Archive Maggio 2020

Aumentano i Contratti di Formazione Specialistica per gli studenti di Medicina

Aumentano i Contratti di Formazione Specialistica per gli studenti di Medicina

Il Sistema Sanitario ha avuto importanti risorse dai decreti emanati durante l’emergenza sanitaria. In particolare il decreto #Rilancio ha stabilito uno stanziamento a favore di questo settore di ben 3,2 miliardi, ossia il doppio di quanto ne prevedono una manovra finanziaria.

Fra le norme applicate una che mi sta particolarmente a cuore è quella relativa ai contratti di formazione specialista in medicina. Con il #Rilancio il Governo ha previsto un aumento di 4200 unità di posti da sommarsi ai 9.200 contratti già finanziati per l’anno accademico in corso. Un totale 13.400 posti che vanno a confrontarsi con i 6.000 disponibili quando il Movimento 5 Stelle è arrivato al governo.

Di certo questa misura non avrà riscontro immediato se non per gli studenti che negli anni passati si vedevano negata la possibilità di poter continuare il loro percorso di studi fino ad arrivare alla specializzazione perché non c’erano posti disponibili. Spesso ciò si traduceva in una fuga all’estero dove poi magari i nostri ragazzi rimanevano trovando migliori condizioni per poter studiare prima e per lavorare in un secondo momento.

Avere più medici specializzati sarà sicuramente un vantaggio nel futuro per tutti i cittadini che avranno così a disposizione una offerta sanitaria più qualificata e rinnovata.

E’ sotto gli occhi di tutti che nel passato sono stati compiuti gravi errori di programmazione per quanto riguarda la formazione dei medici. Ne mancano troppi. Si è previsto, a tal proposito, un sistema per definire il fabbisogno dei medici laddove questa necessità si presenti, in modo che i Ministeri e le Regioni possano effettivamente impegnare risorse per la loro formazione proprio dove servono.

Per quanto detto, questa misura è di una importanza fondamentale al fine di preservare la nostra salute. La recente crisi sanitaria ha messo in luce quanto sia importante avere un Sistema Sanitario all’altezza. Sarà preciso compito di questi governanti fare tesoro di quanto successo e prevedere per il futuro la possibilità di affrontare in maniera più adeguata eventuali altre crisi di questo tipo.

LOCKDOWN E INQUINAMENTO DELL’ARIA. Limitazioni emissione di sostanze inquinanti

In questi giorni di crisi determinata dalla pandemia da Covid19 tutte le agenzie regionali per la protezione dell’ambiente hanno attestato una sensibile riduzione dell’inquinamento atmosferico, specialmente di quello provocato da traffico e trasporti; difatti, sono diminuite le concentrazioni degli ossidi di azoto e di benzene, gas prodotti dai veicoli a combustione, ed anche quelle delle polveri sottili, PM10 e PM2,5 seppure la dinamica di queste non sia esclusivamente riconducibile alle attività antropiche, il che spiega un loro transitorio aumento di concentrazione in talune vaste aree del Paese.

🌑 Altrettanto non si può dire per gli inquinanti di origine industriale che, causa il mancato arresto delle attività del settore secondario legate alla trasformazione dei prodotti del petrolio, vale a dire raffinerie ed industrie che lavorano questi derivati, hanno continuato a “disturbare” le popolazioni residenti nei territori limitrofi, come testimoniato, in provincia di Siracusa, dalle segnalazioni dei cittadini dei comuni del polo industriale di Priolo Augusta, tramite l’app NOSE.

🌑 Queste segnalazioni, riferite prevalentemente come forti odori di benzine e/o di idrocarburi, trovano causa nella assenza di adeguate misure di contenimento durante talune attività lavorative della zona industriale, misure che dovranno essere applicate entro breve tempo in ottemperanza alle prescrizioni delle procedure AIA, sulle quali vigileremo attentamente.

📍 Fatta questa doverosa premessa, mi preme precisare che anche il disegno di legge che ho presentato al Senato della Repubblica, l’AS 1291, introduzione di limiti emissivi di inquinanti atmosferici, è finalizzato al contenimento delle emissioni di alcuni gas, tramite richiesta di aggiornamento della normativa nazionale in materia di qualità dell’aria.
Si vogliono introdurre valori limite per l’idrogeno solforato e gli idrocarburi non metanici e si ritiene doveroso riconsiderare anche il periodo di mediazione per il benzene, pericoloso cancerogeno per l’uomo, posto in gruppo 1 dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, visti gli effetti sulla salute che quest’ultimo provoca.

