Il ddl sul riconoscimento della “Sensibilità Chimica Multipla” (MCS)

Questo disegno di legge mira al riconoscimento, nel nostro ordinamento, della «Sensibilità Chimica Multipla», nota anche come Multiple Che­mical Sensitivity (MCS), nonché all’appron­tamento di opportuni strumenti per la tutela della salute dei soggetti affetti da tale ma­lattia. Quest’ultimi, infatti, non vengono suffi­cientemente tutelati nel loro diritto ad avere un’assistenza sanitaria adeguata e commisu­rata all’entità ed alla gravità delle loro limi­tazioni attitudinali e lavorative. Questa malattia è nota anche come intol­leranza ambientale idiopatica (IAI), perché causata dall’incapacità di un individuo a tol­lerare una sostanza chimica o una classe di sostanze chimiche, disperse nell’ambiente, senza reagire in modo abnorme in loro pre­senza: difatti, essa si manifesta, in forma acuta o cronica, a fronte dell’esposizione a determinati composti molecolari, che provo­cano fenomeni di sensibilizzazione e di al­terata risposta immunitaria del nostro orga­nismo, le quali possono provocare danni an­che gravi e permanenti a diversi organi del corpo umano. Come riportato da un documento della Società italiana di medicina del lavoro ed igiene industriale, la malattia è più diffusa nei soggetti di sesso femminile, tra chi vive molte ore all’interno di edifici chiusi, sigil­lati, in città ad elevato tasso di inquinamento ambientale; i malati possono presentare sin­tomi diversi, che si manifestano anche se esposti a piccolissime quantità di sostanze chimiche, contenute in prodotti quali insetti­cidi, pesticidi, disinfettanti, detersivi, pro­fumi, deodoranti personali o per la casa, vernici, solventi, coloranti, colle e prodotti catramosi, preservanti del legno (per esem­pio antitarlo), materiali dell’edilizia, carta stampata, inchiostri, scarichi delle auto, fumi di stufe, camini, barbecue, prodotti plastici, farmaci, anestetici, formaldeide nel mobilio, tessuti e stoffe soprattutto nuove, in pratica tutte sostanze di derivazione petrolchimica. Nel Consensus Report del 1991 di Chi­cago, USA, la comunità scientifica, riguardo gli aspetti diagnostici della malattia, definì questa patologia uno stato cronico, caratte­rizzato da sintomi che si manifestano in ri­sposta alla esposizione a diverse sostanze chimiche, non correlate tra loro, e ricorrono, in maniera riproducibile, anche per livelli molto bassi; i sintomi possono migliorare o scomparire quando gli elementi scatenanti sono rimossi; la malattia può coinvolgere or­gani multipli. Nel 2005 Lacour et al. hanno definito la malattia come: condizione cronica, di durata superiore a 6 mesi, che causa peggioramento dello stile di vita e delle funzioni organiche, i cui sintomi ricorrono in modo riproducibile coinvolgendo il sistema nervoso ed altri ap­parati, con una caratteristica ipersensibilità agli odori, in risposta a sostanze chimiche multiple, tra di loro non correlate, evocabili dopo bassi livelli di esposizione e con mi­glioramento o risoluzione dopo rimozione dell’esposizione. Negli Stati Uniti la MCS colpisce tra l’1,5 e il 3 per cento della popolazione (stu­dio Heuser 1998), ed è causa di patologie disabilitanti in rapporto alla gravità delle af­fezioni dei vari organi o sistemi interessati, quali reni, cute, apparato respiratorio, car­diocircolatorio e digerente, sistema nervoso, sistema muscolo scheletrico ed endocrinoimmunitario; essa si può presentare con vari Atti parlamentari – 2 – Senato della Repubblica – N. 272 XVIII LEGISLATURA – DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI – DOCUMENTI livelli di gravità: alcuni soggetti hanno sol­tanto sporadiche manifestazioni e presentano solo lievi disturbi, ad esempio una ipersen­sibilità olfattiva, mentre altri possono dive­nire completamente disabili al lavoro e co­stretti a vivere in casa, bonificando conti­nuamente il proprio ambiente e riducendo la propria vita sociale ad incontri solo con per­sone adeguatamente decontaminate. I sintomi della malattia, difatti, sono molto vari: i più frequenti sono rinite, asma, mal di testa, stanchezza cronica, perdita della memoria a breve termine, dolori mu­scolari e articolari, problemi della pelle, dif­ficoltà di digestione e disfunzioni sensoriali; con il tempo la MCS può determinare uno stato infiammatorio cronico dei tessuti, pro­durre danni organici irreversibili ed asso­ciarsi a manifestazioni tipiche di artrite e/o di lupus eritematoso sistemico o di patologie autoimmuni, non potendosi escludere ulte­riori complicazioni, quali ischemie distret­tuali, cancri, eccetera. Da uno studio USA del 1992 emerge un quadro di evoluzione, non obbligato, della malattia che si può sintetizzare nei seguenti stadi:

STADIO 0 – TOLLERANZA: rappresentata dall’abilità di un individuo a sopportare l’ambiente chimico circostante.

