale per il paziente in caso di assunzione di farmaci, di interventi chirurgici ovvero ri­ overi ospedalieri ordinari e in condizioni di emergenza, valutando la risposta individuale, su base genetica, ai principali tipi di farmaci quali anestetici, antibiotici, antidolorifici, an­ tiinfiammatori, eccetera.

Per il disegno di legge completo vi rimando al seguente link

http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/01112808.pdf

LUOGO FAMILIARE DI ORIGINE

LUOGO FAMILIARE DI ORIGINE

Ho depositato presso gli uffici competenti del Senato il disegno di legge che istituirà il Luogo Familiare di Origine.
A questo link potete trovare il testo completo: http://www.senato.it/leg/18/BGT/Schede/Ddliter/testi/50976_testi.htm

Già nelle passate legislature erano stati presentati progetti analoghi. Nella XV legislatura, ad esempio, il Senatore Milziade Caprili aveva portato avanti un ddl sul tema (n. 579 del 7 giugno 2006) che però non era stato approvato per intervenuto scioglimento delle Camere; così come non sono stati esitati altri ddl presentati nella scorsa legislatura.

Adesso la questione viene riproposta all’attenzione delle Camere con un ddl a mia prima firma. Sappiamo tutti che le riorganizzazioni delle reti ospedaliere succedutesi nei decenni scorsi hanno portato alla chiusura di molti reparti di ginecologia e ostetricia nei centri più piccoli. Poiché l’attuale normativa prevede che sui documenti anagrafici venga indicato solo il Comune effettivo di nascita, si è assistito ad un progressivo scollamento nei dati demografici tra il luogo di nascita e la provenienza reale del soggetto.

Per fare un esempio che mi tocca da vicino. Ad Augusta, comune di mia residenza in provincia di Siracusa, per la chiusura del reparto di ostetricia e ginecologia e del relativo punto nascita, le donne gravide, per partorire, sono obbligate a spostarsi a Lentini, Siracusa o Catania, proprio perché dotate di ospedali e case di cura con servizi di assistenza al parto.

Questo fatto oggettivo provoca una doppia serie di conseguenze.

La prima riguarda i legami con la propria terra. Sapere da dove si viene è importante per noi esseri umani, perché l’avere testimonianza delle proprie origini, delle radici delle proprie famiglie, permette di acquisire coscienza della cultura e delle tradizioni proprie della nostra gente, fornisce il senso dell’appartenenza e promuove quei sentimenti di stima e di rispetto per se stessi e per gli altri, che provengono dalla conoscenza della propria identità.

L’altra è di ordine scientifico e statistico. In molti Comuni sono scomparse le nascite, mentre in pochi altri esiste un enorme disequilibrio fra i nati e i residenti. Questo non permette di studiare la demografia dei territori o di individuare determinate peculiarità. Ad esempio, se i bambini nascono affetti di determinate patologie con una frequenza maggiore in un Comune rispetto ad un altro, ciò non può essere individuato e quindi sfuggono agli studi eventuali correlazioni con condizioni ambientali presenti nel luogo d’origine.

Per questi due ordini di motivi , sulla base di quelli presentati sull’argomento nelle precedenti legislature, ho proposto questo disegno di legge. Una volta approvato intende porre rimedio a questa sentita esigenza di migliaia di nostri connazionali nel vedere riconosciuta, nei documenti ufficiali, anche la sede di origine della propria famiglia, mediante la trascrizione del luogo familiare di origine.

Sarà mia cura informarvi sugli sviluppi che questa mia iniziativa avrà.

