AZZARDOPATIA MALE DELLA SOCIETA’

I dati sono a dir poco allarmanti e ci segnalano un rapido evolversi del fenomeno. La spesa degli italiani in giochi d’azzardo si avvicina pericolosamente ai 100 miliardi di euro l’anno; nel 2013 erano 79 e quindi in 5 anni dobbiamo rilevare un aumento del 30%. Oggi il gioco è una delle “industrie” più fiorenti dell’Italia e non è certo un caso se al posto di molti negozi che chiudono sorgono centri scommesse.

Un altro dato molto indicativo è quello della non percezione dell’aleatorietà del gioco. Una recente indagine riporta come quasi il 40% degli intervistati è convinto che il fattore determinante per vincere è l’abilità del giocatore. Basterebbe invece parlare con un qualsiasi esperto di calcolo delle probabilità per smentire questa ipotesi: la vincita nei giochi d’azzardo è quasi interamente frutto del caso e l’abilità del giocatore incide solo in minima parte.

C’è poi il fenomeno dei giovani. Per legge il gioco dovrebbe essere vietato ai minori di 18 anni. Eppure una recente indagine della Caritas rileva che il 36% dei ragazzi in età compresa fra i 13 e 18 anni gioca regolarmente almeno una volta al mese. La stessa indagine riporta la facilità con cui questi ragazzi possono accedere al sistema organizzativo del gioco: un terzo degli intervistati dice di avere un centro scommesse a meno di cinque minuti dai propri centri di aggregazione, scuole comprese. Ma il grande catalizzatore degli scommettitori, anche soprattutto tra gli adolescenti, è Internet. Proprio su questo mezzo si concentra la maggior parte delle spese in questo campo.

Il gioco d’azzardo non è solo, come in molti pensano, un problema che riguarda chi gioca. Piuttosto dobbiamo parlare di un male sociale, di una profonda piaga che presto diventa purulenta e in grado di infettare l’intera società. I dati sopra citati ci descrivono un fenomeno in rapida espansione che però sta degenerando in una vera e propria malattia. Per il gioco, intere famiglie finiscono in rovina economica e si sfasciano. Ad essere colpite sono proprio le fasce più deboli, quelle che la cui condizione economica spinge a “tentare la fortuna” per risolvere il proprio disagio. Ma difficilmente si vince al primo colpo e quindi si tenta e si ritenta fino ad entrare in una spirale che presto diventa una condizione patologica da cui è estremamente difficile uscire. Poco, anzi nulla, importa se il gioco d’azzardo costituisce una cospicua fonte di entrata per lo Stato perché questi soldi provengono da una “tassa sulla povertà“, dai cittadini svantaggiati ossia proprio quelli che il nostro Governo del cambiamento vuole aiutare.

“Basta un click”, dice la pubblicità di una delle più importanti società di scommesse. Basta poco per distruggersi. Le cifre ci dicono chiaramente che nel comune sentire l’atteggiamento verso il gioco è cambiato ed è ormai entrato nella quotidianità e accettato come pratica normale. Invece va combattuta e drasticamente ridotta. Questo cambiamento è dovuto proprio alle attività promozionali e alla pubblicità delle società di scommesse che veicolano il pericoloso messaggio che è facile vincere, basta essere bravi. Non è così, solo pochi, pochissimi vincono, la maggioranza perde e perde anche tanto.

Il Decreto Dignità che abbiamo votato e approvato poco prima della pausa di Agosto va in questa direzione. Vietare la pubblicità sulle scommesse è uno dei mezzi che provocherà una brusca caduta del gioco d’azzardo. Con l’articolo 9 della legge n. 96 del 9 agosto 2018 abbiamo inteso porre un freno a questa pericolosa deriva. Non è un provvedimento proibizionista; serve piuttosto ad evitare che danni irreparabili colpiscano i più deboli e i più esposti.

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