STADIO 1 – SENSIBILIZZAZIONE: o fase irri­tante, che si verifica quando una persona è sottoposta ad una esposizione chimica acuta ad alte dosi o ad una esposizione cronica in­sidiosa. I sintomi dei pazienti in seguito al­l’esposizione chimica, di solito, non sono ri­levabili clinicamente. I disturbi possono in­cludere dolore alle articolazioni e ai mu­scoli, cefalea, affaticamento (stanchezza cro­nica), rossore, prurito, nausea, tachicardia, asma, insufficiente circolazione periferica, eccetera.

STADIO 2 – INFIAMMAZIONE: l’esposizione chimica determina una infiammazione dei tessuti, sotto forma di artriti, dermatiti, asma non allergico, coliti, miositi, riniti, vasculiti con riduzione della circolazione periferica e segni obiettivi rilevabili clinicamente. La progressione agli stadi successivi può avve­nire a seguito di ulteriori esposizioni, ma se non si sono ancora verificati danni organici ai tessuti, il processo può regredire evitando nuove esposizioni ed attuando specifiche cure di disintossicazione.

STADIO 3 – DETERIORAMENTO: l’infiam­mazione cronica causata dall’esposizione chimica produce danni organici permanenti ai tessuti, altera il loro trofismo, e per que­sto motivo conseguono lesioni al sistema nervoso centrale, al rene, al fegato, al pol­mone, al sistema immunitario, etc. Questo livello è irreversibile: « Una volta che i tes­suti sono danneggiati e la funzione dell’or­gano compromessa rimangono poche le spe­ranze nella pratica medica corrente di inver­tire il processo ».

Gli stadi patologici gravi, come lupus ed altre malattie autoimmunitarie, ischemie, cancri, forme degenerative reumatiche, scle­ rosi multipla, porfiria, si riscontrano in que­sto stadio.

Negli USA la malattia era nota già da anni, ma gli studi si intensificarono quando molti soldati americani, impegnati nella Prima guerra del Golfo del 1991, tornarono affetti da MCS, definita anche « sindrome del Golfo »; da allora vennero effettuati ul­teriori studi ed analisi su questa malattia tant’è che, a seguito dell’emergenza sanitaria determinatasi con le affezioni dei veterani del Golfo, le istituzioni americane presero seri provvedimenti in favore di questi malati, sia con l’introduzione di nuovi articoli ad hoc all’interno delle leggi sulla disabilità (American Disability Act) sia attraverso leggi specifiche a livello di singoli Stati. La risoluzione del Parlamento europeo del 4 settembre 2008 sulla « valutazione inter­media del piano di azione europeo per l’am­biente e la salute 2004-2010 » ha ricono­sciuto la sensibilità chimica multipla tra le malattie nuove, di recente manifestazione.