DISPOSIZIONI IN FAVORE DEI SOGGETTI AFFETTI DA SENSIBILITA’ CHIMICA MULTIPLA (MCS)

DISPOSIZIONI IN FAVORE DEI SOGGETTI AFFETTI DA SENSIBILITA’ CHIMICA MULTIPLA (MCS)

In qualità di Portavoce al Senato del Movimento 5 Stelle, ho presentato sulla piattaforma Rousseau la prima stesura di un disegno di legge recante disposizione in favore dei soggetti affetti da sensibilità chimica multipla (MCS). Sulla medesima piattaforma, fino al prossimo 24 novembre i cittadini possono intervenire nel merito del disegno di legge inserendo proprie argomentazioni. Queste verranno prese in carico dal firmatario – in questo caso da me – della proposta, che alla fine della discussione ne terrà conto nella relazione di chiusura. La proposta di legge verrà quindi depositata nella XII Commissione (Igiene e Sanità) dove sarà discussa dai gruppi politici prima della discussione nell’aula del Senato. Vi basterà cliccare quindi sul link

Il ddl MCS è reperibile nella sezione “Lex Parlamento“, tra le “21 proposte di legge in discussione“. Per accedere alla discussione bisogna cliccare su “Partecipa“.
Qui sotto invece un mio breve filmato di presentazione

La proposta in sintesi

Il presente disegno di legge mira al riconoscimento, nel nostro ordinamento, della ” Sensibilità Chimica Multipla”, nota anche come MCS Multiple Chemical Sensitivity, nonché all’approntamento di opportuni strumenti per la tutela della salute dei soggetti affetti da tale malattia.

Quest’ultimi, infatti, non vengono sufficientemente tutelati nel loro diritto ad avere un’assistenza sanitaria adeguata e commisurata all’entità ed alla gravità delle loro limitazioni attitudinali e lavorative.

Questa malattia è nota anche come Intolleranza Ambientale Idiopatica (IAI), perché causata dall’ incapacità di un individuo a tollerare una sostanza chimica o una classe di sostanze chimiche, disperse nell’ambiente, senza reagire in modo abnorme in loro presenza: difatti, essa si  manifesta a fronte dell’esposizione, acuta o cronica, a determinati composti molecolari, che provocano fenomeni di sensibilizzazione e di alterata risposta immunitaria del nostro organismo, le quali possono provocare danni anche gravi e permanenti a diversi organi del corpo umano.

Come riportato da un documento della  società italiana di medicina del lavoro ed igiene industriale, la malattia è più diffusa nei soggetti di sesso femminile, tra chi vive molte ore all’interno di edifici chiusi, sigillati, in città ad elevato tasso di inquinamento ambientale; i malati possono presentare sintomi diversi, che si manifestano anche se esposti a piccolissime quantità di sostanze chimiche, contenute in prodotti quali insetticidi, pesticidi, disinfettanti, detersivi, profumi, deodoranti personali o per la casa, vernici, solventi, coloranti, colle e prodotti catramosi, preservanti del legno (es. antitarlo), materiali dell’edilizia, carta stampata, inchiostri, scarichi delle auto, fumi di stufe, camini, barbecue, prodotti plastici, farmaci, anestetici, formaldeide nel mobilio, tessuti e stoffe soprattutto nuove, in pratica tutte sostanze di derivazione petrolchimica.

Un Consesso internazionale tenutosi nel 1999, definì questa patologia uno stato cronico, caratterizzato da sintomi che si manifestano in risposta alla esposizione a diverse sostanze chimiche, non correlate tra loro, e ricorrono, in maniera riproducibile, anche per livelli molto bassi; i sintomi possono migliorare o scomparire quando gli elementi scatenanti sono rimossi;  la malattia può coinvolgere organi multipli.

Nel 2005 Lacour et al. hanno definito la malattia come: condizione cronica, di durata superiore a 6 mesi, che causa peggioramento dello stile di vita e delle funzioni organiche, i cui sintomi ricorrono in modo riproducibile coinvolgendo il sistema nervoso ed altri apparati, con una caratteristica ipersensibilità agli odori, in risposta a sostanze chimiche multiple, tra di loro non correlate, evocabili dopo bassi livelli di esposizione e con miglioramento o risoluzione dopo rimozione dell’esposizione.

Negli Stati Uniti la MCS colpisce tra l’1,5 e il 3% della popolazione (studio Heuser 1998), ed è causa di patologie disabilitanti in rapporto alla gravità delle affezioni dei vari organi o sistemi interessati, quali reni, cute, apparato respiratorio, cardiocircolatorio e digerente, sistema nervoso, sistema muscolo scheletrico ed endocrino-immunitario; essa si può presentare con vari livelli di gravità: alcuni soggetti hanno soltanto sporadiche manifestazioni e presentano solo lievi disturbi, ad es. una ipersensibilità olfattiva, mentre altri possono divenire completamente disabili al lavoro e costretti a  vivere in casa, bonificando continuamente il proprio ambiente e riducendo la propria vita sociale ad incontri solo con persone adeguatamente decontaminate.

