Pisani e Di Pietro (M5S): “ASSURDI RICORSI ESSO-SASOL. IN SICILIA PUNTARE A SISTEMA SIMAGE”

La partita della tutela dell’aria non può giocarsi contrapponendo alla sostenibilità ambientale gli interessi finanziari delle società industriali.
L’approvazione del Piano regionale di tutela della qualità dell’aria della Sicilia, varato la scorsa estate, è un piccolo ma fondamentale passo in avanti per un territorio da troppi anni vessato dal punto di vista ambientale.

«A tal riguardo i ricorsi presentati dalla Esso Italiana s.r.l. e dalla Sasol s.p.a. contro il suddetto Piano lascia sgomenti – dichiara il senatore Pisani – basandosi su doglianze capziose ed, in alcuni casi, inaccettabili, quali, ad esempio, la difficile sostenibilità finanziaria dell’adeguamento alle prescrizioni del piano e il dispendio ingente di risorse economiche».

Per la Sasol l’introduzione dei limiti più restrittivi rischia inevitabilmente di introdurre illogici elementi di squilibrio competitivo tra le imprese operanti sul territorio siciliano e quello di altre regioni, con grave quanto illegittima compromissione della concorrenza.
Nel ricorso della Esso, altresì, viene lamentata la spesa di 200 milioni di euro e la messa in pericolo del proprio equilibrio finanziario per la riduzione degli inquinanti in applicazione dei limiti inferiori previsti dalle “migliori tecniche disponibili” (BAT) al 2027, con un avvicinamento del 50% al 2022.
Insomma, sono ben chiare le scelte che hanno guidato l’azione delle due società preoccupate prevalentemente dei loro profitti.
Al contrario, nel ricorso non viene mai citato quello che è l’obiettivo primario che muove le decisioni della Pubblica Amministrazione, consistente nell’elevata tutela dell’ambiente e della salute umana, così come stabilito dalla normativa nazionale e comunitaria oltre che dai patti di Kyoto e Goteborg.

«Il tutto è ancor più inaccettabile – afferma Pisani – se si lamentano artatamente presupposti di illegittimità del piano quali, ad esempio, l’errata zonizzazione che accomunerebbe – a detta della Esso – aree diverse tra loro come Siracusa e Gela.
Niente di più falso, in quanto le zone possono essere accomunate non solo dalla contiguità territoriale ma anche da caratteristiche predominanti, come, nel caso specifico, “l’elevato rischio di crisi ambientale” che associa tristemente questi territori».

«Altresì paradossale risulta – interviene la sindaca Cettina Di Pietro – l’addebitamento del superamento dei valori limite delle emissioni di alcuni inquinanti, al traffico veicolare, ovvero “ad altre sorgenti emissive riconducibili a vari impianti” non ben specificati.
In tal modo la Esso e la Sasol tentano di nascondere le vere motivazioni relative alla scadente qualità dell’aria, dovuta alle significative emissioni del polo petrolchimico e dall’impoverimento della falda idrica per la continua pressione di emungimento delle industrie nel corso degli anni.
Infatti, come si legge nelle relazioni tecniche propedeutiche al Piano regionale “nelle Aree Industriali la sorgente più significativa di emissioni di NOx è costituita dalle sorgenti puntuali dei grandi impianti industriali presenti in tale Zona (58%)”.
L’adeguamento del Piano regionale alla normativa europea è necessario per potere tenere conto dei nuovi sviluppi avvenuti in campo scientifico ed utilizzare le migliori tecnologie disponibili.
Eppure per la Sasol l’obbligo per le aziende di installazione di sistemi perimetrali di monitoraggio della qualità dell’aria nell’ambito del riesame dell’AIA viene considerato ‘sproporzionato e illogico’.
«La Esso, continua il sindaco Di Pietro, ha impugnato anche il decreto di rinnovo della autorizzazione integrata ambientale (AIA) con la quale avevamo tentato di imporre prescrizioni più stringenti in tema di monitoraggio e precauzioni per contenere i fenomeni odorigeni. In definitiva la società impugna tutti i provvedimenti coi quali tentiamo di imporre delle misure per il rispetto dell’ambiente e della salute dei cittadini».

«In un territorio altamente inquinato – conclude Pisani – è inaccettabile che si osteggi l’implementazione del sistema di monitoraggio ambientale, dal mio canto continuerò a sostenere la realizzazione del sistema SIMAGE che, posto sia all’interno dell’area industriale che nei pressi dei centri abitati, permetterebbe di controllare h24 il valore della concentrazione dei numerosi agenti inquinanti.
Queste società non possono continuare a girarsi dall’altra parte di fronte ad una situazione che non è più emergenziale, ma cronica. Sugli interventi per migliorare la qualità dell’aria che respiriamo si gioca il futuro della salute dei cittadini e di un territorio oramai pesantemente compromesso da anni di inquinamento».

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