Atti parlamentari – 3 – Senato della Repubblica – N. 272 XVIII LEGISLATURA – DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI – DOCUMENTI La MCS è riconosciuta come malattia or­ganica negli Stati Uniti ed in Giappone; a li­vello europeo, in Germania, Austria, Dani­marca, Spagna e Finlandia. In Germania ed in Austria, dove è stato precisato che la malattia non può essere considerata tra i disturbi psichici, la sensibi­lità chimica multipla è stata classificata come una patologia organica, con il codice T78.4, che identifica « Allergie non precisa­mente qualificate ». Nel 2009 anche il Giap­pone ha riconosciuto la MCS a livello na­zionale utilizzando il codice ICD10 J68.9 che, testualmente, identifica « Disturbo re­spiratorio non specificato in relazione alla esposizione a sostanze chimiche, gas, fumi e vapori ». Il fatto che la MCS non sia riconosciuta in Italia come malattia rende molto precaria l’assistenza ai malati di MCS: la mancanza di ambienti adeguati, sia nei reparti di pronto soccorso che in molte altre strutture sanitarie, congiuntamente alla carenza di specifiche competenze del personale medico comportano un rischio gravissimo per il pa­ziente: molti dei malati allo stadio 3, spesso in gravi condizioni, faticano ad ottenere una completa invalidità ed hanno scarse possibi­lità di poter usufruire delle cure necessarie secondo i protocolli internazionali; altri ma­lati, meno gravi, ancora in grado di muo­versi e di viaggiare, si rivolgono a centri al­tamente specializzati all’estero per fruire di cure specifiche che, in alcuni casi, sono state rimborsate dalle aziende sanitarie locali ai sensi della legislazione vigente sulle pa­tologie residuali: tuttavia ancora molti malati stentano a ottenere qualsiasi assistenza me­dica oppure si rivolgono a più specialisti, in­correndo in tentativi diagnostici e terapeutici spesso inutili, se non dannosi, e in ogni caso con un pesante aggravio economico. Con la risoluzione di Roma del 15 gen­naio 2015 ricercatori e medici italiani, non­ché di altre nazionalità, dichiarano che la MCS è una malattia fisiologica, caratteriz­zata da sensibilità chimica e dalla presenza di sintomi in diversi sistemi di organo. Al­tresì la suddetta Risoluzione rileva la neces­sità di protocolli di ospedalizzazione, oltre che la necessità di un approccio multidisci­plinare alla questione e, infine, che gli indi­vidui affetti dalla malattia, dovendo evitare il contatto con le sostanze chimiche, neces­sitano di una adeguata sistemazione sia nel luogo di abitazione che in quello lavorativo. In Italia, la malattia è attualmente ricono­sciuta dalla regione Veneto, con legge regio­nale n. 2 del 19 marzo 2013, in Umbria, con delibera del 14 marzo 2015, in Basilicata, con delibera n. 396 del 21 marzo 2006. La MCS è citata, come problema emer­gente, nelle Linee-guida per la tutela e la promozione della salute negli ambienti con­finati, di cui all’accordo 27 settembre 2001 tra il Ministro della salute, le regioni e le province autonome, pubblicato nel supple­mento ordinario n.252 alla Gazzetta Uffi­ciale n. 276 del 27 novembre 2001. Lo Stato italiano non ha ancora adottato iniziative legislative specifiche, di promo­zione della salute, di prevenzione dei rischi e di tutela dei malati di MCS. Nel nostro Paese l’incidenza della MCS non è attualmente nota ma poche centinaia di casi riferiti dall’Istituto superiore di sanità potrebbero rappresentare solo la punta di un iceberg, considerando che statistiche ameri­cane indicano che circa il 15 per cento della popolazione negli Stati Uniti d’America sof­fre di una qualche sensibilità chimica e che circa l’1,5-3 per cento ha una forma di MCS grave. Le difficoltà di accesso dei malati italiani ai servizi sanitari pubblici e privati, a causa della mancanza di unità ambientali control­late, adeguatamente sanificate cioè prive di sostanze tossiche, rendono difficile la valu­tazione del fenomeno e impongono la neces­sità di adeguare le normative vigenti sulla tutela della salute pubblica a questo nuovo tipo di invalidità, definibile « chimica ». Atti parlamentari – 4 – Senato della Repubblica – N. 272 XVIII LEGISLATURA – DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI – DOCUMENTI Allo stato attuale non esistono sicure fon­damenta scientifiche di correlazione tra de­terminati genotipi umani ed insorgenza di MCS; quest’ultima può essere riscontrata con test diagnostici di laboratorio, quali:

  • a) test di provocazione (che però pos­sono indurre reazioni anche gravi nei sog­ getti con MCS in stadio avanzato);
  • b) test per le allergie tradizionali tipo I (IgE); tipo II (IgG); test di trasformazione dei Linfociti (LTT) l’allergia ai metalli (LTT – Melisa), alle plastiche, alle muffe, alle tossine ambientali, agli ftalati, ai farmaci, ai ritardanti di aamma. Questo test particolare è molto utile nei casi di o portatori di me­talli (amalgame, perni, protesi, ecc);
  • c) i test dello stress ossidativo sono tra gli esami del sangue più importanti per la MCS perché indicano se c’è un problema metabolico nella espulsione delle sostanze tossiche, (enzimi eritrocitari); vitamine idro­ solubili; vitamine liposolubili; nitriti/nitrati; capacità antiossidante totale; ATP eritrocita­ rio; acidi grassi della membrana eritrocitaria; ATP pastrinico;
  • d) il test di ImmunoToleranz Test (ITT) è un test sperimentale messo a punto dal la­ boratorio di Monaco Lab4More del dottor Bieger che misura alcuni parametri infiam­ matori (interleuchine IL4, IL5, IL5-IL8, IL2m, IFNy, TNFa, IL1b);
  • e) i test dei polimorfismi genetici; f) i test tossicologici; g) profilo metabolismo integrato dei farmaci su base genomica (MIFAR), fonda­ mentale per il paziente in caso di assunzione di farmaci, di interventi chirurgici ovvero ri­ overi ospedalieri ordinari e in condizioni di emergenza, valutando la risposta individuale, su base genetica, ai principali tipi di farmaci quali anestetici, antibiotici, antidolorifici, an­ tiinfiammatori, eccetera.

Per il disegno di legge completo vi rimando al seguente link

http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/01112808.pdf

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