I sintomi della malattia, difatti,  sono molto vari: i più frequenti sono rinite, asma, mal di testa, stanchezza cronica, perdita della memoria a breve termine, dolori muscolari e articolari, problemi della pelle, difficoltà di digestione e disfunzioni sensoriali; con il tempo la MCS può determinare uno stato infiammatorio cronico dei tessuti, produrre danni organici irreversibili ed associarsi a manifestazioni tipiche di artrite e/o di lupus eritematoso sistemico o di  patologie autoimmuni, non potendosi escludere ulteriori complicazioni, quali ischemie distrettuali, cancri, eccetera.

Da uno studio USA del 1992 emerge un quadro di evoluzione, non obbligato, della malattia che si può sintetizzare nei seguenti stadi:

STADIO 0 – TOLLERANZA: rappresentata dall’abilità di un individuo a sopportare l’ambiente chimico circostante.

STADIO 1 – SENSIBILIZZAZIONE: o fase irritante, che si verifica quando una persona è sottoposta ad una esposizione chimica acuta ad alte dosi o ad una esposizione cronica insidiosa. I sintomi dei pazienti in seguito all’esposizione chimica, di solito, non sono rilevabili clinicamente. I disturbi possono includere dolore alle articolazioni e ai muscoli, cefalea, affaticamento (stanchezza cronica), rossore, prurito, nausea, tachicardia, asma, insufficiente circolazione periferica, etc.

STADIO 2 – INFIAMMAZIONE: l’esposizione chimica determina una infiammazione dei tessuti, sotto forma di artriti, dermatiti, asma non allergico, coliti, miositi, riniti, vasculiti con riduzione dellacircolazione periferica e segni obiettivi rilevabili clinicamente. La progressione agli stadi successivi può avvenire a seguito di ulteriori esposizioni, ma se non si sono ancora verificati danni organici ai tessuti, il processo può regredire evitando nuove esposizioni ed attuando specifiche cure di disintossicazione.

STADIO 3 – DETERIORAMENTO: l’infiammazione cronica causata dall’esposizione chimica produce danni organici permanenti ai tessuti, altera il loro trofismo, e per questo motivo conseguono lesioni al sistema nervoso centrale, al rene, al fegato, al polmone, al sistema immunitario, etc. Questo livello è irreversibile: “Una volta che i tessuti sono danneggiati e la funzione dell’organo compromessa rimangono poche le speranze nella pratica medica corrente di invertire il processo”.

Gli stadi patologici gravi, come lupus ed altre malattie autoimmunitarie, ischemie, cancri, forme degenerative reumatiche, sclerosi multipla, porfiria, si riscontrano in questo stadio.

Negli USA la malattia era nota già da anni, ma gli studi si intensificarono quando molti soldati americani, impegnati nella Prima Guerra del Golfo del 1991, tornarono affetti da Sensibilità Chimica Multipla, definita anche “Sindrome del Golfo”; da allora vennero effettuati ulteriori studi ed analisi su questa malattia tant’è che, a seguito dell’emergenza sanitaria determinatasi con le affezioni dei veterani del Golfo, le istituzioni americane  presero seri provvedimenti in favore di questi malati, sia con l’introduzione di nuovi articoli ad hoc all’interno delle leggi sulla disabilità (American Disability Act) sia attraverso  leggi specifiche a livello di singoli stati.

La MCS è riconosciuta come malattia organica negli Stati Uniti, in Canada, Australia, Giappone e, a livello europeo, in Germania, Austria e Danimarca.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità identifica la Sensibilità Chimica Multipla utilizzando definizioni più appropriate e dettagliate nel contesto dell’ICD (International Classification of Disease) 10 (decima revisione):  ad esempio il codice T78.4, che definisce “Allergie non precisamente qualificate”, è stato utilizzato per il riconoscimento della MCS sia in Germania che in Austria, dove è stato precisato che la malattia non può essere classificata tra i disturbi psichici; nel 2009 anche il Giappone ha riconosciuto la MCS a livello nazionale utilizzando il codice ICD10 J68.9 che, testualmente, definisce “Disturbo respiratorio non specificato in relazione all’esposizione a sostanze chimiche, gas, fumi e vapori”.