❌ Si ricorda, difatti, che attualmente il benzene è normato su base annua (allegato XI al citato decreto legislativo n. 155 del 2010- val. 5 μg/m3) e ciò non consente di regolamentare gli episodi di esposizione acuta a cui i cittadini dei comuni che ricadono nelle aree SIN sono troppo spesso sottoposti.
Ciò vale a dire che i “picchi” di puzze che appestano i nostri territori e le nostre genti sono consentiti dalle norme attuali, perché 800/1000 μg/m3 di benzene che si emettono in 1 ora, quando si misurano con un periodo di mediazione di 1 anno, cioè con una “media annuale”, risulteranno sempre ben al di sotto dei 5 μg/m3 del valore limite previsto dalla vigente legislazione.

🌑 Pertanto, il disegno di legge suddetto si propone di inserire nella vigente normativa dei valori limite per concentrazioni medie orarie per il benzene, per gli idrocarburi non metanici e per l’idrogeno solforato, con i rispettivi valori:

☑️ Benzene C6H6 periodo di mediazione 24 ore, valore limite: 5 μg/m3;
☑️NMHC (idrocarburi non metanici) periodo di mediazione: 3 ore, valore limite: 200 μg/m3 (come già disposto dal citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 28 marzo 1983);
☑️ Idrogeno solforato:
– periodo di mediazione: 24 ore, valore limite 50 μg/m3;
– periodo di mediazione 14 giorni, valore limite 100 μg/m3;
– periodo di mediazione 90 giorni, valore limite 20 μg/m3.

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L’Exit Strategy per uscire dall’emergenza sanitaria

Comincia a essere tempo di riflessioni su come si è affrontato, dal punto di vista sanitario, l’emergenza pandemica da coronavirus. È evidente che la reazione e la gestione dell’emergenza ha avuto modi e tempi diversi e ciò è determinato dal fatto che la gestione della sanità in Italia è affidata quasi esclusivamente alle Regioni. I risultati negativi della Lombardia e del Piemonte sono davvero sotto gli occhi di tutti e sicuramente quelli sono esempi da prendere in considerazione come altamente negativi e da evitare.

Non si pensi che la mia sia una considerazione di ordine politico perché quelle due regioni sono a guida leghista. La regione Veneto ha affrontato l’emergenza sociale sanitaria provocata dal Coronavirus con una strategia che ha consentito di contenere gli output negativi dell’epidemia rispetto ad altre regioni italiane. Merito soprattutto di un riferimento scientifico e medico di tutto rispetto che ha spinto quegli amministratori regionali a muoversi per il meglio.

Oltre alla diversa distribuzione e densità della popolazione, che rappresentano, nelle evenienze epidemiche , circostanze di non secondaria importanza, sono risultate determinanti la efficace organizzazione della assistenza sanitaria nel territorio e la maggiore disponibilità dei tamponi oro-faringei, strategicamente predisposta anzitempo ad opera del direttore del dipartimento di medicina molecolare della Università di Padova.

Quest’ultima misura ha consentito di testare un’ampia moltitudine di individui, tra i quali anche asintomatici o poco sintomatici portatori del virus: in questo modo si sono individuati precocemente i soggetti infetti, che sono stati tempestivamente isolati, si sono potute assicurare cure a domicilio nei casi lievi, evitando di ingolfare i reparti ospedalieri e riducendo il rischio di contagio nosocomiale.

Risultati del genere non si possono conseguire senza una efficace organizzazione della rete sanitaria territoriale, la quale costituisce condizione necessaria ed indispensabile per assicurare alla popolazione un valido sistema di cure anche a livello pre ospedaliero.

Per tali motivi occorre ripensare al ruolo importante della sanità e abbandonare definitivamente, come ha già fatto questo governo, la politica di tagli trasversali; occorre trovare le risorse necessarie per attuare non solo le misure della fase 2 di questa emergenza, ma anche per potenziare e rendere più efficiente l’assistenza sanitaria del territorio nel prossimo futuro, non trascurando la corretta e puntuale esecuzione dei piani pandemici regionali.

Nella attuale fase2 si devono primariamente assicurare: maggiore disponibilità di mezzi per la medicina delle cure primarie, assicurate dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta, anche nelle loro forme associative; attivazione delle unità assistenziali territoriali, cosiddette USCA, per incrementare controlli e cure domiciliari; maggiore disponibilità ed esecuzione di tamponi per un più tempestivo isolamento degli infetti; specializzazione di ospedali dedicati al trattamento dei pazienti covid.

Nelle fasi successive occorrerà provvedere per completare il percorso di efficientamento delle attività dei distretti sanitari territoriali in tutto il territorio nazionale, in modo da poter assicurare cure ed assistenze domiciliari e/o residenziali adeguate ed uniformi in tutte le regioni.

Tra i servizi sanitari territoriali si deve prevedere la costituzione, laddove non siano già operative, di unità multidisciplinari specializzate in attività di medicina ambientale e di epidemiologia e prevenzione, indispensabili le prime per affrontare le molteplici e complesse tematiche legate alle ricadute dell’inquinamento dei nostri ambienti di vita, le seconde per programmare gli interventi sanitari più adeguati alle esigenze dei diversi territori.