Il fatto che la MCS non sia riconosciuta in Italia come malattia rende molto precaria l’assistenza ai malati di Sensibilità Chimica Multipla: la mancanza di ambienti adeguati, sia nei reparti di pronto soccorso che in molte altre strutture sanitarie, congiuntamente alla carenza di specifiche competenze del personale medico comportano un rischio gravissimo per il paziente : molti dei malati allo stadio 3, spesso in gravi condizioni, faticano ad ottenere una completa invalidità ed hanno scarse possibilità di poter usufruire delle cure necessarie secondo i protocolli internazionali; altri malati, meno gravi, ancora in grado di muoversi e di viaggiare, si rivolgono a centri altamente specializzati all’estero per fruire di cure specifiche che, in alcuni casi, sono state rimborsate dalle aziende sanitarie locali ai sensi della legislazione vigente sulle patologie residuali: tuttavia ancora molti malati stentano a ottenere qualsiasi assistenza medica oppure si rivolgono a più specialisti, incorrendo in tentativi diagnostici e terapeutici spesso inutili, se non dannosi, e in ogni caso con un pesante aggravio economico

In Italia, comunque, la malattia è stata riconosciuta in alcune regioni:

  • Lazio: Articolo 50 della legge regionale 28 dicembre 2007 n. 26. È l’unica regione dove sono state emesse le linee guida regionali diagnostiche, dove è stato riconosciuto, come centro di riferimento ospedaliero, il Policlinico Umberto I, e dove è stato assegnato il codice di esenzione regionale RQ099R;
  • Puglia: Giunta Regionale 19 luglio 2011, n. 165, Centri di Riferimento Regionali di cui alla delibera della Giunta Regionale n. 254 del 3 marzo 2009, Integrazione delibera n. 1653, centro di riferimento IMID, campi Salentini;
  • Emilia Romagna: la Giunta Regionale, con delibera n. 25 del 17 gennaio 2005, ha istituito un ambulatorio presso l’Azienda ospedaliero-universitaria Malpighi di Bologna che garantisce l’accoglienza, la diagnosi differenziale e la cura dei pazienti che presentano sintomi di intolleranza a sostanze chimiche, nel rispetto delle necessarie forme di sicurezza e di garanzia scientifica; –
  •  Toscana: 20 dicembre 2004, delibera n. 1344;
  • Abruzzo: legge regionale 8 febbraio 2005 n. 6, centro di riferimento: ospedale di Chieti;
  • Marche: è stato riconosciuto un contributo una tantum con rimborso di 6000 euro all’anno, con la delibera della Giunta n. 643 dell’I I giugno 2007;
  • Veneto: Deliberazione legislativa n. 2 del 5 marzo 2013.

La MCS è citata, come problema emergente, nelle Linee-guida per la tutela e la promozione della salute negli ambienti confinati, di cui all’accordo 27 settembre 2001 tra il Ministro della salute, le regioni e le province autonome, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 276 del 27 novembre 2001.

Lo Stato italiano non ha ancora adottato iniziative legislative specifiche, di promozione della salute, di prevenzione dei rischi e di tutela dei malati di MCS.

Nel nostro Paese l’incidenza della MCS non è attualmente nota ma poche centinaia di casi riferiti dall’Istituto superiore di sanità potrebbero rappresentare solo la punta di un iceberg, considerando che statistiche americane indicano che circa il 15 per cento della popolazione negli Stati Uniti d’America soffre di una qualche sensibilità chimica e che circa l’1,5-3 per cento ha una forma di MCS grave.

Le difficoltà di accesso dei malati italiani ai servizi sanitari pubblici e privati, a causa della mancanza di unità ambientali controllate, adeguatamente sanificate cioè prive di sostanze tossiche, rendono difficile la valutazione del fenomeno e impongono la necessità di adeguare le normative vigenti sulla tutela della salute pubblica a questo nuovo tipo di invalidità, definibile «chimica».

Allo stato attuale non esistoano sicure fondamenta scientifiche di correlazione tra determinati genotipi umani ed insorgenza di MCS; quest’ultima può essere riscontrata con test diagnostici di laboratorio, quali:

  1. Test di provocazione (che però possono indurre reazioni anche gravi nei soggetti con MCS in stadio avanzato),
  2. test per le allergie tradizionali [tipo I (IgE); tipo II (IgG); test di trasformazione dei Linfociti (LTT) l’allergia ai metalli (LTT – Melisa), alle plastiche, alle muffe, alle tossine ambientali, agli ftalati, ai farmaci, ai ritardanti di aamma. Questo test particolare è molto utile nei casi di o portatori di metalli (amalgame, perni, protesi, ecc),
  3. I test dello stress ossidativo sono tra gli esami del sangue più importanti per la MCS perché indicano se c’è un problema metabolico nella espulsione delle sostanze tossiche, (Enzimi eritrocitari); Vitamine Idrosolubili; Vitamine Liposolubili; Nitriti/Nitrati; Capacità Antiossidante Totale; ATP Eritrocitario; Acidi Grassi della Membrana Eritrocitaria; ATP Piastrinico.
  4. Il test ITT o ImmunoToleranz Test è un test sperimentale messo a punto dal laboratorio di Monaco Lab4More del dott. Bieger che misura alcuni parametri infiammatori (interleuchine IL4, IL5, IL5-IL8, IL2m, IFNy, TNFa, IL1b);
  5. I test dei polimorfismi genetici;
  6. I test tossicologici;

Mozione, atto n. 1-0027: TUTELA DEI MEDICI DEL SERVIZIO DI CONTINUITA’ ASSISTENZIALE

Mozione, atto n. 1-0027: TUTELA DEI MEDICI DEL SERVIZIO DI CONTINUITA’ ASSISTENZIALE

In questi ultimi giorni si sono ripetuti atti di violenza nei confronti di personale sanitario in servizio di cui si è occupata la stessa ministra della Salute Giulia Grillo. Ricordiamo tutti quello più eclatante avvenuto l’anno scorso a Trecastagni (CT) in cui una dottoressa è stata violentata mentre svolgeva le sue mansioni di guardia medica. Ma questo è solo uno fra gli altri episodi e si rende sempre più urgente tutelare i medici che svolgono attività di continuità assistenziale.

Per questo motivo, come primo firmatario (gli altri firmatari sono Sileri, Castellone, Marinello, Di Marzio, Endrizzi, Tavrna, Romagnoli, Mautone ossia tutti i componenti del M5S della Commissione Sanità) ho presentato una mozione in cui chiedo al Governo di porre attenzione alle precarie condizioni di lavoro in cui si trovano ad operare i medici di continuità assistenziale: occorre porre in atto tutte le iniziative necessarie a restituire dignità e sicurezza alla figura professionale di questi medici. È necessario, quindi:

  • potenziare gli strumenti di verifica e controllo relativi al rispetto, da parte delle aziende sanitarie, di tutte le misure di prevenzione per la tutela della sicurezza dei lavoratori, per l’igiene e il decoro dei locali;
  • prevedere e potenziare i sistemi di sicurezza e videosorveglianza nelle sedi di servizio di continuità assistenziale, valutando anche la possibilità di dotare il personale di dispositivi elettronici collegati con le forze dell’ordine;
  • prevedere l’istituzione di in numero telefonico unico al quale far afferire tutte le chiamate per il rilievo delle generalità dei richiedenti, al fine di realizzare un sistema efficiente di registrazione e tracciabilità delle chiamate;
  • assumere iniziative volte a potenziare considerevolmente la presenza di personale sanitario nei presidi di continuità assistenziale, affinché si giunga a garantire la presenza di almeno due medici per turno, e la dotazione di auto medicalizzate;
  • valutare la possibilità di operare il riordino delle attività dei servizi di continuità assistenziale, attraverso una redistribuzione delle risorse, finanziarie e professionali, volte al ricollocamento dei medici che svolgono l’attività di assistenza medica continuativa nell’assistenza ambulatoriale primaria diurna, nei servizi di pronto soccorso ospedaliero e nel potenziamento del servizio di 118;
  • considerare la possibilità di istituire un servizio di cardiotelefono che permetta un collegamento diretto tra il medico di continuità assistenziale che esegue l’elettrocardiogramma e lo specialista dell’unità operativa che referta e provvede a dare indicazioni su eventuali terapie o approfondimenti.

La mozione è stata pubblicata il 24 luglio, nella seduta n. 25; al seguente link potrà essere reperita per intero: http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=18&id=1069600

 

#BYEBYEVITALIZI

#BYEBYEVITALIZI

Oggi giornata storica alla Camera dei Deputati. L’Ufficio di Presidenza ha infatti votato favorevolmente alla delibera proposta dal presidente, il nostro Roberto Fico, che procede al taglio dei vitalizi che da ora in poi verranno ricalcolati su base contributiva. Il metodo per i riconteggi è stato suggerito dal presidente dell’Inps, Tito Boeri, che nei giorni scorsi ha lodato il provvedimento introducendo quello che viene appunto chiamato coefficiente-Boeri.

La norma è passata a larga maggioranza. Undici sono stati i si: infatti, oltre i nove della maggioranza Movimento 5 Stelle e Lega, hanno dato voto favorevole anche Pd e FdI. Si è astenuta Forza Italia, Leu non ha partecipato al voto.

Le foto che vi posto sono quelle che ho scattato nel momento della festa spontanea a cui abbiamo partecipato subito dopo l’approvazione. Abbiamo festeggiato e abbiamo usato la parola storico non tanto per il risparmio che si ottiene (40 milioni l’anno che comunque in una legislatura fanno 200 milioni) quanto per il fatto che è stato stabilito un principio di equità sancito dalla Costituzione e cioè che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge: i parlamentari non sono più un mondo a parte fatto di privilegi. Con questa delibera non si tolgono diritti acquisiti, non si tolgono le pensioni che i miei colleghi delle legislature precedenti hanno maturato versando i contributi. Si toglie ciò che in più essi avevano rispetto ai comuni mortali e cioè il privilegio di maturare un cospicuo bottino mensile solo per il fatto di essere stato seduto anche per pochi giorni o per pochi mesi su questi banchi.

Inoltre questo provvedimento è storico perché dimostra che un nuovo modo di governare è possibile ed è quello dalla parte dalla gente Storico perché ci era stato sempre detto che non si poteva fare e invece alla Camera l’hanno fatto.

Storico perché finalmente si parla di “normalità, di regole che valgono per tutti, di ingiustizie che vengono cancellate” come ha detto Luigi Di Maio subito dopo l’approvazione davanti a Montecitorio.

Storico perché questo passo sembra piccolo ma in realtà dimostra che nulla è impossibile. Noi stiamo dalla parte dei cittadini, dei più deboli e dei più vessati. Basti dire che anche in questo caso Fico si è preoccupato degli ex-parlamentari che dal taglio dei vitalizi possono subire un danno per la loro condizione di vita: “Se ci sono situazioni particolarmente difficili e complesse con dei paletti possono avere un riaumento del vitalizio del 50%. Ma saranno davvero poche situazioni di vera difficoltà. Noi non lasciamo indietro nessuno, è una delibera non punitiva”.

Spero che gli ex parlamentari che vogliono ricorrere alle carte bollate per riavere i privilegi di cui pure hanno goduto per tanto tempo, desistano da questo tentativo. Non perché si abbia timore della loro azione. Ma perché sarebbe un ulteriore fortissimo schiaffo verso chi invece ha visto togliersi diritti acquisiti e vive in condizioni di vera indigenza: molti di questi ex parlamentari che oggi fanno la voce grossa sono proprio quelli che hanno votato la legge Fornero. Allora non si curarono minimamente delle sofferenze che stavano per imporre a una bella fetta di italiani. E certamente non è un caso che oggi Luigi Di Maio proprio alle vittime di quella scellerata legge Fornero ha dedicato il taglia-vitalizi appena approvato.